Da La Lettura, Anno V, N. 9, settembre 1905.
Da Veltagen und Klasing Monatstefte.
” ■ È curiosissimo il concetto che della vita e della medicina per guarirla o prolungarla avevano i medici antichi da Galeno ad Ippocrate, secondo quanto si deduce dalle vecchie pergamene scampate alle rovine del tempo. La fisiologia umana era secondo essi basata su speciali centri, che si orientavano indifferentemente in un modo o in un altro. La terapia d’allora si sforzava appunto di correggere queste diverse orientazioni dirigendole verso uno stato di salute e di benessere migliore.
■ Tutte le affezioni, tutte le crisi patologiche, tutte le malattie, derivavano, secondo tale scuola medica, dalla cattiva qualità dell’acqua ingerita nel corpo umano.
■ Così in mezzo a mille errori, la scienza antica aveva scoperto la vera origine di molte malattie infettive, che anche attualmente infestano e minacciano la salute dell’umanità. E si credette allora che anche in tale caso l’acqua fosse la cura terapica migliore. Di qui la necessità riconosciuta di lavacri e di bagni frequenti, che disciogliessero, secondo il concetto scientifico d’allora, tutte le impurità ingerite nel corpo.
■ Gli orientali, i greci e, dopo i greci, i romani praticarono largamente l’uso del bagno. Presso questi popoli anzi il bagno non era solamente una necessità igienica o un sistema di terapia, ma era anche un rito religioso, che acquistava nelle credenze d’allora un altissimo significato di purificazione morale.
■ Il sacerdote, l’offerente, la vittima stessa e gli auguri degli oracoli, prima di compiere le loro funzioni, si immergevano nel bagno purificatore.
■ In Roma al tempo di Giulio Cesare non esistevano meno di 970 bagni, detti balneae, con un consumo giornaliero di acqua di circa 750 milioni di litri.
■ Secondo le memorie di Giulio Fontinus, vissuto verso il 97 dell’êra volgare e Curator aquarum, ossia ingegnere idraulico, sotto l’imperatore Nerva, per l’alimentazione dei bagni esistevano allora non meno di 404 chilometri di acquedotti. E se ciò non bastasse nel 312 si costruiva lungo la via Appia un grandioso acquedotto, allo scopo di alimentare nuovi stabilimenti balneari.
■ Anche nelle provincie conquistate dai romani si diffondeva la stessa usanza. È storicamente celebre l’acquedotto di Segovia di Spagna, che aveva un salto meraviglioso di 65 metri e che traeva origine dalle vallate più fresche della Sierra. Esistono ancora oggi gli acquedotti sontuosi di Nîmes e di Uzès.
■ Col crescere della ricchezza e delle conquiste crebbe anche il lusso e l’opulenza degli stabilimenti balneari di Roma. Poco a poco vi si introdussero tutte le raffinatezze della civiltà e sorsero allora le terme, stabilimenti dove l’acqua era portata alle temperature volute per i gusti squisiti degli epuloni e delle ricche dame romane.
■ Le terme costituivano allora una vera cittadella acquatica. Lo stabilimento era diviso in grandi scompartimenti, ognuno dei quali aveva una destinazione speciale. Vi erano le sale da bagno caldo e freddo, le sale per gli uomini e per le signore, i bagni fumanti e i bagni di ghiaccio, le sale di ginnastica per la necessaria reazione del corpo, i giardini per il passeggio, gli ombrosi viali per gli esercizî di equitazione, la biblioteca per i bagnanti studiosi, le sale da giuoco e da toeletta, dove si sbarbavano gli uomini e si pettinavano le dame. Né mancavano gli spettacoli. Nelle famose terme di Diocleziano e di Caracalla esistevano i declamatori e i giocolieri, che ingannavano le lunghe ore d’ozio dei bagnanti con rapsodie eroiche ed allegre.
■ Da Roma il lusso e il comfort si diffusero rapidamente in tutti i bagni del mondo. I grandi bagni per uomini ed i piccoli minuscoli bagni femminili, dei quali alcuni esemplari sono magnificamente conservati nelle terme di Nîmes, ne dànno un ottimo esempio. Nella Gallia, nella Spagna e nella parte romana della Germania conquistata si diffondeva rapidamente l’uso del bagno.
■ Qua e là poi sbucavano dalla terra sorgenti naturali, talvolta calde con speciali virtù curative, e l’idroterapia cominciò allora la sua storia gloriosa. Alcune delle nostre più celebri stazioni termali nacquero appunto nell’epoca romana. E sorse allora una vera medicina acquea. La moderna idroterapia non sarebbe che la risurrezione perfezionata di sistemi di cura scoperti allora.
■ Secondo Plinio, un celebre medico che esercitava in Roma e che curava gli ammalati affidatigli col solo sistema dell’acqua fredda, non esigeva meno di 30,000 franchi per cura. Era naturalmente il medico degli imperatori e dei milionarî romani e non pensava certo alla fondazione di nessuna ambulanza gratuita per i poveri. Il medico Alconte, vissuto sotto l’imperatore Claudio, poté in tal modo col sistema idroterapico di cura costituirsi in pochi anni la fortuna favolosa di parecchi milioni. I medici imperiali non ricevevano meno di 37,000 franchi di stipendio annuo e un certo Quintus Tartinius, uno degli apostoli più entusiasti della cura idrica, ne intascava non meno di 75,000.
■ I pazienti si avviavano allora in veri pellegrinaggi alle varie stazioni termali dell’epoca, alcune delle quali rimaste celebri e sopravvissute anche all’epoca nostra: ad Abano presso Padova, ad Acqui nelle vicinanze di Alessandria, ad Aix in Savoia, a Pozzuoli presso Napoli e alle terme amare di Lucca. Presso la stazione di Battaglia era il Mons aegrotorum, l’attuale Montegrotto, una stazione di Stato dove l’Impero romano mandava a sue spese i soldati e i legionarî che ritornavano feriti ed invalidi dalle imprese contro gli invasori che si affacciavano allora alle porte dell’Impero crollante.
■ Ma i bagni più celebri e più sontuosi furono quelli di Tibur nel Lazio e di Baia nel golfo dello stesso nome a sud di Napoli. Baia sino dai tempi repubblicani era la stazione preferita dall’aristocrazia migliore e più superba di Roma.
■ Sotto Nerone poi il bagno assunse a funzione sociale e mai come allora esso costituì l’occupazione principale della vita. La gioventù dorata di Roma formava dei veri cortei trionfali per accompagnare alle terme il dio imperiale. Vestito di corte tuniche, coperte e intessute di pagliette d’oro e di gemme, fra dense file di schiavi che agitavano flabelli orientali, sotto lo schermo di baldacchini di seta cinese, il corteo si avviava al bagno. Giuochi della palla, esercitazioni cavalleresche, combattimenti selvaggi, giuochi ippici, ecc., ingannavano le lunghe ore d’ozio dei bagnanti. E sono celebri gli epigrammi di Marziale contro le Penelopi e le Elene romane fra i nuovi Proci e i nuovi e più numerosi Paridi bagnanti.
■ In Germania erano già note le fonti di Baden presso Vienna, Baden presso Zurigo, Baden-Baden, Wiesbaden, ecc.
■ Nel medio evo a mantenere alto il culto e la fama delle più celebri stazioni balnearie val- sero le crociate e nella Spagna servì pure la dominazione moresca durante la quale il bagno ebbe come presso i popoli orientali antichi una significazione ieratica.
■ Al principio dell’evo moderno il bagno era egualmente in onore e tutte le solennità della vita sociale ed individuale si iniziavano con esso.
■ Nel medio evo i bagni erano comuni. Gli uomini e le donne tutti coperti da ampî mantelli entravano nello stesso bacino. Era pure costume singolare che ogni ricca famiglia avesse un bagno domestico al quale serviva la donna di casa con le sue ancelle…
■ Nella cosmografia di Matteo Merian, pubblicata nel 1645, esiste il disegno di un bagno comune circondato da un corridoio, attorno al quale passeggiano i bagnanti e le bagnanti.
■ Nel secolo XV l’umanista fiorentino Francesco Bracciolini costruì una ridente stazione di bagni presso Firenze, dove invitava gli amici letterati e dove si suonava, si cantava e si trascorreva la vita più spensierata del mondo. I bagni di Bormio erano allora così celebri che un proverbio olandese dell’epoca diceva: «Le acque di Bormio guariscono tutti i mali». Nel 1436 l’arciduca Federico d’Austria vi si faceva trasportare a curare la gotta ai piedi e verso il secolo XVI due medici celebri, Paracelso e Thurneiser, scrissero delle opere intere per celebrare le virtù terapeutiche delle celebri fonti. Scienziati, fantasiosi, alchimisti ed astrologi, essi avevano in proposito delle teorie curiose e noi non sapremmo se ora i loro argomenti idroterapici sarebbero egualmente efficaci di fronte all’opinione pubblica attuale.
■ Verso il medesimo tempo la scienza dell’analisi entrava finalmente anche nelle terme e nei bagni. Sono storicamente le prime ricerche chimiche fatte a scopo terapeutico, per conoscere realmente le varie virtù curative delle fonti naturali. Così nel 1535 abbiamo una prima descrizione delle acque di Ems, fatta da un professore di Magdeburgo e nel 1555 una seconda analisi delle acque di Aachen, fatta dal medico di Francesco I. Nel 1564 il dottor Fabrizio Ruremond per cura del capitolo della cattedrale di Wurzburg analizzava le acque sgorgate improvvisamente presso quella chiesa.
■ In una curiosissima carta geografica, la Cosmografia di Merian, sono segnate con cura meticolosa tutti i bagni conosciuti in Europa e frequentati dagli aristocratici e dai ricchi, come oggi si frequentano le riviere. Sono caratteristiche le denominazioni con le quali il diligente autore ha postillato la sua carta. Sotto il nome delle città, sedi di stazioni balnearie, si legge in carattere più minuto la caratteristica speciale delle varie acque. Così vi era il bagno di rose, il bagno di foglie, il bagno del caldo amore e perfino il bagno dell’angelo.
■ Le virtù curative delle acque venivano messe a profitto dei sofferenti anche come bevanda e si crearono certe celebri stazioni, donde era rigidamente bandito il vino e gli alcools. In certi quadri dell’epoca, i pazienti passeggiano gravemente sotto gli alberi coll’immancabile bastone, mentre i paggi recano loro le coppe ricolme d’acqua. Negli ampi giardini e sotto gli eleganti padiglioni non si poteva trovare altro.
■ Attorno a queste acque sorgevano vere cittadelle acquatiche. Così sono celebri le stazioni presso Dover e Londra. Alcuni schizzi a colori, conservatici dalla corrispondenza di Richardson nel 1748, ci danno l’idea di queste piccole stazioni di cura, con minuscole casette color pallido, con l’ospizio di cura, coll’ufficio postale, dove facevano capo i cavalli dei postiglioni e col caffè dove si radunava alla sera la nobiltà ammalata e allegra. Però è solo nel principio del secolo scorso che le stazioni di bagni diventano internazionali. Solo allora la facilità relativa dei viaggi comincia a favorire il vasto movimento anche da luoghi lontanissimi verso le stazioni di cura.
■ Comincia allora anche la réclame e le casette dei postiglioni, dove le diligenze sostavano per il cambio dei cavalli, erano tappezzate di leggende che decantavano le virtù miracolose delle varie acque. Si scrissero anzi libri in proposito ed esiste ancora in qualche antica biblioteca qualche raro esemplare degli Amusemens des eaux d’Aix-la-Chapelle e degli Amusemens d’eaux de Spa.
■ Si introdusse anche il giuoco e presso ogni stazione d’acqua esisteva un casino più o meno celebre, dove si inabissavano le fortune dell’aristocrazia. Ed era tanto inveterato questo uso che anche durante il passaggio sanguinoso della rivoluzione francese sulle terre bavaresi al celebre casino di Kissingen si giocava sfrenatamente e con la maggior allegria del mondo, allegria che non venne turbata nemmeno dai gridi di libertà del 1848.
■ Ad Amburgo e a Baden-Baden si giocavano somme favolose e uno spagnuolo spensierato, tale Garcia, vi perdeva in un sol giorno del 1816, 60,000 franchi. Così il casino di Baden-Baden fruttava in ogni stagione circa due milioni di marchi. E spesso gli ammalati, dopo di essere guariti alle acque e nelle vasche, si uccidevano sotto i tavoli del Trente-et-quarante e della roulette. Fra i giuocatori dell’epoca ricorre spesso anche il nome celebre di un poeta tedesco. Nella lista degli ammalati in cura a Teplitz nel 1812 si legge: «Il signor Wolfango Goethe arciduca di Weimar, cavaliere di varî Ordini, membro della Legion d’onore, abita la camera dorata numero 116 dal 15 luglio». Cento anni prima alle fonti di Teplitz vi era accorso cercando ristoro anche Pietro il Grande di Russia.”







