Dalla Rivista Enciclopedica Contemporanea, dispense del 1918.
Di B. Maineri.
” ■ L’intervento degli Stati Uniti nella guerra mondiale non fu deciso con leggerezza, ma venne deliberato dopo aver preso in esame, colla massima ponderazione, l’arduo problema sotto tutti i suoi molteplici punti di vista. Il Presidente Wilson, nonostante le critiche di coloro che non avevano le responsabilità del potere (fra le quali non mancarono quelle del suo predecessore Roosevelt), volle procedere, come si suol dire, coi piedi di piombo: cercò di vagliare, attraverso i documenti ufficiali e l’opera zelante ed illuminata della diplomazia americana, le ragioni ed i torti dei belligeranti e fece il massimo sforzo per tentare di giungere ad una pace giusta e duratura al più presto possibile. Soltanto appena si convinse che l’immane conflitto era scatenato e si prolungava nonostante le dichiarazioni fatte nei discorsi pronunciati durante l’offensiva pacifista del dicembre 1916 — per opera degli Imperi Centrali, — e che, per giungere ad una pace non foriera di nuove guerre sanguinosissime, bisognava schiacciare il militarismo germanico, Wilson si vide costretto ad impugnare le armi per contribuire a difendere la giustizia e il diritto.
■ L’intervento degli Stati Uniti non fu una pura formalità, come si tentò di far credere negli Imperi Centrali, ma arrecò, prima ancora di quanto si prevedeva, aiuti veramente degni di nota a tutte le potenze belligeranti, non esclusa l’Italia.
Il contributo economico. — Le prime forze impiegate nell’immane lotta furono quelle economiche. Il paese dei miliardari non incontrò certamente molta fatica per trovare le somme straordinarie occorrenti. Le sue casseforti erano piene di dollari; i suoi campi, fecondati dal lavoro dei nostri emigrati, producevano molto più di quanto occorreva per alimentare le sue popolazioni; i suoi grandiosi stabilimenti industriali potevano mettersi facilmente in condizione di produrre un enorme quantità di materiale bellico.
■ Secondo le note ufficiali comunicate alla stampa, le spese dei primi tre mesi di guerra (aprile-giugno 1917) furono valutate in 120 milioni di dollari e quelle dell’anno fiscale che va dal 1° luglio 1917 al 1° luglio 1918 ascesero alla formidabile cifra di 12 miliardi e 800 milioni. La somma complessiva si aggirava quindi nel luglio 1918 attorno ai 13 miliardi di dollari, cioè ai 65 miliardi di lire, senza tener conto del cambio. Le spese militari, in tempo di pace, erano inferiori ad un miliardo di dollari. Esse erano circa il doppio di quelle fatte nel solo giugno 1918, nel quale si raggiunsero i 500 milioni di dollari.
■ Una parte non trascurabile delle somme sborsate dagli Stati Uniti in seguito all’immane guerra è rappresentata dai prestiti che gli stessi concessero agli Alleati. Un comunicato ai giornali diramato in occasione dell’American Day del 1918, stabiliva il totale di questi prestiti in cinque miliardi e 970 milioni di dollari. Un dispaccio da Washington faceva ascendere i prestiti concessi dagli Stati Uniti agli alleati al 27 agosto 1918, alla cifra complessiva di dollari 6,089,064,750. Questa cifra rappresentava gli anticipi effettivamente versati. I crediti già stabiliti la portavano a dollari 6,692,040,000, così suddivisi: Gran Bretagna 3,345,000,000, Francia 2,065,000,000, Italia 760,000,000, Russia 325,000,000, Belgio 154,250,000, Grecia 15,700,000, Cuba 15,000,000, Serbia 12,000,000. Il Dipartimento del Tesoro rileva anche che tutte le domande di prestito fatte dal Governo italiano erano state subito soddisfatte.
■ Queste spese, veramente enormi, furono sopportate senza alcuno sforzo considerevole, sia per la straordinaria ricchezza della nazione, sia per l’ottimo sistema seguito nell’applicazione dei nuovi tributi. Le tasse sul reddito e sui sopraprofitti di guerra fecero affluire nelle casse del tesoro 235 milioni di dollari nel solo giugno del 1918.
■ Il concorso dei cittadini nordamericani ai prestiti nazionali fu superiore ad ogni aspettativa e costituisce una delle migliori prove dell’entusiasmo che si ebbe per la guerra nella potente Repubblica. Dalle comunicazioni ufficiali risulta che il Governo degli Stati Uniti ha autorizzato l’emissione di 14 miliardi di dollari per il Prestito della Libertà e 2 miliardi di dollari in certificati di guerra o «War Saving Certificates». I tre prestiti di guerra vennero sottoscritti da 30,000,000 di persone, delle quali 4 milioni sottoscrissero al primo prestito, 9,400,000 al secondo e 17,000,000 al terzo. Tutti e tre i prestiti furono sottoscritti per somme molto superiori a quelle richieste. Di un totale di sottoscrizioni ammontante a 11,822,778,800, se ne accettarono appena tante per 9,978,785,800 dollari.
■ Un altro grande coefficiente del contributo dato finora dagli Stati Uniti alla causa della civiltà consiste precisamente nell’invio di materiale bellico e di viveri ai proprii alleati. Delle armi e delle munizioni inviate in Europa dalla grande Confederazione di oltre Oceano non si può ancora parlare, non essendo ancora state comunicate notizie ufficiali alla stampa, per non correre il rischio di fornire erronee indicazioni al pubblico. Per quanto riguarda i viveri è doveroso mettere bene in chiaro che allo scopo di dare un appoggio sempre più valido alla causa per cui si combatte, l’America effettuò grandi economie di derrate alimentari per poterne mandare enormi quantità agli alleati. Nei dieci mesi finiti il 18 aprile l’esportazione del grano e degli altri prodotti alimentari, quasi tutti destinati agli alleati, ammontò alla somma di un miliardo e 20,360,810 dollari. Il valore dei cereali esportati complessivamente passò da 63 a 112 milioni di dollari dal 1914 al 1917; quello della carne e dei derivati del latte da 147 a 404; quello dello zucchero da 1,8 a 77. È superfluo dire che anche l’Italia ha risentito, in proporzione dei suoi bisogni, i benefici dell’aumentata esportazione nordamericana. Nel 1914 i nostri acquisti agli Stati Uniti si limitavano a tanta merce per il valore di 442 milioni di lire. Nel 1915 l’importo delle merci colà acquistate si elevò invece a 1749 milioni; nel 1916 a a 2.202 e nel 1917 a 3.144.
■ Il rappresentante del ministero degli approvvigionamenti nordamericano in Italia, Prof. E. Dana Durand, stabilitosi a Roma nel giugno 1918, studiò accuratamente il problema dei viveri nel nostro paese e suggerì al suo governo gli studi e le disposizioni necessarie per rendere più efficace il contributo degli Stati Uniti al nostro rifornimento. Egli spiegò diffusamente all’On. Crespi come fu possibile economizzare nel suo paese tanti generi alimentari da permettere una così forte esportazione. Queste economie furono effettuate mediante misure obbligatorie ed ufficiali e per azione volontaria della popolazione, specialmente nei riguardi del grano. Non si adottò un sistema di razionamento, ma si costrinse la popolazione a sostituire in parte il grano con altri cereali. Il ministro per gli approvvigionamenti proibì la vendita della farina di grano ai fornai od alle famiglie, a meno che l’acquirente non comprasse una quantità uguale di qualche altro cereale, come granturco, segala ed orzo. Gli Stati Uniti producono in larga misura questi altri cereali, specie di granturco, ed in tempi normali non vengono consumati in quantità molto considerevoli per l’alimentazione umana.
■ Fu quindi necessario un non lieve sacrificio perché la popolazione accettasse una proporzione così grande di altri cereali per la panificazione, sebbene, dal punto di vista quantitativo, le varie qualità di cereali nella loro totalità non difettassero. Per un accordo volontario fra i proprietari di alberghi e di ristoranti per parecchio tempo furono aboliti completamente in tali esercizi i prodotti granari. In molte città e villaggi, lo spirito patriottico della popolazione bastò ad indurre la popolazione ad astenersi completamente dal grano. Gli americani effettuarono anche una forte economia nel consumo della carne, per fronteggiare le richieste dei paesi alleati, richieste che sono in continuo aumento. Hanno anche limitato di molto il consumo dello zucchero sottoponendosi ad un rigido sistema di prenotazione.
■ In ogni Stato, città e villaggio degli Stati Uniti sorsero una organizzazione ufficiale, e parecchie altre di iniziativa privata o volontaria, con lo scopo preciso di assicurare l’economia dell’alimentazione, l’aumento della produzione, ed il controllo dei prezzi. Vennero pure fondati numerosi circoli femminili, nonché di ragazzi e ragazze per concorrere allo stesso scopo, e tutti compirono con entusiasmo la loro missione.
Il contributo militare. — Secondo le statistiche ufficiali l’esercito americano, che al principio della guerra contava complessivamente 212,034 uomini, comprendeva nel luglio del 1918, ben 145,493 ufficiali e 2,100,000 soldati.
■ Il Dipartimento delle artiglierie prese un tale sviluppo da implicare una spesa di 5,054,782,191 dollari. Dopo l’entrata dell’America in guerra vennero fabbricati tanti fucili per un esercito di 2,000,000 di uomini calcolando ad un anno la durata di ogni fucile. Vennero costrutte oltre 8,000 mitragliatrici di tutti i tipi, e ne sono state ordinate altre 35,000. Furono eretti sedici grandi impianti per la costruzione dell’artiglieria mobile e preparati tanti progetti per l’importo di due miliardi di dollari.
■ Questi progetti comprendevano fra l’altro, la pronta costruzione di circa 23 milioni di granate a mano, 725 mila pistole automatiche, 250,000 revolvers, 23 milioni di proiettili per l’artiglieria pesante, 427,246,000 libbre di esplosivi, 240,000 mitragliatrici e 2,484,000 fucili. Secondo i calcoli più autorevoli le officine americane possono produrre annualmente 225,000 mitragliatrici e 15,000 cannoni da 3 pollici e mezzo. La Direzione di artiglieria fabbrica circa 100,000 pezzi diversi. Vi sono tipi di cannone che si compongono di 7,990 pezzi.
■ Nel luglio 1918 si stavano costruendo per l’esercito americano 10,000 camions automobili, sebbene il Dipartimento della Guerra avesse già acquistato 3520 automobili, 6126 motociclette e 5040 biciclette. Erano pure in costruzione due nuovi impianti per la fabbricazione di esplosivi, ognuno dei quali doveva costare 360 milioni di lire. Il Quartier Mastro Generale dell’esercito aveva già speso la somma di lire 431,686,856 per la costruzione e il restauro di ospedali.
■ Il Commissariato aveva a sua volta acquistato 30,000 tonnellate di prugne e fagioli; 273,000,000 di latte, di conserva di pomodoro, di fagioli in conserva, di latte conservato e 40,000,000 yards di reticelle contro le zanzare; 75,000,000 yards di panno grigio-verde; 20,000,000 di coperte; 31,000,000 paia di mutande; 50,000,000 paia di calze e 11,000,000 cappotti di lana. Furono pure ordinati oltre 20,000,000 paia di scarpe e si impegnò il lavoro di circa 300 lanifici.
■ Non meno importanti furono i provvedimenti presi colla massima alacrità per assicurare al nuovo esercito tutto il materiale aereo necessario in una lotta davvero senza precedenti. Prima della guerra era stato votato appena un credito di 12 milioni per l’aviazione. Ma il Congresso estese ben presto tale credito a L. 5,628,000,000 per il primo anno della guerra. In tutti gli opifici degli Stati Uniti si costrussero aeroplani da combattimento sui più recenti modelli europei, muniti di motore «Liberty». Oltre venti grandi ditte americane fabbricano esclusivamente aeroplani; 15 si dedicano alla produzione di macchine e 400 producono pezzi e accessori degli apparecchi. Oltre 70,000 acri di terreno vennero seminati a semi di ricino per produrre olio lubrificante per gli aereomobili. Ben poche nazioni avrebbero adunque potuto organizzare un esercito in un modo migliore e più rapido di come fecero i nordamericani. Non bisogna però dimenticare che gli Stati Uniti erano separati dai loro alleati dall’immensità dell’Oceano e che per conseguenza non bastava creare un potentissimo esercito, ma occorreva sopratutto trasportarlo sui campi di battaglia d’Europa. Il buon volere di tutti fece superare, in brevissimo tempo, anche queste difficoltà, mediante la mobilitazione delle navi da guerra e dei piroscafi mercantili. Durante il primo anno della loro partecipazione alla lotta gli equipaggi della marina nordamericana passarono da 4,792 a 77,947 ufficiali e da 21,000 a 330,000 marinai, ai quali si dovette accordare una paga ascendente ad un miliardo e 125 milioni. La marina militare acquistò oltre 700 navi private e requisì tutte le navi tedesche ancorate nei porti dell’Unione. Essa possiede navi da guerra potentissime come la corazzata «Pennsylvania» la quale può lanciare, con una sola bordata, proiettili del peso complessivo di 17,598 libbre (circa nove tonnellate di acciaio), mentre la bordata massima durante la guerra ispano-americana non superava le 5,669 libbre. Il cannone da 14 pollici pesa quasi 95 tonnellate e costa 944,000 lire.
■ Gli Stati Uniti progettarono la costruzione di sei corazzate di linea da 41,500 tonnellate.
■ I nuovi incrociatori americani da 35,000 tonnellate sono i più veloci del mondo filando con una velocità di 35 nodi all’ora. La Giunta delle invenzioni ha esaminato non meno di 60,000 piani dettagliati per combattere i sottomarini. L’ultimo tipo di cannone navale da 16 pollici è capace di lanciare un proiettile del peso di una tonnellata. Vennero pure costruite parecchie centinaia di motoscafi per dare la caccia ai sottomarini in 31 cantieri privati ed in sei cantieri governativi.
■ La minaccia dei sottomarini tedeschi consigliò di adibire circa 60,000 marinai alla difesa costiera della Confederazione. Sino dai primi giorni del suo intervento il Nordamerica ha pure armato di potenti cannoni la sua flotta mercantile che reca provviste e materiale bellico in Europa, ed organizzò un enorme servizio di trasporti militari che sfida vittoriosamente gli sforzi rabbiosi dei pirati germanici. Gli Stati Uniti si sono pure prefissi un vasto programma di costruzioni di navi mercantili per sostituire quelle affondate dai sottomarini e per assicurare il regolare invio di provviste e di rinforzi in Europa. A partire dal settembre del 1917 vennero varate 190 navi di acciaio e una di legno per un tonnellaggio di 1,244,346 tonnellate. Nel luglio del 1918 vi erano 151 cantieri in piena attività, e speravano di produrre non meno di 3,000,000 di tonnellate di navi mercantili in brevissimo tempo. Per celebrare degnamente la festa nazionale del 1918 furono varate circa 100 navi mercantili stazzanti complessivamente oltre mezzo milione di tonnellate. Nel medesimo giorno vennero varate circa 100 navi da guerra di diverso tonnellaggio. La festa segnò così un record mondiale nella storia delle costruzioni navali ed aggiunse alla marina americana un tonnellaggio che supera di molto le perdite degli alleati e dei paesi neutrali dovute ai siluramenti.
■ Per assicurarsi il più rapido trasporto del materiale bellico e dei viveri nell’interno del paese e nei porti il governo americano ha pure assunto direttamente la gestione di 260 mila miglia di ferrovie, rappresentanti un valore di 149 miliardi e vi impiegò un milione di persone. A tutto il 20 febbraio 1918 il Direttore Generale delle Ferrovie militari americane, aveva ordinato tanto materiale ferroviario per l’ammontare di L. 1,136,000,000, del peso totale di 754 mila tonnellate. La direzione d’ingegneria aveva fatto 9500 ordinazioni di materiale per un importo complessivo di 1,616,000,000 di lire.
■ L’Amministrazione ferroviaria degli Stati Uniti ordinava pure 1925 locomotive per treni merci e passeggeri. Questa ordinazione, la più forte nella storia delle ferrovie americane, importò la spesa di circa 540 milioni di lire. Le locomotive, appartenenti a 6 tipi dei più moderni, vengono costruite a serie, con 200,000 tonnellate di acciaio. I provvedimenti attuati fecero affluire alla Direzione Generale di Artiglieria non meno di 100,000 vagoni di materiale bellico al mese.
Le forze americane in Francia e in Italia. — Tutte queste cifre spiegano nel modo migliore come e perché gli Stati Uniti poterono inviare con tanta rapidità e sicurezza forti contingenti di truppe in Europa. Da una lettera diretta, il primo luglio 1918, dal Segretario nordamericano per la Guerra, on. Baker, a Wilson e da questi pubblicata nel successivo «American Day», si apprende che, dal giorno dell’intervento a quell’epoca, oltre un milione di soldati americani erano partiti dai porti degli Stati Uniti per partecipare alla guerra in Francia. La lettera conteneva anche alcuni dati interessantissimi che meritano di essere fedelmente trascritti. La prima nave recante personale militare levò l’ancora da un porto dell’Atlantico l’8 maggio 1917, con a bordo il corpo sanitario, l’ospedale di base e gli infermieri di riserva.
■ Il generale Pershing ed il suo Stato Maggiore si imbarcarono il 20 maggio 1917. Gli imbarchi effettuati dal mese di maggio 1917 fino al giugno 1918 compreso, sono i seguenti:
Anno 1917: maggio 1718; giugno 12,261 ; luglio 12,988; agosto 18,323; settembre 32,522; ottobre 38,259, novembre 43,016; dicembre 48,840.
Anno 1918: gennaio 46,776; febbraio 48,027; marzo 83,811; aprile 117,212; maggio 244,345; giugno 276,372, e fucilieri di marina 14,644.
Totale: un milione diciannovemila centoquindici.
■ Da altre comunicazioni ufficiali si apprende inoltre che gli Stati Uniti consentirono volentieri che le loro truppe venissero inquadrate con le truppe inglesi e francesi al fine di rendere immediatamente efficace la loro azione alla fronte.
■ I nordamericani si misero a costruire in Francia bacini di carenaggio, accampamenti per i rifornimenti di artiglieria, munizioni e provviste, ferrovie e tutto quello che può facilitare ed affrettare il successo delle loro armi.
■ Il numero totale delle truppe ritornate agli Stati Uniti dall’estero, perdute in mare od in combattimento fu appena di 8,165, grazie alla efficace protezione data dalla flotta ai trasporti.
■ Gli Stati Uniti inviarono infatti sulle coste europee oltre 159 navi da guerra ed ausiliarie, senza contare i cacciasottomarini, equipaggiate complessivamente da circa 35,000 uomini. Queste navi comprendono tutti i tipi più moderni, dalle dreadnoughts e dagli incrociatori ai cacciatorpediniere, ai sottomarini e alle piccole e rapide navi ausiliarie.
■ Gli approvvigionamenti e gli equipaggiamenti per tutte le truppe americane inviate in Francia furono sempre adeguati, avendo la produzione delle industrie di guerra dimostrato sempre un sensibile aumento in tutto il necessario.
■ Un contributo considerevolissimo alla vittoria degli Alleati venne dato dalla Croce Rossa Americana e della Y.M.C.A. La loro opera è così altamente benefica che meritano una illustrazione a parte.
I poeti americani e l’Italia. — Anche i poeti nordamericani si interessano non poco della guerra ed in particolar modo della nostra Italia. Essi non si limitano ad inneggiare alla grandezza dell’antica Roma, al genio di Dante, all’opera di Colombo, all’arte di Michelangelo, alla dottrina di Mazzini, all’eroismo di Garibaldi, alle invenzioni di Marconi, all’opera degli italiani in America e degli americani da noi. Essi non elevarono solamente brindisi ispirati alla Missione che recò a Wilson il messaggio del Re d’Italia per mezzo del Principe di Udine e non furono paghi di cantare l’importanza delle feste nazionali e delle date più fulgide dei due paesi. I poeti nordamericani vollero fare qualche cosa di più di quello che fanno comunemente i poeti, poiché il culto della poesia non ha mai fatto dimenticar loro quel senso di praticità che costituisce una delle migliori doti dei discendenti di Washington. Essi raccolsero i fondi necessari per donare al nostro esercito cento e dieci autoambulanze e 37 ospedali da campo onde testimoniare anche coi fatti il loro «amore al- l’Italia ed alla sua libertà».
■ L’idea geniale venne lanciata dal Segretario permanente dell’Accademia degli Immortali in America, Robert Underwood Johnson e fu da lui concepita assistendo alla proiezione di una film sulla nostra guerra. I suoi amici l’approvarono entusiasticamente e costituirono un comitato — l’«American Poets’ Ambulance in Italy» — del quale fanno parte parecchie gentili poetesse ed i migliori cultori della poesia d’oltre oceano. Il Comitato si mise subito al lavoro colla massima alacrità e lanciò in tutti gli Stati Uniti milioni di circolari aventi per motto: «Per amore dell’Italia e della sua Libertà» e recanti questi tre epigrafi altamente lusinghiere per il nostro paese: «Tutti i viaggiatori hanno due patrie: la loro propria e l’Italia« (Schiller) «Apritemi il cuore e vedrete inciso dentro di esso: Italia» (Browning) «Ogni tempo speso fuori dell’Italia è tempo sciupato» (Grant Allen). Anche i giornali fecero un’attiva propaganda per la nostra buona causa dimostrando che «l’Italia, nello stesso tempo che combatte per sé, combatte per l’America, e combatte gloriosamente», e che, per conseguenza, «una sollecita effettiva assistenza all’Italia si risolve in un’effettiva assistenza all’America».
■ L’appello non venne lanciato invano. Al 31 marzo 1918 il Comitato aveva già raccolto oltre 173,000 dollari, con una spesa che non raggiungeva i mille. Nei primi venti giorni del novembre 1917 furono offerte all’Intendenza Generale del nostro Esercito le prime cinquanta ambulanze, recanti quasi tutte i nomi dei nostri connazionali che si resero maggiormente benemeriti della patria. Le altre furono consegnate alla Croce Rossa Nordamericana. Davvero magnifica è l’autoambulanza oculistica, composta di quattro veicoli contenenti quanto di più moderno e perfetto si possa immaginare.
■ L’auto-carro chirurgico è costituito da un camion la cui carrozzeria è stata costruita in modo da potersi facilmente trasformare, in mezz’ora al massimo, in una saletta operatoria, a pareti di legno, compreso il tetto, ricoperto da una cappa di tela impermeabile. Davanti all’ampia portiera d’ingresso della saletta per l’accettazione dei feriti, cui si accede mediante una comoda scala, è montata su telai di ferro una tenda in tela impermeabile ben solida, a tetto spiovente, la quale costituisce un atrio per migliore difesa contro il vento e le intemperie.
■ Il camioncino ricomposto serve a trasportare le strutture mobili della saletta operatoria e le suppellettili necessarie al suo funzionamento. In caso di bisogno può anche venire adibito al trasporto di alcuni uomini. La saletta operatoria, con la sua tenda di accettazione, può facilmente smontarsi dallo chassis e ricomporsi su qualunque terreno. Nell’auto-ambulanza-camera-operatoria si legge questa iscrizione: «Dono di americani amici d’Italia in onore dei Mille». In quella semplice: «Dono della signora Mary Thompson, in onore di Mameli»: e nell’automobile: «Dono di americani amici d’Italia in onore di John Keats».
■ Quest’autambulanza fu consegnata alle autorità militari di Bologna a Villa Baruzzi da H. Nelson Gay, rappresentante del Comitato in Italia, il quale, nel suo elevato discorso, disse fra l’altro che il dono era stato fatto dai poeti americani colla più viva speranza di salvare la vista ai nostri valorosi soldati, affinché possano, un giorno non molto lontano, vedere «il sacro tricolore sventolare sopra Trento e Trieste, finalmente liberate, e la bella Italia compiuta nei suoi più sacri ideali».
■ Come si vede il contributo degli Stati Uniti alla vittoria dell’Intesa e la simpatia dimostrata dagli stessi verso l’Italia non avrebbero potuto essere più intensi.”