Da La Scienza per Tutti, Anno III, N. 34, 25 agosto 1883.
” ■ Chi or fa trent’anni penetrava nei boschi della Pensilvania non poteva esservi spinto che dall’idea di far grossa preda di selvaggina o di incontrare alcuni aborigeni Sennecas che tuttora esistevano allo stato nomade in quei vasti deserti, né certamente pensava di calcare un terreno che nascondeva immense ricchezze sotto forma d’olio minerale.
■ I Sennecas si riscaldavano e facevano cuocere i loro alimenti con terra bituminosa simile alla torba, e, qua e là, raccoglievano olio minerale che consideravano come uno specifico contro la tisi ed i reumatismi.
■ Or bene, al giorno d’oggi quel paese, trent’anni fa quasi sconosciuto, ha mutato completamente la sua fisonomia; ad eccezione delle montagne e dei corsi d’acqua, tutto cangiò d’aspetto. Città e villaggi popolati da gente affaccendata e da speculatori sorsero nei siti più selvaggi, ed il valore materiale del suolo raggiunse proporzioni fenomenali. Una masseria detta Corry, divenne in quattro anni una città di 15 mila abitanti, ove oltre ad una ventina di case bancarie esiste anche un teatro grande quanto basta per rappresentarvi opere in musica.
■ Nel 1864, il territorio del petrolio valeva appena 15 dollari all’acre comprese case e luoghi chiusi, nel 1866 quel prezzo sali ad 80 mila dollari al mezzo acre. Oggi nella Pensilvania-Petrolia esistono 1769 società che coltivano l’estrazione del liquido e dispongono di un capitale di cinque miliardi e mezzo. Strade ferrate e piroscafi solcano il terreno ed i fiumi, le locomotive fischiano lungo i sentieri tracciati in mezzo alle foreste, ed i fiumi altrevolte paludosi sono stretti fra dighe e fiancheggiati da belle case, da palazzi e da magazzini immensi. Tuttavia nel paese del petrolio tutto non è color di rosa, poiché l’atmosfera è sì impregnata di quella materia esplosiva, che è espressamente proibito di fumare, quindi sigaro e pipa sono banditi da tutta la regione.
■ Le vesti degli operai e dei visitatori assorbono tali quantità di petrolio da rendere pericoloso il riscaldarsi: si corre rischio di prender fuoco come altrettanti zolfanelli.
■ In primavera non è il profumo dei fiori, bensì l’odore del petrolio che vi colpisce le nari e vi penetra sino in fondo alla gola quando aprite la bocca. L’unico mezzo di evitare codesti nauseanti effluvii è quello di abbandonare il paese e di gettar via le vesti, per tuffarsi in un bagno caldo e saponato, dopo il quale si indossano altri panni.
■ Da quindici anni a questa parte, la Petrolia è diventata una potenza degli Stati-Uniti, e questo suo valor commerciale è lungi dal cessare.
■ Oil City (la città dell’olio) sorge a 960 chilometri da Nuova York, nel centro della Pensilvania e vi si arriva prendendo la New-York and Erie Rail Road sino a Salamanca, e da questa stazione per l’Atlantic and Great-Western si va sino a Meadville.
■ Il paese è veramente pittoresco, ma ciò che importa! i vagoni corrono rapidamente e non si fermano che a due miglia dalla città oleosa, per timore che le scintille appicchino il fuoco all’aria trasformata in gaz.
■ La stazione di Oil City consiste in una semplice baracca di tavole, costantemente invasa da una folla che va e che viene, affaccendata ed incurante del lusso delle abitazioni come di quello del vestire.
■ Le strade della città sono veri canali di fango e le abitazioni totalmente primitive. Presso i pozzi si eleva un portico raffazzonato con tavole, coperto di tela cerata, addossato ad una roccia, quando la c’è, e queste dimore sono scaglionate ad intervalli e fregiate dei titoli pomposi di alberghi, di banche, di ristoratori e di magazzini.
■ In mezzo alla via si accalcano, si urtano vetture, carri, bare di ogni forma; lungo i marciapiedi gli abitanti corrono alle loro occupazioni. In questa città di legno che alberga novemila anime, c’è il movimento di Londra e di Parigi.
■ Dall’altra parte, sul versante di una collina sorgono le residenze dei milionarii del Petrolio, e sono una specie di châlets svizzeri elegantissimi; è il paradiso accanto all’inferno. L’estrazione dell’olio si effettua per mezzo del vapore e delle trombe che pompano il minerale quando non arriva da sé alla superficie del suolo. Generalmente il petrolio scaturisce a flutti, non si ha che il disturbo di raccoglierlo in serbatoi e di riempirne le botti. L’imposta del governo americano è fissata ad un dollaro (fr. 5,40) per barile di 163 litri.
■ La parte più difficile e dispendiosa dell’impresa è il trasporto per riguardo al pessimo stato delle strade che gli Americani trascurano; per altro vi è il canale che supplisce al difetto di viabilità sino alla stazione della strada ferrata.
■ La popolazione della Petrolia è laboriosa, pacifica, sobria; l’unico suo difetto è di essere appassionata per il giuoco. Esercita l’ospitalità con modi patriarcali, sempreché il forastiero non sia né un inventore, né uno speculatore.
■ Per dare un’idea di ciò che vale il terreno della Petrolia, basti il dire che due tenimenti valutati nell’epoca in cui si dichiarò la febbre del petrolio circa 250 mila franchi, furono più tardi venduti per 2,780,000 dollari, vale a dire per circa 15 milioni di franchi.
■ La capitale della Petrolia, Pittrol City, fondata nel 1865, conta in oggi più di 11 mila abitanti. Le case a due e tre piani sono di legno inverniciato ad olio ed adorne di poggiuoli. Vi ha un circo equestre, un albergo spaziosissimo e sempre rigurgitante di forastieri, diversi spacci di bevande, magazzini e docks. In Petrolia tutto è vita ed attività febbrile. Per concludere vogliam dare un’idea dell’importanza dei prodotti della Pensilvania: dal 1859 al 1869 l’esportazione del petrolio fu di 27,853,000 barili, ossia 4,511,655,300 litri, dal 1869 al 1877 fu di 39,616,989 barili.
■ Queste sole cifre valgono un lungo poema.”
