Potremmo evitare, ogni anno, 1.500.000 infortuni sul lavoro (1928) [TR]

Da Je sais tout, N° 267, marzo 1928.
Di Julien Caen, Direttore dell’Associazione degli Industriali di Francia contro gli Infortuni sul lavoro.

“«Il massacro di vite umane sul posto di lavoro», ha affermato il Sig. Albert Thomas, «è tanto crudele quanto i massacri in tempo di guerra». Mentre si mette in opera di tutto per arrivare alla pace mondiale, niente è stato tentato in Francia contro gli infortuni sul lavoro. Le buone volontà non mancano, ma sono frammentate e, per la maggior parte sono sconosciute. È quindi importante suscitare un ampio movimento di opinione e realizzare una coalizione di tutte le parti coinvolte: lavoratori, padroni, compagnie assicurative e autorità pubbliche. È proprio questo sforzo di coesione umanitaria che intendiamo intraprendere qui.

■ Diverse migliaia di morti, decine di migliaia di mutilati, centomila feriti… tale è il bilancio di un cataclisma che si abbatte ogni mese sulla Francia senza che nessun giornale ne faccia menzione! Per catastrofi di entità infinitamente minore, in cui solo i danni materiali sono stati di una certa rilevanza, la dolorosa commozione provata dal Paese ha tuttavia portato alla creazione di comitati di soccorso e commissioni d’inchiesta, all’approvazione di stanziamenti per centinaia di milioni, destinati a evitare il ripetersi di tali disastri… Che dire dell’indifferenza della stampa, dell’opinione pubblica e delle autorità di fronte a questi due milioni di sinistrati che, ogni anno, gravano sulla Francia con la perdita di un prezioso capitale umano e con miserie da alleviare? È ben vero che il lavoro, il cui ruolo dovrebbe essere esclusivamente benefico, uccide o ferisce 7.000 operai al giorno! Si tratta infatti delle stragi silenziose causate dai macchinari, delle molteplici cause degli infortuni sul lavoro, che, pur non godendo della stessa «visibilità» riservata a una certa epidemia o a un certo incidente stradale, non per questo sono meno terribili per il lavoratore. Sono i molteplici aspetti di questo problema così complesso, rappresentato dalla prevenzione degli infortuni, che verranno esaminati uno dopo l’altro e, — crediamo, — per la prima volta in una rivista di ampia diffusione.
■ Le sole perdite di vite umane, esse da sole, basterebbero a giustificare un’intensa campagna a favore della lotta che preconizziamo.
■ A ciò si aggiunge però un elemento non trascurabile di deficit finanziario, che è stato quantificato in ben 5 miliardi di franchi all’anno!


Le ragioni dell’indifferenza

■ Bisogna riconoscere che gli infortuni sul lavoro non assumono quasi mai la forma «sensazionale» di certe morti violente, che provocano reazioni salutari. Così come non si ferma l’ingranaggio meccanico che ha appena triturato un arto, nemmeno il meccanismo sociale si «arresta» a causa di una singola lesione. Questi incidenti, per quanto gravi possano essere, sono generalmente isolati e, sebbene si verifichino, per così dire, ogni minuto, avvengono in luoghi molto distanti tra loro e in circostanze molto diverse.

“LA PROTEZIONE DI UNA PRESSA A MOVIMENTO CONTINUO. SOPRA, IL PERIODO DI SICUREZZA (PUNZONE A FINE CORSA SUPERIORE), DURANTE IL QUALE IL LAVORATORE POSIZIONA LA SUA LAMIERA SULLA MATRICE. (SUL LATO SINISTRO SI NOTA LO SCHERMO PARAMANI ANCORA AVVOLTO.)”
“IN ALTO, SCHEMA DEI DUE PERIODI. L’ASTA COLLEGATA AL PARAMANI È COMANDATA DAL VOLANO DI ROTAZIONE. IN BASSO, LO SCHERMO È ESTRATTO COMPLETAMENTE E IL PREMILAMIERA DEL FOGLIO PROSEGUE IL SUO PERCORSO SENZA INCONTRARE OSTACOLI. QUESTA BENEFICA INVENZIONE È MERITO DEL SIGNOR LEROY, INGEGNERE DELLE ARTI E MESTIERI.”

■ Vi è tuttavia un’altra causa dell’apatia dell’opinione pubblica, ed è senza dubbio la più paradossale. Invero, grazie alla legge sul risarcimento del 1898, le vittime dell’industria sono indennizzate per il loro riposo forzato, o pensionate in caso di mutilazione; e, qualora vi sia decesso, i loro aventi diritto ottengono rendite compensative. Ora, questo legittimo indennizzo ha fatto il più gran torto alla prevenzione, in quanto i veri e propri baremi di soccorso che sono stati stabiliti tendono a recare una sorta di giustificazione alla macchina omicida, e sostituiscono, in qualche modo, le precauzioni o la pietà… con la cassa del pagatore!
■ Ma, se la noncuranza del gran pubblico può a rigore concepirsi, si era in diritto di pensare che gli interessati medesimi si sforzassero di adottare le precauzioni primordiali. Purtroppo non è così, e questi capitali problemi non li preoccupano in alcuna misura. C’è di più! (se così si può dire…) lo stato d’animo generale che li anima è nettamente sfavorevole alle misure prese al fine di garantirli contro l’offesa delle macchine. Per orgoglio, ostinazione o falso amor proprio, i lavoratori si rifiutano, il più delle volte, di utilizzare gli apparecchi di protezione di cui sono dotati i loro utensili. Essi sono portati a considerare tali misure di prudenza come altrettanti attentati al loro valore professionale, e questo non è l’ultimo per gravità fra gli ostacoli che incontrano i «prevenzionisti». Tuttavia, sarebbe ingiusto non riconoscere che buoni dispositivi di sicurezza sono stati inventati precisamente da operai, tra i troppo rari che comprendono la necessità di un’opposizione intelligente al macchinismo brutale.
■ I padroni stessi non hanno quasi mai dato l’esempio, nonostante i turbamenti che recano nelle loro officine gli scarti di manodopera, ai quali vanno ad aggiungersi i premi d’assicurazione proporzionali al numero medio degli infortunati.


Inerzia operaia e padronale

■ Questo lasciarsi andare generale non è in gran parte imputabile alla legge, la quale attribuisce in ogni caso un risarcimento all’operaio vittima, sia che l’infortunio sia sopravvenuto per sua colpa o per quella del suo padrone? Senza spingersi, certamente, fino a rimpiangere la legislazione anteriore, si deve nondimeno affermare che il fatto di porre l’infortunato nell’obbligo di fornire la prova della colpa o della negligenza padronale incitava i salariati a raddoppiare l’attenzione, e gli industriali a prendere tutte le precauzioni tecniche necessarie per esimere la propria responsabilità.

“PER EVITARE LO SCHIACCIAMENTO DELLE DITA SOTTO LE PRESSE — IL PREMILAMIERA DI QUESTA POTENTE MACCHINA PER IMBUTITURA NON PUÒ ABBASSARSI SE NON PER EFFETTO DI UN DOPPIO COMANDO MANUALE DA PARTE DEL SUO CONDUTTORE.
INOLTRE, IL PUNZONE, FIN DAL PRINCIPIO DELLA SUA DISCESA, AZIONA LA CADUTA DI UNO SCHERMO CACCIA-MANI. PARIMENTI, LE DUE RISALITE COINCIDONO.”

■ Oggi, vedendosi gli industriali costretti a sottoscrivere delle «polizze» per tutti i loro operai, le compagnie d’assicurazione si sono sostituite puramente e semplicemente a essi per il pagamento di ogni indennità. E si constata, nei ceti dirigenti, l’abbandono di qualsiasi ricerca come di qualsiasi propaganda preventiva.
■ Quanto all’azione governativa prevista nel Codice del lavoro, essa si esercita alla meglio, e piuttosto male che bene. Gli ispettori del lavoro, — i quali devono sorvegliare e controllare talune misure di precauzione, pur tuttavia imposte, e reprimere le mancanze, qualora vi sia luogo, — sono in numero infimo; sicché il «timore del guardiano» non entra nemmeno in gioco, e la situazione non si migliora che troppo lentamente.

“L’ASPIRAZIONE DELLE SEGATURE E DEI TRUCIOLI IN UNA SEGHERIA — È NOTO L’EFFETTO NOCIVO DELLE POLVERI SULL’ORGANISMO, IN PARTICOLARE SULLE VIE RESPIRATORIE E SUGLI OCCHI. È ALTRESÌ NOTO IL LORO POTERE BATTERIOLOGICO NEI LOCALI MAL VENTILATI. MA MENO SI SA CHE ESSE POSSONO COMPORTARSI, IN TALUNI CASI, COME VIOLENTI ESPLOSIVI. PERTANTO, OVUNQUE SI PRODUCANO PARTICELLE MINERALI O ORGANICHE (AMIDO, SUGHERO, FARINA DI LEGNO, POLVERE DI CEREALI, CRUSCA, CUOIO, TABACCO, NERO FUMO, PIOMBAGGINE, ECC.), È PRUDENTE INSTALLARE SISTEMI ASPIRATORI, QUALE QUELLO CHE QUI RIPRODUCIAMO (OFFICINA DI MACCHINE PER LEGNO). ESSO SI COMPONE DI POTENTI VENTILATORI, MONTATI SU PIATTAFORME, I QUALI HANNO LO SCOPO DI CREARE UNA DEPRESSIONE IN CONDUTTURE POSTE SOTTO IL SUOLO E COLLEGATE A CAPPE COLLOCATE ACCANTO AGLI UTENSILI. SI VEDE, SULLA DESTRA, IL DETTAGLIO DI TALE DISPOSITIVO APPLICATO A UNA PIALLATRICE.”

■ Così dunque, dinanzi a un flagello permanente, non si riscontra, da parte degli operai, che opposizione o negligenza, che indifferenza da parte dei padroni, e che impotenza da parte dei poteri pubblici. E dire che l’idea madre della prevenzione contro gli infortuni sul lavoro è nata nella stessa Francia (a Mulhouse, nel 1867), e che è all’estero che siamo costretti ad andare a cercare le sue più belle applicazioni, i suoi risultati più marcati!


La scienza della prevenzione

■ Si sente spesso dire che il lavoro reca fatalmente con sé gli infortuni; che la scienza, la quale ha dotato le nostre officine di mezzi potenti, e che ha permesso all’uomo di risparmiare il proprio sforzo muscolare pur amplificandolo, ci fa pagare, di contro, il tributo del sangue, delle ferite e delle mutilazioni. Tale tributo sarebbe, in qualche modo, il riscatto del progresso, e apparirebbe assolutamente vano sperare di potervi sfuggire. Questo ragionamento, — non cessiamo di proclamarlo, — è interamente falso! Se la scienza moderna ha sviluppato i nostri mezzi d’azione, fonte supplementare di infortuni, essa ha saputo porre, accanto al male, i rimedi che noi ci ostiniamo a ignorare. Questi ultimi formano nondimeno un nuovo ramo della tecnica, ove elettricità, meccanica e chimica gareggiano in ingegnosità per contrastare l’azione nefasta che esse medesime possono esercitare. E i risultati sono prodigiosamente suggestivi.
■ La maggior parte degli infortuni è evitabile. È quasi un’accusa di omicidio per imprudenza, quella che potrebbe essere mossa a tutti i noncuranti Francesi! Il fatto più desolante è che si ritrova, nel nostro stesso paese, un esempio probatorio il quale mostra che lunghi sforzi e studi abilmente condotti, sotto il duplice punto di vista materiale e psicologico, conducono a una soppressione quasi completa degli infortuni. È così che esistono in Francia una dozzina di scuole tecniche (le Scuole d’Arti e Mestieri e le scuole nazionali professionali), nelle quali più di 4.000 giovani inesperti sono indotti a operare nelle medesime condizioni in cui si trovano i lavoratori industriali. Ebbene! in mezzo a questa moltitudine di esordienti, e grazie agli sforzi di un’associazione privata, l’Association degli Industriels de France contre les accidents, nessun caso mortale, nessuna mutilazione grave ha avuto luogo da vent’anni a questa parte! È pur vero che tutto il personale di queste scuole, dal direttore ai capireparto, si adopera a prevedere e a prevenire ogni contatto pericoloso «uomo-macchina».

“I DISEGNI DI QUESTA PAGINA SONO TRATTI DA UN MANIFESTO DI PROPAGANDA TEDESCO, DESTINATO A COLPIRE L’IMMAGINAZIONE DEGLI OPERAI. IN ALTO, UNA SEGA CIRCOLARE, MAL MANOVRATA E PRIVA DI PROTEZIONE, HA APPENA MUTILATO IL SUO CONDUTTORE; IN BASSO, IL CARTER DI SICUREZZA E IL MODO CORRETTO DI SPINGERE LA TAVOLA.”
“IN ALTO, UNA MANOVRA ERRATA DEL CONDUTTORE, MAL POSIZIONATO, PROVOCA UN VIOLENTO RITORNO DELLA TAVOLA AD OPERA DEI DENTI DELLA SEGA; IL PANCONE VA A IMPATTARE CONTRO LO STOMACO DELL’OPERAIO. IN BASSO, LA BUONA POSIZIONE: IL CONDUTTORE NON SI TROVA MAI DIETRO LA TAVOLA, LA QUALE, D’ALTRA PARTE, È «INCAPPUCCIATA».”

■ Da questo esempio, — come pure da una serie di statistiche provenienti da talune industrie francesi, e soprattutto dall’estero, — si può dedurre che i 2 milioni di infortuni annui che ammantano di lutto il mondo del lavoro nel nostro paese potrebbero essere facilmente ridotti di oltre i due terzi.
■ La lotta contro l’infortunio deve essere perseguita senza sosta. Al minimo cedimento, per lieve che sia, sfortunata coincidenza e fatalità si prendono la loro rivincita. Non v’è esempio di negligenza ripetuta che non abbia condotto rapidamente al ritorno degli infortuni. È dunque indispensabile che, dall’operaio al direttore, tutto il personale eserciti durante la sua permanenza in fabbrica un costante sforzo di prudenza. Ma occorre, com’è naturale, che vi sia unanimità nella ricerca della sicurezza, affinché la rilassatezza non si impadronisca degli individui in questione, — soprattutto quando la noncuranza di uno solo può cagionare ferite e morti attorno a lui.
■ Ma quali sono i mezzi messi a disposizione dei prevenzionisti per condurre la buona battaglia, così totalizzante e talvolta così ingrata? Essi sono di due specie: d’ordine tecnico e d’ordine psicologico o educativo. Consideriamo anzitutto i primi.


La tecnica della protezione

■ Al modo stesso in cui non vi sono malattie, ma soltanto malati, si può affermare che non esistono tipi ben determinati di apparecchi di protezione, strettamente applicabili a talune categorie di macchine. Non v’è affatto un protettore omnibus; ognuno di essi deve essere studiato al pari della macchina stessa, in funzione del genere di lavoro eseguito. L’ideale sarebbe anzi che il costruttore giungesse a non consegnare alcun utensile che non sia debitamente munito degli adeguati dispositivi di sicurezza. Non ci si illuda tuttavia, poiché il problema è complesso e certe precauzioni non possono essere prese in senso assoluto; soltanto l’impiego della macchina e i vincoli ambientali potranno suggerire i provvedimenti più efficaci.

“CINTURA DI SICUREZZA (SISTEMA POULLAIN BEURRIER), ATTA A IMPEDIRE CHE L’INFORTUNATO SI TROVI SOSPESO A TESTA IN GIÙ.”

■ Vi sono nondimeno alcuni sistemi applicabili in molti casi, quali i carter che ricoprono gli ingranaggi o le incassature che imprigionano le cinghie di trasmissione. Per dare un’idea della diversità dei procedimenti tecnici messi in opera, forniremo due esempi che segneranno, in qualche modo, i «poli» del programma. Ecco dapprima quello che mette in valore le misure più semplici, alla portata di ogni attento osservatore: trattasi di una macchina utensile azionata da un motore elettrico. Presso l’operaio, un quadro comprendente un reostato e due valvole a fusibile permette la messa in marcia del dispositivo e il suo arresto. I fusibili sono collocati in una cassetta chiusa da una lastra di vetro, all’altezza del viso dei lavoratori. In seguito a un urto qualsiasi, il vetro si frantuma e cade, senza che alcuno pensi a sostituirlo. Semplice negligenza, e che non parrebbe dover comportare ben gravi conseguenze… Errore! Poche settimane appresso (e questo è un fatto di cronaca vissuto), l’aggiustatore, mettendo in moto la sua macchina, provoca la fusione dei piombi per corto circuito. Una particella di metallo liquido lo sferza all’occhio sinistro, di cui cagiona la perdita. In seguito a un’infezione assai comune in questo genere di ferite, l’occhio destro non tarda anch’esso a essere colpito. Ed ecco l’operaio cieco…


L’infortunio sempre «in agguato»

■ Ciò prova che, senza perdere un istante, occorre rimediare alle più minime deteriorazioni e rendere i capireparto e i capi d’officina responsabili di questi ripristini. Questi ultimi devono, d’altronde, palesarsi come gli agenti più attivi della sorveglianza interna; e una delle loro associazioni, — la Société des chefs de service et contremaîtres des industries métallurgiques de France, che conta 4.000 membri, — ha per obbiettivo la lotta contro l’imprudenza e la negligenza degli operai.

“LA PROTEZIONE DELLA MOLA. SI VEDE QUI UNA LASTRA TRASPARENTE DI VETRO, LA QUALE SUPPORTA LA LAMPADA D’ILLUMINAZIONE E SI OPPONE ALLA PROIEZIONE DEGLI SCARTI, AL TEMPO STESSO IMPEDENDO IL PASSAGGIO DI RAGGI LUMINOSI NOCIVI ALLA VISTA.”

■ È uno dei loro modi di dire, assai giustamente, che vi è sempre un infortunio in preparazione in un angolo dell’officina: filo elettrico che si riscalda, cinghia che si fende, bullone che si allenta, ecc. Il ruolo di questo uomo di fiducia è di ricercare il punto sospetto e di sopprimere la causa per evitare l’effetto. Si cita il caso di una segheria in cui «cadevano» due o tre dita al mese, la quale, grazie a una vigilanza incessante, vide tale proporzione ridotta a tutta una annata.

“UN ALTRO GENERE DI PROTEZIONE OCULARE. QUI, GLI SCHERMI TRASPARENTI SONO MOLTO PROSSIMI AL PUNTO D’EMISSIONE DELLE PARTICELLE, PUR LASCIANDO INTERAMENTE LIBERO IL CAMPO OPERATIVO.”
“GLI OCCHIALI S’TOMM NON DEVONO ESSERE TOLTI ALL’ARRESTO DELLA MACCHINA (AVENDO L’OPERAIO, IN TAL CASO, LA TENDENZA A NON RIPRENDERLI); UN SEMPLICE PERNO LI SOLLEVA SULLA FRONTE.”
“ASSAI SPESSO, L’IMPIEGO DI OCCHIALI È INDISPENSABILE. QUESTI (S’TOMM) HANNO UNA MONTURA SPECIALE, LA QUALE PERMETTE L’A VENTILAZIONE DEGLI OCCHI E NON AFFATICA IL GLOBO OCULARE.”

■ Altre volte, i provvedimenti da adottare sono assai più complessi e, per il loro studio, l’arte dell’ingegnere sarà sovente coinvolta. Anche in questo caso citeremo un fatto preciso. Ognuno conosce i pericoli insiti nel manovrare le presse meccaniche. L’operaio posiziona il pezzo, con la mano, sulla tavola della macchina, quindi aziona — sia per mezzo di un pedale, sia mediante una leva — la discesa del punzone, il quale va a tranciare il metallo o a imbutirlo. Se, in seguito a un movimento errato, a una disattenzione o a un riflesso troppo lento, la mano «posizionatrice» non si è ritirata in tempo, le dita rimangono schiacciate.
■ Si contavano a migliaia, ancora fino a poco tempo addietro, gli schiacciamenti imputabili alle presse. Solo dopo una serie di studi e di laboriose messe a punto si poterono adattare, a presse tanto pericolose, dei dispositivi che compiono questo miracolo: proteggere in ogni caso l’operaio, — persino se, per assurdo, questi cercasse la mutilazione volontaria. Si deve al Sig. Leroy, ingegnere delle Arti e Mestieri, lo sviluppo degli apparecchi di protezione più efficaci, dei quali egli ha fornito dettagliate e assai significative descrizioni nel corso del recente Congrès de l’Association des Industriels de France.


Le presse e i salva-dita

■ Due dei nostri documenti mostrano i tipi più caratteristici di presse. Si tratta anzitutto di quella a moto continuo, per la quale l’operaio non si occupa del comando né della discesa del premilamiera recante il punzone; a seconda della sua abilità, il lavoratore sfrutta ogni battuta della macchina, oppure (nella maggior parte dei casi), poiché tale cadenza rapida gli fa temere l’infortunio, egli non utilizza che una battuta su due, il che riduce del 50 per cento il rendimento della macchina e non impedisce d’altronde lo schiacciamento delle dita.
■ La risoluzione del problema della sicurezza doveva dunque procurare, in questo caso, un duplice beneficio: la soppressione di ogni rischio e l’aumento del rendimento dell’operaio, ormai tranquillizzato. Il Sig. Leroy è giunto a questo bel risultato impiegando un caccia-mani automatico, il quale lascia libero lo spazio per le lamiere nel momento in cui il punzone si trova a fine corsa superiore, e va a ostruire il passaggio all’atto della discesa e dell’imbutitura. Questo movimento di va e vieni è comandato direttamente dal volano principale e la sua azione, di conseguenza, è inseparabile da quella della massa mobile.

“GLI ARTI, E SOPRATTUTTO GLI AVAMBRACCI, SONO SPECIALMENTE SOGGETTI A SCONTRI E URTI. PERTANTO SI DOVREBBE MUNIRLI DI «CORAZZE» FLESSIBILI, DEL GENERE DI QUESTA QUI RAFFIGURATA.”

■ La seconda fotografia si riferisce a una pressa funzionante a colpo singolo (o colpo per colpo). L’operaio è allora padrone di regolare la frequenza delle battute al numero che egli giudica conveniente per la propria sicurezza. Anche in questo caso, un dispositivo sicuro migliorerà il rendimento. Si era dapprima pensato che bastasse, per evitare l’infortunio, occupare entrambe le mani dell’operaio nella manovra di sgancio. Di qui nacquero quelle macchine a doppia leva, che già segnavano un reale progresso. Ma, tra il momento in cui le due mani avevano provocato la discesa e quello in cui il punzone entrava in contatto con la lastrina, l’operaio aveva ancora, purtroppo, il tempo esatto di portare una delle sue mani sulla lastrina in posizione difettosa; ora, questo tardivo «riposizionamento» equivaleva, il più delle volte, a una vera e propria condanna per le sue dita.

“CADUTE DI UTENSILI O COLATE DI METALLO IN FUSIONE POSSONO LESIONARE PERICOLOSAMENTE I PIEDI DEGLI OPERAI. TALUNE SQUADRE DOVRANNO DUNQUE ESSERE MUNITE DI QUESTI COPRI-PIEDI METALLICI, AMOVIBILI AL PARI DI ZOCCOLI.”

■ È per porre rimedio a questa ingannevole sicurezza che il Sig. Leroy ha ingegnosamente completato questo genere di pressa. Si tratta, questa volta, di uno schermo, una sorta di ghigliottina metallica, la cui discesa (che ostruisce nell’istante periglioso la via verso la pressa) è comandata dalle leve manuali. Di modo che, essendo il punzone in movimento, nulla può più frapporsi alla sua corsa. Il sollevamento di questo «scudo» è provocato dalla risalita del premilamiera. E l’apparecchio è pronto per una nuova imbutitura.


Apparati di protezione per tutti i mestieri

■ Abbiamo appena preso l’esempio delle presse, poiché è tra i più significativi; ma si potrebbero citare molti efficaci dispositivi applicati a tutti gli ambiti industriali, a tutte le corporazioni di mestiere: menzioniamo soltanto il proteggi-sega circolare, le maschere per le diverse atmosfere chimiche tossiche, i fissatori di scale, i caschi per i sabbiatori di fonderia, i copribraccia, i piastroni, i cosciali e i gambali in amianto o in acciaio contro le proiezioni di scintille o di metallo in fusione, i vari tipi di occhiali contro l’abbagliamento e l’urto, i limitatori pneumatici, termici, elettrici, gli aspiratori di scarti metallici, di trucioli e, in generale, di tutte le polveri industriali. Su tutti questi dispositivi, la maggior parte dei quali merita uno studio più approfondito, Je sais tout si propone di ritornare prossimamente. Essi costituiscono un arsenale preventivo tecnico già impressionante. Ma, quand’anche si giungesse in questa via all’ideale, non per questo verrebbero meno le possibilità d’infortunio, imputabili unicamente, questa volta, all’elemento umano.

“LE GAMBE, SULLE QUALI POSSONO COPIOSAMENTE PRECIPITARE LE SCINTILLE, SARANNO UTILMENTE PROTETTE DA QUESTE «UOSE», IN TESSUTO INCOMBUSTIBILE.”
“I SABBIATORI, — QUEGLI OPERAI CHE COLANO IL METALLO LIQUIDO NEGLI STAMPI DI SABBIA DELLE FONDERIE, — SONO MUNITI DI UN VERO E PROPRIO CARAPACE, COMPOSTO DA UN CASCO DI ALLUMINIO E DA UN CAPUCCIO IN PELLE DI MONTONE.”

■ Si valuta al 30 per cento il numero degli infortuni dovuti alle macchine: sono quelli che i mezzi tecnici permetteranno a poco a poco di attutire. Resta dunque il restante 70 per cento. È questa un’aliquota riducibile, e in quale modo? È a questo punto che intervengono psicologo ed educatore.


Psicologia del manifesto

■ La migliore preparazione alla prudenza dovrebbe compiersi fin dalla scuola o dall’apprendistato. Il fanciullo o l’adolescente verrebbe avvezzato a osservare talune regole di condotta, per la salvaguardia propria e dei suoi vicini. Egli acquisirebbe in tal modo una sorta di abitudine, che diverrebbe una seconda natura. D’istinto, più tardi, l’operaio punterebbe razionalmente la sua scala; cercherebbe su un ponteggio un punto d’appoggio costante; inforcherebbe i suoi occhiali prima di eseguire una molatura o una saldatura, e via dicendo.

“UN ALTRO MODELLO DI PROTEGGI-PIEDI CONTRO LE CADUTE DI LIQUIDI USTIONANTI O CORROSIVI.”

■ Ma, pur ammettendo che questo programma si realizzi un giorno, resterebbe pur sempre da alimentare tale buona consuetudine e, per le generazioni adulte, da crearla di sana pianta. E la campagna di persuasione, allora necessaria, si basa soprattutto sulla diffusione di manifesti illustrati. Si richiede a questo genere di propaganda un triplice effetto: incitare alla riflessione, vincere l’indifferenza ingenerando la buona volontà e, infine, istruire. Taluni manifesti sono «positivi» e hanno per oggetto di porre in risalto i vantaggi della prudenza; gli altri, «negativi», sono destinati a incutere spavento. Le bellissime riproduzioni a colori che illustrano questo studio [In questa trascrizione in coda all’articolo. N.d.SeS], — e che ci è dato pubblicare grazie alla cortesia della Lega internazionale delle Società della Croce Rossa e del suo attivissimo organo di propaganda, Vers la Santé [2, avenue Vélasquez, à Paris (VIIIe). N.d.A.], — appartengono quasi tutte al tipo «spauracchio». Ognuna possiede le proprie qualità dimostrative e agisce in un senso particolare. Mentre taluni pretendono che il timore dell’infortunio faccia sovente nascere l’infortunio stesso, e che sia preferibile accordare la preferenza ai manifesti positivi, i quali incoraggiano gli operai anziché deprimerli, i fautori del manifesto «terroristico» fanno valere l’opinione che i lavoratori non si rendono conto di certi pericoli se non quando se ne espongono spietatamente le conseguenze, in tutti i loro dettagli realistici. Inoltre, — aggiungono essi —, un gran numero di individui è assolutamente insensibile all’influsso più mite delle immagini «idealistiche».

“L’OPERAIO È SOVENTE CHIAMATO A SOGGIORNARE IN ATMOSFERE OVE LE POLVERI IN SOSPENSIONE E I GAS NOCIVI RENDONO PERICOLOSA ANCHE LA MINIMA INSPIRAZIONE. PERTANTO ESISTE UNA INTERA SERIE DI MASCHERE SPECIALIZZATE PER I DIVERSI CASI: PER POLVERI (A DESTRA); PER POLVERI E GAS (A SINISTRA); ALTRE SONO MUNITE DI APPARECCHI A SOVRAPRESSIONE (AL CENTRO), PER I MEZZI IRRESPIRABILI.”

■ Infine, non possiamo passare sotto silenzio un terzo tipo di manifesto, che fa appello allo spirito di famiglia. La vista di fanciulli, raffigurati in atteggiamenti teneri e affettuosi, rammenta felicemente al padre che è suo dovere conservare per i propri cari tutta la sua capacità di lavoro. In questa nota sentimentale si ritrova anche la vecchia madre che raccomanda al figlio di pensare a lei quando è in officina, o la vedova dell’infortunato gemente dinanzi a un feretro. Questo genere di propaganda è particolarmente sviluppato all’estero. I nostri compatrioti medesimi cominciano a ricorrervi, poiché l’Association des Industriels de France sta per dare alle stampe quattro modelli di manifesti contro gli infortuni, che i lettori di questa rivista avranno prossimamente l’occasione di apprezzare.
■ Nelle officine americane (Stati Uniti e Canada), si completa tale azione ingegnandosi a sviluppare l’iniziativa dell’operaio e del caporeparto. Si istituiscono nei reparti dei concorsi tra i vari servizi, e delle ricompense sono decretate a quelli che hanno registrato il minor numero di infortuni durante un periodo determinato; si cerca di stabilire dei primati per la più lunga durata di lavoro senza infortuni.


Le «Settimane» americane

■ Je sais tout ha mostrato assai di recente il potente effetto delle Settimane di prevenzione degli Iincendi, organizzate ogni anno negli Stati Uniti. Ivi si svolgono altresì giornate, settimane e persino mesi di prevenzione degli infortuni. Durante tali periodi si stabiliscono statistiche e ci si sforza di superare i primati precedenti. È così che, in uno stabilimento del Canada, si è giunti a lavorare per 520 giorni senza un solo infortunio che abbia dato luogo a un’incapacità temporanea; ora, tale opificio occupa 300 operai nell’industria del cemento, una di quelle in cui il macchinario meccanico è più potente e dove gli infortuni sono relativamente frequenti. In questi paesi si è parimenti costituito un intero corpo speciale di ingegneri, di capireparto e persino di operai che si occupano segnatamente delle questioni di sicurezza: sono i «Safety Men», e il National Safety Council di Chicago, che è l’Associazione americana deputata a tali compiti, costituisce un vero e proprio centro d’informazioni e organizza molteplici congressi professionali di perfezionamento. Diverse altre nazioni, d’altronde, possiedono oggi associazioni che, in questo preciso senso, concentrano tutti i loro sforzi.
■ Nel nostro paese è l’Association des Industriels de France contre les accidents du travail, vecchia di quasi mezzo secolo, a studiare la questione della sicurezza operaia. Essa raduna 4.000 capi d’azienda, dal piccolo padrone sino alle più potenti società. La sua azione si esplica attualmente per mezzo di visite compiute sul posto da ingegneri, i quali segnalano al direttore i mezzi di protezione che conviene adottare per ciascuna officina, per ciascuna macchina. Essa pubblica una rivista mensile (ad ogni modo purtroppo assai limitata), note informative, opuscoli, manifesti, e tiene un congresso tecnico ogni due anni a Parigi. È ad essa che possono, che devono indirizzarsi gli industriali desiderosi di garantire il proprio personale attraverso i mezzi più moderni e più efficaci [25, rue Albouy, à Paris (Xe). N.d.A.].


La prevenzione in Francia

■ Certi segni precursori sembrano d’altronde annunciarci un prossimo movimento generale in favore della prevenzione degli infortuni. Invero, il progetto Gros, votato di recente dalla Camera dei Deputati, — e che aumenta in modo assai notevole l’aliquota dei risarcimenti previsti dalla legge del 1898, — ha scosso gli ambienti industriali, e la questione della prevenzione assume per essi, da questo fatto, un’importanza ben più grande.
■ D’altra parte, le Compagnie d’assicurazione hanno appena deciso che, con la collaborazione della nostra Associazione, uno sforzo intenso verrà compiuto nei riguardi dei loro assicurati al fine di diminuire il numero e la gravità degli infortuni.
■ Infine, l’Association des Petits fabricants et inventeurs ha progettato di indire, sotto il nostro patrocinio, una gara che sarà aggregata al prossimo concorso Lépine, e che avrà per oggetto le invenzioni relative alla protezione sul lavoro.
■ E, per chiudere questa serie di nobili progetti, ecco che si annuncia, per il mese di maggio a Ginevra, una Conferenza internazionale del Lavoro ove tutte le nazioni saranno rappresentate, e il cui ordine del giorno verterà sulla prevenzione degli infortuni.
■ Auspichiamo che il presente studio costituisca il punto di partenza di una benefica campagna di stampa, la cui azione sull’opinione pubblica non potrà che amplificare e incoraggiare le iniziative private. Chi mai oserebbe pretendere che noi non siamo solidali gli uni verso gli altri e che i ceti privilegiati non debbano tutta la loro sollecitudine ai lavoratori manuali?
■ Secondo il bel discorso di Engel Dollfus, uno dei pionieri della lotta:
«Il fabbricante deve ai suoi operai ben altra cosa oltre al salario; è suo dovere occuparsi della loro condizione morale e fisica; tale obbligo altruistico deve anteporsi alle considerazioni di interesse particolare, le quali appaiono talvolta in contrasto con la morale.»


Esempi di propaganda mondiale contro i vari infortuni sul lavoro

” ■ Una grande forza permanente al servizio dell’umanità! Tale è l’espressione impiegata dal presidente Coolidge per qualificare l’unione volontaria delle società nazionali della Croce Rossa, raggruppate nel più nobile intento di collaborazione e di solidarietà. Non è forse, invero, un’opera ammirevole di dedizione e di disinteresse, quella dei diciannove milioni di aderenti soccorritori sparsi nel mondo intero? Dalla più umile miseria individuale fino alle pubbliche calamità, si può affermare che non v’è sofferenza o sventura che le società della Croce Rossa non abbiano caritatevolmente intrapreso ad attenuare. Tra i servizi in tal modo resi nel corso di questi ultimi mesi, citiamo: 400.000 rifugiati evacuati dal Mississippi inondato; decine di migliaia di affamati bulgari e cinesi riforniti di viveri, nonché i sinistrati delle diverse catastrofi regionali: maremoti in Giappone, cicloni nell’Europa centrale, terremoti in Argentina, in Armenia, alle Azzorre, in Palestina, in Jugoslavia, in Turchia, ecc… Ma la prontezza con la quale questi benefattori accorrono in aiuto delle vittime e ristabiliscono la vita normale costituisce il lato confortante di questo fosco quadro. La Croce Rossa non si appaga di giungere «dopo la battaglia». Ogni qualvolta la cosa sia in suo potere, essa si adopera a parare i colpi del destino. Poiché, se vi sono cataclismi imprevedibili e inevitabili, vi sono di contro degli infortuni — segnatamente quelli sul lavoro — che derivano fin troppo spesso da imprudenze o da negligenze (come dimostra il presente articolo). In questo caso, la propaganda per mezzo dell’immagine è ancora la più efficace. Si vedranno qui, tratti dalla splendida collezione costituita dalla Lega delle Società della Croce Rossa e cortesemente comunicati dalla sua rivista «Vers la Santé», alcuni saggi di manifesti d’un valore dimostrativo impressionante, editi o pubblicati all’estero: Stati Uniti, Germania e Olanda.”

“LA PREVENZIONE CONTRO GLI INCENDI: IL DEMONE ROSSO PERSONIFICA IL FUOCO E SI VANTA CINICAMENTE DEL PROPRIO PRIMATO: 40 PERSONE UCCISE AL GIORNO, 25.000 FRANCHI DI DANNI AL MINUTO. “
“LA SEGA CHE MUTILA: LA MANO SANGUINANTE, LE CUI TRE DITA SONO APPENA STATE MACIULLATE, SI ERGE PER IMPRESSIONARE L’OPERAIO E RAMMENTARGLI IN OGNI MOMENTO CHE EGLI HA L’OBBLIGO DI INCAPPUCCIARE CON UN APPARECCHIO PROTETTORE LA RUOTA DENTATA.”
“OPERAIE, COPRITE I VOSTRI CAPELLI! QUANTE SCALPATURE E FRATTURE DEL CRANIO SONO IMPUTABILI ALL’AVVOLGIMENTO DI UNA CAPIGLIATURA ATTORNO AGLI UTENSILI ROTANTI! “
“SE UN CORPO ESTRANEO SI È INFILATO NEL VOSTRO OCCHIO, NON LASCIATE CHE I VOSTRI COMPAGNI VI TOCCHINO: NON ESITATE AFFATTO, FOSSE ANCHE PER UN GRANELLO DI POLVERE, A RICHIEDERE LE CURE DELL’INFERMERIA. “
“IN UN’OFFICINA, NON INDOSSATE MAI INDUMENTI FLUTTUANTI. LA GIUNZIONE DELLE CINGHIE PUÒ AFFERRARE I LEMBI DELLA VOSTRA GIACCA E PRECIPITARVI SUL VOLANO.”
“LE USTIONI CAUSATE DA METALLO IN FUSIONE SONO SEMPRE MOLTO GRAVI. NON RIEMPITE MAI FINO AL BORDO IL VOSTRO CUBILOTTO E PENSATE A PROTEGGERE I PIEDI CON SCHERMI DI AMIANTO.”
“GUARDATEVI BENE DAL PASSARE SOTTO UNA GRU CARICA: UN ANELLO DELLA CATENA DI SOSPENSIONE PUÒ ROMPERSI IN QUEL MOMENTO STESSO E LASCIARE CADERE SU DI VOI L’ESTREMO FARDELLO.”
“LE SCINTILLE, IL PIÙ DELLE VOLTE INOFFENSIVE QUANDO SI ABBATTONO SUGLI ABITI O SULLA PELLE, POSSONO LEDERE GRAVEMENTE IL GLOBO OCULARE. PROTEGGETEVI CONTRO DI ESSE! INDOSSATE GLI OCCHIALI!”
“IMBIANCHINI E DECORATORI, NON MANGIATE MAI DURANTE IL VOSTRO LAVORO. NON DIMENTICATE CHE LA BIACCA È ANCORA ALLA BASE DEI PRODOTTI COLORANTI E CHE ESSA COSTITUISCE UN VELENO POTENTE.”
“NON TRASCURATE, PER SCIOCCO AMOR PROPRIO, ALCUNA PRECAUZIONE CONTRO LA PIÙ LIEVE FERITA: L’INFEZIONE DI UNA SEMPLICE PUNTURA PUÒ CONDURVI FINO ALL’AMPUTAZIONE DI UN ARTO.”
“PER SOCCORRERE UN COMPAGNO FULMINATO, ISOLATE IL VOSTRO CORPO DAL SUO E AL CONTEMPO DAL SUOLO. ABITI E GIORNALI POSSONO, IN CASO DI BISOGNO, SERVIRE IMMEDIATAMENTE DA SCHERMI PROTETTORI.”
“SU UNA FERITA VIVA, NON APPAGATEVI DI APPLICARE UNA MEDICAZIONE APPROSSIMATIVA. OCCORRE FASCIARLA ACCURATAMENTE CON UNA GARZA STERILE, UNICA GARANZIA CONTRO L’INFEZIONE.”