Da La Lettura, Anno XIII, N. 8, agosto 1913.
Di Margherita Grassini Sarfatti.
” ■ The Women’s war la guerra delle donne: la prima volta che mi capitò sott’occhio questo titolo, stampato in grassetto nelle colonne di un grande settimanale inglese, sorrisi un poco, tra scettica e ironica; la frase mi sapeva di canzonatura. Oppure si trattava forse di una di quelle gonfiature che certi giornali inglesi, rompendo una secolare tradizione di serietà, prendono talvolta a prestito dai cugini d’America, i jingo della stampa gialla? Ma quando invece si è vissuti, sia pure poco tempo, in Inghilterra, si comincia a comprendere come le parole sotto le quali il grande magazine elenca ogni settimana gli ultimi fasti e nefasti della campagna suffragista corrispondano rigorosamente alla precisa realtà delle cose; e come veramente, non per chiasso o per burla, siano una milizia quelle che da sé stesse si chiamano le «militants», le suffragette determinate a conquistarsi il voto a qualsiasi prezzo, e sia pure a costo di violenza. Violenza contro le cose però, intendiamoci; ché anzi — e questo in Italia non fu detto, o non fu ripetuto e capito abbastanza — il programma delle suffragette anche più accanite si esplica così: arrecare il maggior danno possibile alla proprietà pubblica o privata che sia, ma rispettare sempre, assolutamente, in via perentoria e senza eccezioni, la vita umana.
■ Le famose bombe, per esempio, di cui le militanti cospargono Londra con tanta generosa larghezza, come il sale e il pepe di una fantastica insalata umana, sono bombe ammaestrate, o per dir meglio, se mi passate l’espressione, bombe simboliche: figure e imagini di bombe, convenzionalmente intese a rappresentarle, e perciò a gettare, se non la strage, il pànico nel pubblico. In realtà, sono scatole di tabacco ripiene di miscele anodine, e appena vagamente pericolose, o non hanno miccia, o l’hanno spenta. Qualche rara volta ebbero persino la miccia con tracce di avvenuta accensione (e di immediato spengimento) tanto per rendere il simbolo ancor più evidente ed efficace. Cosicché per le vie di Londra, di sui muri, portati in giro e fatti sventolare dagli strilloni, appesi alle imperiali dei piccoli veloci omnibus-automobili, agili scafi che tutto il giorno solcano e risolcano in tutti i sensi il mare turbinoso della città, i cartelloni-sommarii che fanno la grida alle ultime edizioni dei giornali, recano scritto a lettere di scatola, insieme all’annuncio del resoconto degli avvenimenti sportivi e teatrali, anche l’annuncio delle bombe delle ultime ventiquattro ore: To-day’s races; to-day’s golf; to-day’s theatres; to-day’s bombs. Per il resto, in tanti mesi, e oramai più di un anno, di campagna suffragista violenta, il solo episodio cruento, dove sia stato versato qualcos’altro che non sterline, scellini e pence, fu il singolare episodio del Derby, pagato con una costola rotta dal Jones, il fantino del Re, e con la vita dalla povera miss Davison, la suffragista abbastanza esaltata per tentare la pazza impresa di gettarsi alla testa di sedici cavalli di gran sangue sfrenati al galoppo, fremebondi e anelanti la vittoria: sedici campioni i più generosi, cimentati nella più gran prova equina del mondo! E come si sa, l’atto di miss Davison fu dapprima giudicato assai severamente e quasi sconfessato dalle stesse sue commilitone d’avanguardia, sebbene la morte, che ella sapeva benissimo d’affrontare per la sua causa, abbia poi fatto obliare ogni altra cosa, aureolandola d’una apoteosi di martirio.

■ Ma per quanto generalmente incruenta, la guerra c’è, ed è guerra sul serio.
■ Gli incendi, specialmente di case isolate e deserte di campagna, grandi ville e castelli anche storici, si susseguono e si moltiplicano. Ultimamente, in occasione appunto di certe perquisizioni nell’ufficio di un giornale suffragista, venne alla luce tutto un complotto, inteso nientemeno che a far saltare il grande palazzo d’una Società d’assicurazioni, adibito a uso di uffici. Lo si voleva fare esplodere il pomeriggio o la sera del sabato, quando è completamente vuoto, ed anche le strade e il quartiere adiacente sono deserti. Soltanto la presenza nel vasto isolato del portiere e della sua famiglia, che non sarebbe stato possibile allontanare, fece sfumare il piano studiato ormai in ogni sua parte!
■ Più comico, in mezzo a tanti drammatici, l’episodio della conquista del Monument, la colossale colonna che si erge nel cuore della City a commemorare l’incendio, non suffragista quello, e ahimè non incruento, che nel secolo XVII divorò e distrusse mezzo la città. Proprio nell’ora della colazione, quando tutte le case e tutti gli uffici riversano nella strada rigurgitante la folla degli impiegati, commessi e uomini d’affari, due suffragette, trattenuto in basso con un pretesto il guardiano, corsero sino alla gran loggia che corona il monumento, ne sbarrarono dal di fuori la porta, ne copersero la balaustra con l’insegna dai caratteri fiammanti: «la vittoria o la morte» e issarono sulla cima che domina Londra la bandiera dai colori suffragisti.
■ Non si contano poi i casi di vetrine di negozi infrante, e di combustibili o di acidi introdotti nelle cassette postali del Regno Unito per distruggere la corrispondenza ivi raccolta. Alla Torre di Londra, l’antica, trucemente famosa fortezza dei Re d’Inghilterra, fu rotta la vetrina che rinchiude gli sfolgoranti gioielli della Corona; a Manchester furono sfregiate leggermente (anche qui simbolicamente) nientemeno che tredici tele della Galleria d’arte; a Windsor Castle, a Hampton Court, il magnifico palazzo reale che racchiude, fra altre gemme, incomparabili, il Trionfo di Giulio Cesare dipinto dal Mantegna per la nostra marchesana Isabella di Mantova; ovunque vi sono tesori d’arte abitualmente aperti e accessibili all’ammirazione e al godimento del pubblico, si va ogni giorno a battere il naso contro una serie di porte chiuse e sbarrate, guardate a vista da uno di quei giganteschi policeman biondi, bonari e inesauribilmente pazienti, che sono per il forestiere la Provvidenza visibilmente e molto grandemente incarnata in Londra.

■ Ma dove uno meglio si rende conto di trovarsi in mezzo a una guerra guerreggiata, piena d’insidie e di agguati; e comprende la potenza reale delle suffragette, e le preoccupazioni e il filo duro da torcere che danno al governo, è entrando nel palazzo del Parlamento.
■ Essere donne, da un anno o sei mesi a questa parte, è un ostacolo e una causa di diffidenza quasi insormontabile per i cerberi che custodiscono la soglia sacra di Westminster. L’angelo dalla spada fiammeggiante non doveva guardare con più severa inflessibilità la povera Eva di sulla porta del Paradiso terrestre. E Adamo non sta gran che meglio. Non basta un permesso o garanzia scritta: occorre la presenza effettiva e continua di uno dei membri del Parlamento, il quale non è autorizzato a lasciare l’ospite di pesta nemmeno per un attimo e nemmeno per lo spazio di un metro. Che se il deputato vuol condurvi sino alla tribuna pubblica, uomo o donna che siate, dovete prima firmare con nome, cognome e domicilio di Londra e di fuori, una formale dichiarazione, impegnandovi a non disturbare in verun modo, a «non arrecare molestia né danni, né alle persone né alle cose nell’ambito del Parlamento ». «Perché vedete — mi diceva sorridendo un policeman — noi possiamo far rigar diritti gli uomini, ma le signore, che possiamo farci noi? Sfuggono al nostro controllo!»

■ Perciò si moltiplicano le misure preventive. Tutto quanto è specialmente fragile, prezioso e insostituibile — vetri, gioie, porcellane — non è più visibile al pubblico, nemmeno nei grandi musei quali il South Kensington. Alla Galleria Nazionale, alla Galleria dei Ritratti, al Museo Britannico, all’Armeria della Torre, sono proibiti i manicotti, e le borsette, compagne indivisibili di ogni essere di sesso femminile, o si debbono lasciare al guardaroba, o farle prima visitare da una guardia, perché si accerti che non contengono acidi, o armi, o altri ordegni distruttori.

■ La necessità di tutte queste preoccupazioni e precauzioni è naturalmente molto fastidiosa, irritante, esasperante, specialmente per quella parte della pacifica cittadinanza maschile, che non vuole dare il voto alle donne, ma d’altronde non vuole, o almeno non vorrebbe, subire le molestie e i danni conseguenti a tale rifiuto. Ma, in grazia anche di tutto questo, è certo che la fase del ridicolo nel movimento suffragista, se pure in Inghilterra ci fu mai, è ormai superata, e appartiene da gran pezzo alle cose del passato. La «Guerra delle donne» è un fatto noioso, ma troppo serio per poterlo irridere o deridere. E non è solo seria, ma anche dolorosa e spesso tragica per chi la fa. Lo sciopero della fame non è, come appare forse a chi lo guarda di lontano dall’Italia, l’impulso isolato di poche, o pazze o isteriche. Non la sola Mrs. Pankhurst, la presidentessa della battagliera Unione politica e sociale delle donne, si è ridotta in fin di vita con il rifiuto del cibo in prigione; ma hanno fatto e fanno lo stesso decine e decine di donne e anche di uomini, caldi fautori dell’uguaglianza civile dei sessi.
■ E d’altronde il voto non è voluto e reclamato soltanto dalle militanti.

1. COME SONO IN REALTÀ.
2. COME CREDONO DI ESSERE.
3. COME LE VEDONO I PROPRIETARI DI VETRINE E I POLICEMEN.”
■ Le Franchise Leagues si contano a dozzine in tutte le classi e fra tutte le categorie di persone. Vi è la Associazione suffragista delle donne conservatrici, e quella fiorentissima e importantissima delle donne liberali; la Lega delle donne e quella degli uomini irlandesi; la cattolica, e la protestante ufficiale, e la protestante dissidente. Vi è la Lega per la resistenza alle tasse, di cui fanno parte alcune fra le più intellettuali donne inglesi, come la nota scrittrice Harraden, donne che si rifiutano di essere contribuenti perché e poiché si nega loro ogni diritto di controllo sul denaro prelevato dal loro peculio o dai loro guadagni. Vi è il Club misto, e la Unione maschile pro voto femminile, e vi è la Unione nazionale, una specie di federazione delle Società pro suffragio, presieduta da Mrs. Henry Fawcett, compagna di lavoro e vedova dell’illustre statista cieco Fawcett. E vi è il «giovane sangue caldo» che prese il nome da una parola di scherno scagliatagli da alcuni avversari, come fecero già i Gueux e i Sans-culottes.
■ Hyde Park, ritrovo classico, nei pomeriggi festivi, di chiunque ha una parola da dire e da far udire al pubblico, è il campo di battaglia prediletto di tutte e tutti i propagandisti suffragisti. E la battaglia talvolta non è soltanto figurata, ma si svolge con tanta vivacità che a un certo punto il governo credette opportuno di proibire i comizi nel Parco. Allora molti apostoli della propaganda riversarono la loro eloquenza sui docks, i moli del porto di Londra, quelle banchine del grande Tamigi biondo e vasto, dove si ammucchiano e convergono e tornano poi a diffondersi per ogni dove le ricchezze della terra e del mare. L’urbs imperiale, regina e capitale del mondo, le raccoglie e le distribuisce, come in una realtà più grigia, meno gaietta, ma più vera e maggiore di quelle opulenti allegorie care ai nostri pittori veneziani del cinquecento: Venezia serena e maestosa cui fanno omaggio, e depongono il tributo ai suoi piedi, Nettuno e le deità rosse brune e gialle di tutti i continenti e di tutte le parti della terra! E lì, spettacolo singolare e impreveduto, nell’ora meridiana del riposo e della colazione, tutte le banchine erano improvvisamente divenute piattaforme di meetings, crocchi stretti e accalcati intorno a un oratore; e i circoli estremi dell’un crocchio sfioravano e spesso si confondevano con i circoli estremi dell’altro.
■ Qui, ad un angolo di via, una fila di persone con dei cartelloni e dei libri in mano cantavano salmi e inni sacri, distribuendo gli opuscoletti religiosi di un Welsh revival, una missione laica del paese di Galles, famoso per il suo carbone e il suo misticismo. Ma nella quasi totalità, i comizi improvvisati si occupavano del voto alla donna, pro e contro, tra un grande e pressoché continuo alzar di mani per la prova e controprova delle votazioni a favore o contro la ambita riforma….

2. UN DISCORSO DI PROPAGANDA SUFFRAGISTA ALL’ARIA APERTA, SULLE BANCHINE DEL PORTO DI LONDRA.
3. IL TRAGICO INCIDENTE ALLE CORSE DEL DERBY. MISS DAVISON, UNA SUFFRAGETTA MILITANTE, PERSUASA CHE OCCORRA «IL SACRIFICIO DELLA VITA DI UNA DONNA PER AFFRANCARE LE ALTRE DONNE», SI GETTA SULLA PISTA, ALLA TESTA DEL CAVALLO DEL RE IN PIENA CORSA, E NE È ATTERRATA E TRAVOLTA. A TERRA, I CORPI DI MISS DAVISON, DEL CAVALLO E DEL FANTINO DEL RE, JONES.”
■ Ma in Inghilterra, al contrario che da noi, i comizi più solenni e importanti non solo si tengono in luogo chiuso, ma anche si fanno a pagamento. I prezzi dei biglietti variano secondo il luogo e i posti, e secondo i casi, dai sessanta centesimi a somme abbastanza elevate, di due, tre, cinque e più scellini: e lo scopo principale non è solo e non è tanto di dire e udire discorsi, ma anche e sopratutto quello eminentemente pratico di far denari. Il grande comizio di protesta contro l’incarcerazione di Mrs. Pankhurst, tenuto nell’immensa Albert Hall, riboccante di ben ottomila persone, fruttò alla causa del suffragio in mezz’ora non meno di 17 mila sterline circa, cioè 425.000 franchi: poco meno di mezzo milione di nostre lire. E un altro comizio non meno importante e forse ancor più tipicamente caratteristico fu quello indetto in uno dei principali teatri di Londra dalla Actresses Franchise league, la Lega pro voto fra attrici.
■ Sin da parecchi giorni prima, uno strano corte aveva attraversato le vie e le piazze più centrali e frequentate di Londra. In testa alla processione, una vecchia signora ancora bella e venerabile sotto i magnifici capelli bianchi, elegantissimamente vestita di seta nera, reggeva lo stendardo con la scritta: Il voto alla donna! In coda al suo strascico, mezza dozzina di figure femminili, tutte ravvolte in grandi mantelli uguali, donne-sandwichs, che recavano sul petto e sulla schiena l’annuncio del giorno e dell’ora del comizio. E il volto dissimulavano sotto una maschera, una autentica morettina nera da carnevale italiano! Semplice stratagemma per attirare viemmeglio l’attenzione del pubblico, o desiderio di salvaguardare con l’incognito il loro amor proprio di attrici e di donne, in così umile funzione, o forse imposizione dell’impresario, perché l’attrice non indisponga con le sue idee politico-sociali una parte del proprio pubblico?
■ Certo, non si trattava, come i maligni potrebbero insinuare, di un accorgimento per nascondere facce troppo brutte! Anche la leggenda delle nasute, occhialute, brutte e ineleganti suffragiste, va riveduta e corretta e in Inghilterra è distrutta dai fatti.

■ La Lega delle attrici, per esempio, raccoglie alcune delle più leggiadre stelle del teatro di prosa e anche del caffè-concerto inglese, sotto la presidenza di miss Elliott, al secolo Mrs. Forbes Robertson, moglie del più grande vivente interprete shakespeariano, e valente attrice ella stessa e bellissima donna: una Ofelia di purissimo tipo inglese, occhi fulgidi, bocca sorridente e fronte pensosa, persona agile forte e schietta, che la natura sembra aver plagiato da una tela di sir Edward Burne Jones. E al comizio indetto da miss Elliott si allietava di eleganze e di grazie muliebri tutto il teatro, e specialmente la piattaforma: il palcoscenico cioè, dove sedevano, secondo l’uso inglese, nel debito ordine di precedenza per grado per rango e per rappresentanza, le nobiltà più in vista del mondo femminile, mogli di lords e di baronetti, scrittrici, artiste, grandi proprietarie e direttrici di fabbriche.
■ E le pagine di pubblicità a pagamento, ricca fonte di guadagno per i giornali suffragisti anche militanti, per colonne e colonne sfoggiano illustrazioni di biancherie di lusso, di abiti da passeggio e da sera, di cappelli di Parigi e di vestitini deliziosi per bimbi e bimbe: tutto il fragile e squisito armamentario dell’eleganza e della grazia muliebre, tutta la gamma della femminilità frivola e adorabile.

■ Chi scorre anche soltanto con l’occhio quelle colonne, sa già a priori che non sono, non possono essere virago mascolinizzate o zitellone incartapecorite le fedeli abbonate, lettrici, sostenitrici del foglio, per le quali gli accorti negozianti dei grandi empori di mode mettono in costosa mostra tanto lusso di tentazioni. Sono mamme e donne, sono giovani e vecchie, capaci di convinzione e di entusiasmo per un’idea, ma sono donne intere, complete e vibranti, non ridicole mummie fossilizzate.”


