Un maneggio elettrico (1891)

Da La Scienza per Tutti, Anno XI, N. 3, marzo 1891.

” ■ Qualunque sia l’opinione che si può professare circa le corse dei cavalli e la loro influenza morale, non si può disconoscere che esse esercitano un fascino irresistibile sopra buon numero di persone, e che questa passione si estende su tutti i gradi della scala sociale. Certi novatori arditi videro nella corsomania una nuova miniera da coltivare, ed il giuoco dei cavallini, il passatempo sempre alla moda nelle stazioni balnearie, non è che una delle finzioni più felici delle vere corse, ideata coll’intento di prolungare le emozioni delle scommesse, dell’impreveduto e del caso, nelle ore nelle quali le vere corse si farebbero con troppe difficoltà e non si produrrebbero che dinanzi ad un pubblico poco numeroso. Il maneggio elettrico, che oggi vogliamo presentare ai nostri lettori, costituisce un giusto mezzo fra le corse vere, ed il giuoco dei cavallini. Infatti è una fortunata alleanza delle corse vere, del giuoco dei cavallini, dei cavalli di legno e dell’elettricità.

“FIG. 1. — VEDUTA PROSPETTICA DEL MANEGGIO ELETTRICO A NIZZA.”

■ Preso nel suo complesso il maneggio elettrico consta di un certo numero di cavalli di legno di media grandezza, ognuno dei quali gira sopra una pista speciale, sotto l’influenza di un motore individuale che riceve la corrente da un generatore unico, ma in una guisa indipendente, cosa che garantisce la perfetta autonomia di ogni corridore, mitigata per altro dall’alta vigilanza dell’elettricista che la dirige e ne fa una specie di anarchia dispotica. I cavalli vengono montati da ragazzini ed anche da persone grandi, ed è in ciò che si assomigliano ai cavalli di legno delle così dette giostre, sebbene in questo caso ci sia la possibilità di imprimere ai cavalli velocità diverse, per la qual cosa possono essere oltrepassati dai concorrenti e oltrepassarli alla loro volta, il che aumenta l’emozione dei cavalieri. Si possono impegnare scommesse nelle quali la parte del caso è certa come quella del giuoco a pari o dispari sul numero dei brughams che attraversano il corso.

“FIG. 2. — CAVALLO MECCANICO DEL MANEGGIO ELETTRICO.”

■ Il maneggio del signor Sallé costituisce un’interessante applicazione del trasporto e della distribuzione della forza motrice mediante correnti continue. L’impianto effettuato a Nizza, come lo mostra la figura 1, comprende un motore a gas della forza di 12 cavalli che anima una macchina dinamo Rechniewsky a doppio avvolgimento, la quale manda la corrente in sei motori elettrici ciascuno della forza di 1000 watt, montati in derivazione sulla macchina ed animanti un cavallo a rotelle la cui velocità, principiare la corsa e la fermata sono affatto indipendenti da tutti gli altri.

“FIG. 3. — CAVALLO MECCANICO DEL MANEGGIO ELETTRICO, IN PIANTA.”

■ Il motore e la dinamo nulla presentano di particolare. Il motore elettrico, una dinamo Rechniewsky di piccolissime dimensioni, è assettato dietro ad ogni cavallo (fig. 2). Quando si chiude il circuito della dinamo, tutti i cavalli partono contemporaneamente ed assumono velocità relative tanto maggiori quanto più grande è il raggio del cerchio sul quale si trovano. D’altra parte la velocità dei singoli cavalli la si può regolare a piacimento per mezzo di un reostato intercalato nel circuito particolare di ogni cavallo. Un interruttore permette anche di fermare un cavallo qualunque senza interrompere la corsa degli altri.
■ Tutti i movimenti vengono comandati dal posto dell’elettricista, che, stando da una parte sopra un rialzo, domina tutta la corsa e può seguirne e regolarne le peripezie, poiché ha, sopra un quadro disposto orizzontalmente, tutti gli ordigni di manovra necessarii per condurre il giuoco.
■ Quegli ordigni sono prima di tutto un commutatore principale che taglia il circuito a tutti i cavalli ad un tempo, poi sei commutatori individuali per ciascun cavallo, sei reostati intercalati nei circuiti rispettivi dei sei motori, i quali permettono di regolare la velocità angolare di ogni cavallo, finalmente, un reostato di eccitazione della macchina dinamo che permette di far variare la velocità di tutti i motori contemporaneamente e nello stesso rapporto.
■ Manovrando i diversi congegni del quadro è dunque possibile di regolare la corsa particolare di ciascun cavallo, e di arrestarne uno qualunque istantaneamente se un ostacolo cade sulla strada o se uno dei cavalieri si trova subitamente indisposto.
■ Il trascinamento della ruota motrice per parte del motore avviene per contatto diretto. A tal uopo la ruota è munita di un cerchio di cauciù sul quale si appoggia la puleggia del motore. Lo strofinamento così ottenuto è sufficiente per ottenere il moto del veicolo, che in uno al suo cavaliere pesa un po’ meno di 300 chilogrammi. La velocità media è di 4 metri per minuto secondo, (14 chilometri circa all’ora) ma i cavalli situati alla periferia possono raggiungere anche una velocità di 5 a 6 metri per secondo, velocità che sarebbe imprudenza l’oltrepassare ed anche raggiungere, causa le difficoltà che proverebbe il cavallerizzo a mantenersi in equilibrio, e le impressioni di vertigini che potrebbe risentire.
■ L’equipaggio sul quale è montato il cavallo merita una menzione speciale, causa le disposizioni prese per impedirne il rovesciamento. Le quattro ruote hanno tutte un diametro diverso, i loro due assi convergono verso il centro della pista circolare sulla quale ogni cavallo fa la sua corsa e l’asse si trova inclinato verso il centro. Ogni pajo di ruote costituisce dunque un vero cono di rivoluzione il cui vertice passa pel punto centrale della pista situato sul piano orizzontale di rivoluzione. La disuguaglianza delle ruote obbliga naturalmente a non impiegare che una sola ruota motrice ed a montare le quattro ruote assolutamente folli sui loro assi. Mercé tali disposizioni nessuna tendenza agli sviamenti non si è mai manifestata, anche con velocità di 7 ed 8 metri per secondo sopra curve di 4 metri di raggio.
■ Due piccole girelle piene situate sulla rotaja si oppongono al rovesciamento sotto l’azione di una spinta laterale o di una trazione violenta. La strada è costituita da una sola rotaja a solco nel quale si impegnano le due ruote esterne. Quel solco, o scanalatura che dir si voglia, serve di guida e basta per prevenire qualsiasi sviamento. La corrente viene condotta ai singoli motori da due rotelle giranti sopra due lamine metalliche circolari in diretta comunicazione coi poli della dinamo, per l’intermediario del quadro di manovra, cosa che consente di far variare la velocità di ogni cavallo ed anche di arrestarlo interrompendo il circuito.
■ In una corsa organizzata a scopo di scommesse, si procede come per il giuoco dei cavallini: quando i corridori sono lanciati a tutta corsa, si sopprime la corrente a tutti i cavalli nel medesimo istante. Essi continuano a correre in virtù della velocità acquistata e si fermano successivamente in posizioni, che da una corsa all’altra variano colla velocità e la posizione individuale nel momento della interruzione della corrente. È il cavallo fermatosi più vicino alla meta, ma che non l’ha oltrepassata, quello che guadagna la corsa.
■ Tali sono le principali disposizioni del maneggio elettrico che agiva a Nizza nell’inverno 1890.”