Il diritto per tutti – Il feminismo in Italia (1908)

Dall’Almanacco Illustrato del giornale Il Secolo per il 1909.
Di Ersilia Majno Bronzini.

” ■ Vasta e complessa è la trattazione di questo tema che potrebbe dare interessante materia ad un volume. Vasta per lo sviluppo che ha preso in Italia, ove le feministe hanno rapidamente sostituite alle affermazioni teoriche una azione pratica di lavoro sociale, fondando istituti, società, opere di assistenza svariatissime dalle leghe di lavoro alle società di patronato, dalle istituzioni per bambini lattanti alle casse di maternità, dagli asili alle scuole professionali, svolgendo nei più disparati campi una attività sagace e perseverante.
■ Complesso, perché in Italia l’acuita questione religiosa e l’intolleranza, l’intransigenza ch’essa genera hanno dato indirizzo vario all’azione feminista, rendendo impossibile una unica concorde operosità anche per il trionfo di quei postulati chiari, definiti che dovrebbero raccogliere la cooperazione comune.
■ Così, sovente, invece di azione compatta, organizzata, contro tutti i pregiudizi e le ingiustizie che nella nostra società colpiscono la donna e conseguentemente il fanciullo, abbiamo movimenti parziali, scaramuccie, senza quella cosciente, ostinata continuità, quel largo consenso, quel generoso impulso che fanno sparire l’individuo e le sue passioni nell’ardore dell’opera per un ideale comune. Abbiamo in Italia, come del resto ovunque, un feminismo di diverse gradazioni e tendenze. Un feminismo borghese incerto e timido, dalle parvenze intellettuali e aristocratiche, un feminismo cattolico con la solita caratteristica di infallibilità intransigente che prende voce dalla curia, e un feminismo sereno e razionale che non si perde in vane recriminazioni, lascia la réclame all’industria, trova assurda la lotta di sesso, vuole il riconoscimento dei diritti della donna come utile e necessaria integrazione del diritto e dell’attività sociale dell’uomo. Un feminismo che ha indirizzate le proprie energie ad un lavoro pratico, dal quale ebbe modo di misurare le difficoltà e conoscere le esigenze dei nuovi doveri, di acquistare l’esperienza per compierli e per dar vita ad iniziative utili, vero campo sperimentale per lo studio dei problemi che s’impongono alla società nostra.
■ Queste diverse tendenze del feminismo in Italia, pur non potendo essere che eccezionalmente armonizzanti fra loro per ovvie ragioni, compiono nel momento attuale un’utile funzione. Esse servono ad illuminare ed interessare le donne d’ogni classe e di ogni opinione, a mantener vive le energie, a raggruppare i diversi elementi nei diversi campi, contribuendo a quella coscienza politica e sociale che la donna deve possedere per esplicare le sue attività con sicuri criteri, per adoperare con chiara coscienza e fermezza l’arma insistentemente chiesta del voto.
■ Il feminismo svoltosi integralmente con esplicazioni pratiche d’attività sociale e continua propaganda e agitazione per le rivendicazioni di diritto, non ha fatto che seguire la via tracciata dalle feministe che fin dai primordi della vita nazionale irradiarono tanto fervore d’ideali e d’azione. Ed è interessante constatare che queste prime pioniere troppo dimenticate, iniziarono la loro campagna feminista affermando i diritti della donna lavoratrice, dell’infanzia, dell’istruzione del popolo, non trascurando le rivendicazioni giuridiche propriamente dette, invocando dapprima, con vivacità di polemica singolare, il diritto di voto. Campioni di queste prime battaglie furono, nel campo delle rivendicazioni sociali, Laura Solera Mantegazza; nel campo delle conquiste giuridiche, Anna Maria Mozzoni.
■ Vi fu poi un periodo di sosta, che preparò nuove forze, nuovi metodi d’azione, e condusse alla costituzione organizzata di vari gruppi.
■ A Roma la Federazione romana delle opere di attività femminile, diventata poi Consiglio Nazionale delle donne italiane, sotto la presidenza della contessa Gabriella Spalletti. Ebbe vita da questo gruppo la Biblioteca circolante e la benemerita Cooperativa delle industrie femminili con succursali nelle principali città d’Italia, che fa rivivere, coll’opera di dame colte ed attive, le industrie artistiche dimenticate delle varie regioni. Iniziativa preceduta dall’Emilia Ars di Bologna, dovuta alla geniale intuizione della contessa Cavazza. Pure a Roma la società Per la donna, della quale è anima Eva De Vincentis, che promosse studi sociali e di diritto feminista e fondò il dormitorio per minorenni, di così grande utilità.
■ A Milano la risorta Lega per la tutela degli interessi femminili, che sostiene specialmente le rivendicazioni giuridiche e studia la questione femminile in genere; l’Unione femminile nazionale, che dal 1900 svolge senza interruzione il suo largo e comprensivo programma.
■ Sue iniziative principali sono: L’Ufficio d’indicazioni e assistenze, la cui utilità incontestata, anche per le prove che fornisce circa la necessità di coordinamenti e riforme delle opere d’assistenza pubblica, emerge dal fatto che Roma, Firenze, Venezia, Torino e altre molte città d’Italia hanno pure costituiti tali uffici; la prima società e scuola festiva di disegno professionale per le piscinine (piccole lavoratrici) con ricreatorio e biblioteca per l’infanzia; l’Ufficio di collocamento per le donne di servizio in unione alla Società Umanitaria, e un dormitorio per le stesse, con corsi di cucina; l’Asilo Mariuccia, casa di ricovero per le fanciulle bisognose per qualsiasi ragione d’assistenza e di redenzione, e per donne che vogliono ritornare a vita onesta; il Comitato Pro Infanzia, il Comitato contro la tratta delle bianche, che hanno presentato al Parlamento una petizione coperta da circa 10.000 firme, con proposte per una migliore difesa della donna e del fanciullo, che saranno sostenute alla Camera da alcune fra le più note personalità parlamentari. Le scuole nell’Agro romano, opera mirabile della sezione romana dell’U.F.N., presieduta da Anna Celli, l’opera degli Uffici di indicazioni e assistenza, svolta a Torino da un’altra sottosezione, presieduta da Ada Treves, dimostrano come sia concorde e si estenda l’opera delle feministe che non s’arrestano alle affermazioni teoriche di diritti che è meglio conquistare coll’azione.
■ Esiste pure a Milano la Federazione femminile, presieduta da Adele Coari, che rappresenta l’azione femminile con indirizzo cattolico e ha dato vita a parecchie iniziative: uffici di collocamento, convegni per le bambine, per le domestiche, ecc.
■ A Torino esiste una Lega democratica nazionale femminile che vorrebbe coordinare le forze femminili operanti in tutta Italia, animate dalla fede religiosa.
■ Esistono poi Federazioni di opere femminili regionali, collegate a quella di Roma, e a Firenze venne recentemente fondato da un gruppo di signore il Lyceum Club, che pare avrà imitatori a Roma e a Milano.
■ L’agitazione per il diritto di voto, iniziata da questi diversi gruppi, da alcuni completa, da altri limitata al voto amministrativo, è ora, diremo così, unificata dalla costituzione del Comitato nazionale per il diritto al voto, presieduto da quella donna d’acuto intelletto e di gran cuore, che è la contessa Giacinta Martini Marescotti. Questo Comitato ha estesa ed intensificata l’azione creando Comitati regionali e presentando al Parlamento una petizione che provocò, il 24 febbraio 1907, una discussione vivacissima alla Camera e la nomina di una Commissione per studiare l’argomento.
■ Tutto questo movimento feminista ha ora, oltre i giornali quotidiani che gli aprono cortesemente le loro colonne, una stampa propria.
■ A Roma, la rivista Vita Femminile Italiana, diretta da Sofia Bisi Albini, e Pensiero Nuovo, diretta da G. Serra e Anita Pagliari; a Milano l’Unione femminile, diretta da Nina Rignano, e Pensiero e azione, diretto da Adele Coari; a Pavia l’Alleanza, diretta da Carmela Baricelli. A Bari La voce della donna, diretta dal prof. Guagnano, che si sforza di risvegliare la donna del Mezzogiorno, le cui energie sono spesso atrofizzate da pregiudizi e costumi veramente medioevali.
■ Quali furono le conquiste di questa lotta tenace? L’accesso a tutti i gradi d’istruzione è libero alla donna, come pure a tutti gli impieghi e professioni [Solo la donna avvocato attende ancora giustizia. N.d.A.].
■ Quest’anno dal Politecnico di Torino usciva laureata a pieni voti la prima donna italiana ingegnere civile, la signora Emma Strada.

“LE DONNE ITALIANE AL CONGRESSO DI ROMA.”

■ Una donna, una sola finora, è riuscita a riprendere la gloriosa tradizione da secoli interrotta delle donne insegnanti ufficiali nelle cattedre universitarie. Rina Monti, alto intelletto, temperamento energico, venne chiamata quest’anno a coprire la cattedra di zoologia e anatomia comparata alla Università di Sassari. Molte invece e distinte sono le libere docenti, fra le quali basti ricordare Maria Montessori e Teresa Labriola. La dottoressa Emma Driussi venne per la prima volta in Italia chiamata a far parte dei Regi ispettorati per gli scavi e monumenti. Una conquista importantissima, la donna ispettrice di fabbrica, fu raggiunta quest’anno colla nomina di Santa Volonteri, ardita e colta lavoratrice.
■ Nel campo giuridico le conquiste del feminismo italiano sono:
La legge così detta Morelli (anno 1877), che dà alla donna il diritto di testimoniare negli atti pubblici: la legge del 1890 sulle opere pie, che ammette le donne a far parte dei Consigli delle Congregazioni di Carità e di qualsiasi altro istituto di beneficenza, salvo per la donna maritata l’autorizzazione del marito; la legge del 1893, che dichiara la donna elettrice ed eleggibile nei collegi dei probiviri; la legge del 1895 sull’istruzione, che chiama a far parte delle Commissioni municipali di vigilanza, nelle scuole elementari, una o più donne scelte dai Consigli Comunali preferibilmente fra le madri di famiglia.
■ Le donne possono essere pure nominate nelle Commissioni governative delle carceri, e a Milano, quest’anno, Negri Orrigoni Carlotta e Ersilia Majno ebbero tale mandato.
■ Il Comune di Milano, fondando gli Uffici mandamentali di indicazioni, chiamava pure parecchie donne a far parte delle diverse Commissioni.
■ Alla nomina di Commissioni incaricate di studiare i problemi della ricerca della paternità e del diritto di voto ha pure certamente contribuito la perseverante campagna feminista, che quest’anno si è solennemente affermata nei Congressi femminili di Roma e di Milano. Il Congresso di Roma, che si inaugurava con intervento regale nella maestosa cornice del Palazzo di Giustizia l’aprile del 1908, ebbe l’appunto di aver voluto trattare troppa materia. La vastità e l’importanza degli argomenti portati in discussione, se furono una conferma della innata capacità oratoria e polemica della donna, furono anche una rivelazione del suo spirito d’osservazione, del suo ardente desiderio di rendersi ragione dei complessi problemi che agitano l’epoca nostra. Se questo Congresso rivelò un numero imponente di donne colte e studiose dei varî fenomeni sociali e portò all’opera di rivendicazione femminile un serio contributo di studi e osservazioni, il Congresso di Milano precedentemente indetto nel 1906 e rimandato per ragioni di opportunità al maggio 1908, portò nella trattazione dei varî temi un contributo prezioso d’esperienza acquistato nel quotidiano lavoro, nel contatto costante colle difficoltà, le miserie e le ingiustizie che colpiscono e rendono difficile la vita alla classe sociale più numerosa e laboriosa.
■ Il Congresso di Roma non entrò nel cuore delle questioni più scottanti, quella dei diritti del lavoro, della dissolubilità del vincolo matrimoniale, della precedenza del matrimonio civile al religioso, disposizione che ovvierebbe a tanti inganni e sventure. La questione del diritto al voto, lasciata fuori congresso, fu discussa in una giornata emozionante per iniziativa del Comitato nazionale per il suffragio femminile.
■ La questione della aconfessionalità della scuola, così ardente ora in Italia, venne agitata poderosamente da Linda Malnati, della quale, per sorpresa, si disse poi, venne votato l’ordine del giorno che la reclamava. Gemma Muggiani, nella chiusura del Congresso, leggeva un commiato che coraggiosamente, malgrado le proteste, ribadiva il significato della votazione.
■ Il Congresso di Milano, confermando, durante la trattazione dei varî temi, le proposte formulate dall’U.F.N. nella petizione al Parlamento, lumeggiò arditamente il problema della donna operaia, delle lavoratrici della casa. Argentina Altobelli concentrò in un bell’ordine del giorno, votato dal Congresso, entusiasticamente, le aspirazioni di queste falangi di donne che potentemente contribuiscono al benessere e alla ricchezza nazionale. Si riaffermò il loro diritto di avere una rappresentanza nell’Ufficio del lavoro, come pure quello della donna in genere di partecipare ai lavori di tutte le Commissioni governative o comunali chiamate a studiare questioni d’istruzione, d’assistenza, di diritto, ecc., oggi ancora solo composte di uomini; si chiese il riconoscimento legislativo del divorzio e l’obbligo di precedenza del matrimonio civile al religioso. Ma sempre e sopratutto, come ebbe a dire Teresita Friedmann in un suo profondo e magistrale articolo sul Congresso, ciò di cui il Congresso si occupò quasi ad esuberanza, fu la protezione dell’infanzia e della maternità… «Si capiva di essere fra gente che come suo primo ufficio sentiva la cura delle nuove generazioni, sieno esse di figli propri od altrui…»
■ Ai due Congressi fu una ressa di donne d’ogni ceto, età e convinzione, che portavano sincere, audaci, convinte il frutto dei loro studi, della loro esperienza di lavoro, di lotta o di dolore. Vi fu stupore, consenso, entusiasmo, vi fu derisione, calunnia, oltraggio…, ma il feminismo continuerà la sua strada perché, come scrisse recentemente un uomo di buon senso, «esso non è il prodotto di menti esaltate, di gente isterica, esso è voluto da una inesorabile necessità storica, ed esso viene a suo tempo come ognuna delle grandi rivoluzioni etico-sociali». Ed una ragione profondamente giusta ed umana gli dà la sua forza e lo spinge verso la meta.
■ La disse questa ragione Ellen Key chiudendo con inspirate, indimenticabili parole il I Congresso d’attività pratica femminile.
■ «La ragione più profonda perché occorre dare alla donna tutti i suoi diritti, è che la madre, colla creatura nuova che dà alla umanità, è il vero pontifex maximus, la prima costruttrice della via che ci condurrà dalla vita presente a questo nostro avvenire sognato.»”