Voci dalla rubrica “Varietà”, dalle dispense della Rivista Enciclopedica Contemporanea, 1914.
L’origine di alcune danze.
” ■ — Si è tenuta or non è molto a Parigi una conferenza sulle danze e più specialmente sull’origine di alcuna di esse. Secondo quel conferenziere la Polka sarebbe stata creata da un ministro di Luigi XIV, il quale avrebbe regolato la marcia ed ideato il cambiamento del passo militare. Questo infatti non sarebbe altro che il passo della polka che si danza dal 1830. La Mazurka sarebbe originaria della Polonia e sarebbe stata accettata dai maestri Celarius e Perrin i quali le fecero strada fino a che essa conquistò una larga nomea e vasta applicazione. La Scottish passò la Manica nel 1817 ed ottenne subito un grande successo. Il Valtzer data dal 1758; e per la prima volta fu ballato a Parigi nel novembre di quell’anno. Ottenuta l’ammirazione del Valois esso procedette trionfante per la via dei successi. Seguono poi altre danze meno note specialmente a noi italiani e cioè l’One Step che ci proviene da Brighton. Inventato da Humprey esso non fu ballato in pubblico che nel 1910. Ma ci vollero due anni prima che lo si potesse dire adottato. Nel 1908 si lanciò il Two step cui seguì il Three Step (boston americano a tre tempi). Ma esso ha una origine se non antica certo discretamente vecchia perché già il Three Step occupava i maestri di ballo nel 1878.
■ Ci sono poi altre danze quali il Double Boston inventato nel 1893, il Triple Boston (1908); il Pas des aviateur (1910). La Scherlochinette data dal 1912 e fu creata nei giorni in cui maggiore era l’entusiasmo per le avventure di Sherlock Holmes. I passi di Deux, Trois, Quatre, Cinq, Six, furono inventati fra il 1889 ed il 1912 anno in cui si introdusse in Francia la Chichigapienne. Lo Zambese danza mozambica non è stata resa nota che quest’anno. Altri balli dei quali si conosce l’anno di nascita sono il Lancier (1830), l’Americain (1890), il Croise (1887), la Varietės (1850), il Danseur parisien (1885), il Lancier divers (1912). Minuetto, Gavotta, Pavane e Passe pied, sono danze antiche che ora gli amatori fanno rivivere. Ultimamente dall’Argentina sono pervenuti in Europа tanto discussi Tango e Pas de l’Ours (come se per un ballo si dovesse sciupar tempo a discutere) ed il Turkoy Trott. Per fortuna che la vita si incarica essa colle sue severe necessità di spazzar via tutte queste sciocchezze che tutt’al più possono essere considerate come strumenti di caccia per le ragazze che vanno ansiose in cerca di marito.”
Le malattie della pelle nell’industria tipografica.
” ■ — Si è notato che da alcuni anni nelle tipografie vanno diventando sempre più frequenti alcune malattie della pelle. Esse si manifestano a preferenza fra gli operai addetti alla rimozione dell’inchiostro dalle macchine e dai caratteri, operazione per la quale si adoperano varie sostanze, come olio di trementina e suoi succedanei, benzine di tutte qualità, petrolio, lisciva e olio di pinastro. Si sapeva già che tutte queste sostanze esercitano un’azione irritante sulla pelle e in date circostanze possono provocare delle vere e proprie malattie del derma.
■ Ultimamente sono stati eseguiti degli studi sui pericoli inerenti al maneggio di queste sostanze. Si è constatato che tutte irritano la pelle, ma che in generale la benzina è più dannosa di un olio di trementina fresco e genuino; il petrolio, quando sia ben raffinato, è superiore anche alla trementina. Per quanto riguarda la benzina, si sono trovate notevoli differenze corrispondenti alla provenienza e al peso specifico delle varie qualità.
■ Si raccomanda perciò ai proprietari di tipografia di rinunciar all’uso della benzina e dei succedanei dell’olio di trementina, che sono tutti composti a base di benzina, e di adoperare soltanto petrolio, olio di paraffina ed olio puro di trementina.
■ Conviene badare molto alla purezza di questi prodotti.
■ Anche seguendo le raccomandazioni che precedono, non si escluderanno però i casi di malattia della pelle, poiché molti individui hanno una pelle così sensibile, che bastano delle irritazioni leggiere per provocare alterazioni patologiche. Però una rigorosa osservanza delle norme stesse ridurrà a una cifra minima i casi di malattie della pelle fra i tipografi.”
La navigazione fluviale antica.
“■ — Frequente nel 1600 era l’uso dei «coches d’eau», nonostante il gravame dei pedaggi fluviali, perché i signori delle terre attraversate dai fiumi si ritenevano legittimi proprietari anche del corso d’acqua. E la legge riconosceva loro tale diritto, se il titolo fosse anteriore al 1566: «Il signor duca de La Rochefoucauld si oppone, dice l’intendente di La Rochelle (1699), al passaggio di navi sulla Charente fino a Civray perché i suoi giardini di Vaugay sarebbero esposti alle ruberie dei barcaioli». Lungo la Senna, a Parigi, vi erano due passaggi di proprietà regia, quello di Charenton e quello di Chaillot, che rendevano ogni anno mezzo milione delle nostre lire (1639).
■ I fiumi, ingombri dalle ruote dei molini che per utilizzare maggiore forza si avanzavano fino alla metà del corso, impediti dalle mal tese corde dei tragitti, non erano le vie più comode, ma qualcuna restò per lungo tempo frequentata. Da Barfleur (Cotentin), nel secolo XVI i viaggiatori e le lettere giungevano a Parigi per il mare e su per la Senna il battello da Parigi a Rouen, che impiegava quattro giorni nel viaggio, mantenne la sua clientela perché il passaggio costava solo 36 lire. Ancora ai tempi di Luigi Filippo 41 battelli facevano il servizio dei viaggiatori sulla Senna dall’Havre a Montereau, 39 percorrevano sulla Loira i 610 chilometri che dividono Saint-Nazare da Digoin, e 26 andavano da Royan a Agen sulla Gironda e Garonna: quelli della Senna stazzavano in media 60 tonnellate, quelli della Loira 30, e tutti portavano legate a poppa altre barche che servivano a prender parte del carico, ove l’acqua fosse troppo bassa.
■ La via fluviale più frequentata era quella da Châlon a Lione sulla Sâone, e le navi, negli ultimi tempi dell’antico regime, erano le più comode; sul Rodano invece le «diligenze acqua tiche» erano sudicie, graveolenti, incomode: siccome le acque erano basse, spesso si dava in secco e bisognava restar lì tutta la notte, aspettando che 30 o 35 cavalli venissero a rimetter la nave a galla. Si dormiva a Vienne, a Valence, a Pont-Saint-Esprit, ripartendo ogni volta prima dell’aurora per giungere ad Avignone in quattro giorni. A Pont-Saint-Esprit, gli archi stretti e la rapidità della corrente rendevano pericoloso il passo, così che molti scendevano e risalivano; al ritorno le navi erano tirate da buoi, e il conducente sedeva fra le corna dell’animale di testa.”
Inventori e sfruttatori.
” ■ — Inventare un meccanismo è una cosa; ricavare del denaro è un’altra.
■ Il modo in cui questa abilità deve essere esplicata dipende in larga misura dalla natura dell’invenzione. Una macchina che costa 100 mila lire non può essere venduta come un bottone automatico.
■ Molto spesso, trattandosi di grandi macchine, l’inventore trae il suo guadagno dall’affitto di esse. Il costruttore di una grande scavatrice brevettata che costa 140 mila lire ha fatto dei grossi guadagni affittando la macchina alla Casa che prese in appalto i lavori di drenaggio di Chicago.
■ È raro il caso che un inventore si faccia ricco per merito del suo ritrovato. Per far fortuna, l’inventore deve trasformarsi in industriale. Lo stesso Edison sarebbe oggi un povero diavolo, se avesse venduto ad altri le sue invenzioni più importanti, invece di sfruttarle industrialmente per conto proprio. Molti inventori seguono lo stesso sistema. Gli apparecchi, usati nelle centrali telefoniche americane per registrare la durata delle conversazioni, sono stati inventati dal presidente della Società che li costruisce.
■ Il primo telefono costruito da Alessandro Graham Bell stentava a trasmettere la voce a poche decine di metri di distanza. Occorsero anni di pazienti ricerche e milioni di lire di spesa per creare gli apparecchi, in uso in un grande impianto telefonico come quello di New York, che dà sfogo a un milione e mezzo di conversazioni al giorno e permette a un impiegato di mettere in comunicazione due abbonati in meno di quindici secondi.
■ Ci vuole una buona dose di immaginazione per prevedere quello che può dare una nuova invenzione. Nel 1877 il telefono appariva come un’invenzione di così poco avvenire che la Western Union Telegraph Company rifiutò di comprare i brevetti di Graham Bell per 500.000 lire. Un giornalista che possedeva il diritto esclusivo di impiantar telefoni nella Nuova Inghilterra — diritto che oggi varrebbe diecine di milioni — non ebbe difficoltà a cederlo al promotore della prima Compagnia formatasi per lo sfruttamento dei telegrafi, in cambio del diritto esclusivo di tenere delle conferenze sul telefono in tutto il territorio degli Stati Uniti!”
Le vetture pubbliche nel 1600.
” ■ — Le vetture pubbliche, che ai tempi di Enrico IV erano due o tre e facevano servizio fra Parigi e qualche città vicina, eran poi divenute tanto numerose da esercitare un traffico quasi regolare: una signora De Bueil era stata la prima proprietaria di carrozze pubbliche e aveva organizzato la sua azienda in una specie di società anonima. Nel 1643 si negoziavano le rendite dei cocchi e carrozze di Rouen come oggi si fa delle obbligazioni ferroviarie. Quali fossero tali carrozze, dove ogni passeggiero aveva diritto a portar due chili di bagaglio e che il Parlamento voleva «coperte di cuoio e condotte da carrettieri esperti e abili», e quali fossero i cavalli, ce lo dice la signorina de Scudery (1664): «… ci vorrebbe un pittore sapiente d’anatomia non un osso, un nervo, un muscolo che non si vedesse distintamente sul corpo di quegli animali. Il loro passo era così lento e il cocchiere aveva per essi tanto rispetto, che per non incommodarli, ha fatto quasi tutta la strada a piedi».”
I furti di oggetti d’arte nel 1600.
” ■ — È un antico documento questo che riproduciamo, ma ci pare abbastanza interessante:
«Promessa di un premio al denunciatore del reo e dei rei del furto di quattro quadri di Raffaello Sanzio appartenenti alla Galleria Ducale.
«Christiana di Francia per gratia di Dio Duchessa di Savoia, Regina di Cipro, Madre e Tutrice del Sereniss. Carlo Emanuel Duca di Savoia, Principe di Piemonte, Re di Cipro, ecc., Regente de suoi Stati, ecc.
«Essendo in gran pregiudicio del rispetto et riverenza dovutaci stati rubbati nella picciola Galleria del nostro Palazzo Reale quattro quadri di mano di Raphaele d’Urbino, senza che si sappi da chi, e se ne habbi alcuna notitia, et premendoci in ogni modo di rihavergli; per le presenti di nostra certa scienza et autorità, con assistenza de signori principi Mauritio et Francesco Tomaso miei cognati et co’l parer del Consiglio, promettiamo oltre la impunità del delitto cento doppie a chi ci porterà detti quadri, tutti e parte, nel qual caso si divideranno a proportione le cento doppie. Et a chi ce ne darà inditio certo, cioè di chi gl’habbia presi, vi habbia tenuto mano, dato consiglio, aiuto e favore, sappia dove siano, e in altro modo ne sia conscio e colpevole, oltre l’impunità che possa loro esser necessaria, promettiamo doppie venticinque, le quali si sborseranno subito fatta la suddetta remissione e depositione. Et quando chi gli havrà presi, sappia dove siano, ne sappi e in qualunque altro modo ne resti informato, non vogli per timor d’infamia o altro rispetto lasciarsi conoscere, potrà far capo al curato di san Giovanni, rimettendo nelle di lui mani i quadri, inditii, e quel che ne sapranno, perché da lui gli sarà dato il contante et saranno tenuti secreti. Dichiarando che alla copia stampata dal stampator reggio Sinibaldo debba prestarsi tanta fede come al proprio originale; che così piace. Dat. in Torino il primo gennaio, milleseicento quaranta sette.
«Chrestienne.
«V. Piscina.
«De St. Thomas.
«In Torino per Gio. Sinibaldo, stampatore di S. A. R. et dell’illustrissima Camera, 1646».”
Per la razza.
” ■ — Si è costituita recentemente in Francia una associazione a proposito della quale leggiamo importanti considerazioni di H. de Varigny.
■ L’eugenica, come lo stesso vocabolo indica, vuol il miglioramento della razza, nel senso che si debbano eliminare a poco a poco dalla società tutte quelle categorie di individui che dal lato fisico, intellettuale e morale sono, come dicono gli inglesi, indesiderabili.
■ Questo è il lato negativo dell’eugenica. Circa il lato positivo, non si creda che essa si proponga di fabbricare i giganti e di creare dei genii. Essa vuole bensì far conoscere meglio le leggi dell’ereditarietà, onde render più rare e impedire addirittura certe unioni da cui non deriverà mai nulla di buono. Ma con quali mezzi? Con la persuasione certa, perché gli indesiderabili non si proclameranno mai tali da sé, né mai si decideranno spontaneamente a far sì che la loro discendenza si estingua.
■ Sarebbe assai utile perciò una legislazione con tutte le garanzie e le sanzioni. In qualche paese si era proposto di adottare per certi delitti e per certi individui un metodo radicale: la neutralizzazione (processo facile e sicuro mediante i raggi X). Con essa la procreazione degli indesiderabili sarebbe arrestata; ma gli eugenisti non sono così crudeli e propongono mezzi più umani….
■ Il promotore dell’eugenica, Galton, pensa che per raggiungere razionalmente i fini di questa scienza, si debbono tener presenti due cose. Anzitutto si richiede uno studio approfondito sulla ereditarietà e sulle sue leggi dal punto di vista della razza per arrivare a conoscere ciò che non è noto, e poter così stabilire quali sono gli individui che non possono moltiplicarsi senza impoverire la razza. In secondo luogo, accertati i fatti, gli eugenisti debbono divulgarli, agitare l’opinione pubblica e creare una corrente favorevole e una legislazione speciale.
■ Ma il primo punto, come ha dichiarato C. Pearson, è stato sinora troppo trascurato. Di più si è creduto sin qui, specialmente dai biologi, che per lo studio dell’ereditarietà, dal punto di vista della razza, bastassero le esperienze del mondo animale, volatili e conigli. Si tratta, nel caso nostro, di conoscere l’influenza sociale dell’ereditarietà, delle sue ripercussioni sulla società. Ora, non vi sono soltanto individui fisiologici nella società, ma anche individui morali ed intellettuali; vale a dire che il problema è più complesso e oltrepassa i limiti ordinari del laboratorio.
■ D’altra parte, non bisogna dar troppa importanza, come fanno alcuni eugenisti alle cosìdette stigmati di degenerazione, che sino a poco fa si è avuta la mania di scoprire in tutti i grandi uomini, e per le quali essi erano ritenuti per sempre malati e degenerati. Il buon senso non giudica così, e il pubblico, paragonando l’opera del giudice con quella dei condannati, non esita a preferire questi a quello.
■ Del resto, molte di coteste pretese stigmati non si trasmettono nei discendenti. A quelle poi che si trasmettono, non bisogna attribuire che dei caratteri di famiglia e di razza. Sono marche di fabbrica e non segni di cattiva fabbrica, e per l’eugenica non hanno perciò significato.
■ I fatti dei quali deve tener conto quest’ultima appartengono a tutt’altro ordine, e cioè alla patologia umana sia sociale come individuale. Essa studia le generazioni successive, del genere di quelle che ha fatto un medico, U.U. Goddard, sulle due discendenze di uno stesso individuo.
■ Un inglese di sana famiglia si unì da prima con un’idiota. Ebbe un figlio, il quale sposò una donna normale, e da questa coppia derivarono 480 individui. Di questi, 24 furono alcoolici cronici, 3 epilettici, 41 di dubbia moralità, 5 criminali e 143 di scarsa intelligenza. Su così alta cifra le persone normali non furono che 46. Io stesso inglese sposò poi una donna normale. Risultato: 496 discendenti, di cui due soltanto di debole intelligenza. Un sol pomo guasto corrompe tutti gli altri: ma un pomo sano non arresta la corruzione di quelli già guasti.
■ Attualmente, l’eugenica si preoccupa sopratutto di eliminare i poveri di spirito: gli imbecilli. Alcuni vi vorrebbero aggiungere gli epilettici, ma non si dimentichi che vi son degli epilettici di genio, e che uno di questi val ben più di un grosso e vigoroso facchino. Si risparmino dunque gli epilettici — dice il de Varigny — e si adottino invece tutti i metodi per sopprimere gli idioti. Questi non hanno mai fatto nulla di buono né per la società, né per sé: non valgono né come braccia, né come cervelli. Sono essi, in grandissima parte, i perpetuatori del pauperismo, dell’immoralità e della criminalità. Si eliminino dunque proibendo loro il matrimonio.
■ I paesi che si preoccupano della loro salute chiudono la porta a questa categoria d’individui. Gli Stati Uniti li escludono, insieme coi tubercolosi, i tracomatosi, gli alienati. L’Australia ha una legislazione ben più severa; quivi le autorità respingono anche gli epilettici, gli idioti, i lebbrosi, gli alcoolici, i paralitici, cardiaci, gli erniosi e perfino gli affetti da reumatisma cronico. Queste nazioni vogliono popolare il paese, ma non gli ospedali e gli asili: non vogliono insomma farsi un museo patologico.
■ Come alla porta d’entrata, le nazioni dovrebbero provvedere all’interno. Nello scorso agosto la Pennsylvania stabilì che nessun matrimonio si dovesse contrarre senza certificato medico. C’è una viva agitazione agli Stati Uniti per limitare il matrimonio. Il Connecticut e il ̊Kentucky proibiscono ogni unione — legale o no — con gli imbecilli; il Delaware interdice il matrimonio ai figli degli alienati; nell’Utah, l’epilettico non può sposarsi se non oltre i quarantacinque anni.
■ All’eugenica è stato fatto l’appunto di diminuire la popolazione. Critica sciocca anziché no, perché anche in una nazione è la qualità degli individui che importa o non la quantità. «Sarebbe una grande fortuna per un paese, dice il de Varigny, se potesse sopprimere della sua popolazione le migliaia e migliaia di questi individui nocivi e semplicemente inutili. Solo dal punto di vista economico il vantaggio sarebbe enorme».”
Uccelli e condutture elettriche.
” ■ — In Germania Rudolf von Erhardt ha studiata la questione se le condutture elettriche sono responsabili di una vera strage di uccelli ed ha constatato che infatti le condutture di energia elettrica possono riuscire mortifere per i volatili dell’aria. Le cause sono: 1° l’urto meccanico dell’uccello che vola contro i pali che non aveva visti; 2° il contatto simultaneo di due fili che presentano una differenza di potenziale elettrico; 3° il contatto simultaneo con un filo caricato elettricamente e con un’altra massa metallica collegata col suolo.
■ Il primo di questi rischi è identico a quello creato dai fili telegrafici. Il numero degli uccelli che muore per effetto di semplice urto meccanico è così grande che si può definirlo un vero pericolo per i volatili.
■ In quanto al secondo rischio, si può eliminarlo, dando ai cavi una conveniente disposizione e lasciando fra di essi una distanza opportuna.
■ I nuovi regolamenti della Unione degli elettrotecnici tedeschi tengono conto di questa cautela. Anche in questo caso non si possono evitare in modo assoluto i casi letali giacché non è possibile adottare delle misure di precauzione per gli uccelli molto grandi. Questi però bisogna dire che non si posano che raramente sui fili elettrici.
■ Un caso specialissimo è quello in cui su un filo si sia posata una serie di uccelli che si toccano per le ali, e i due uccelli messisi all’estremità della fila vengano a toccare i due conduttori. Certamente, e naturalmente tutta la serie di uccelli si troverà colpita mortalmente. Questi casi però vengono segnalati in ragione della loro singolarità, piuttosto che per il rischio effettivo che offrono per gli uccelli. Il pericolo più grave a cui questi sono esposti sta nelle vicinanze dei pali di sostegno delle linee. In questi posti in ispecial modo si trovano spoglie di uccelli, morti fulminati. Difatti i volatili hanno il vezzo di venirsi a posare sulle sbarre metalliche orizzontali che sostengono gli isolatori, e di toccare col becco, isolatore e filo. In questo caso la corrente si scarica dalla linea nel suolo attraverso l’uccello che rimane fulminato.
■ Però si è constatato che le condutture elettriche con tensione superiore ai trenta mila volts non presentano più alcun pericolo per gli uccelli. Questo è dovuto alla circostanza che in tali impianti gli isolatori sono così grandi, che gli uccelli posati sulle sbarre di sostegno non possono giungere al filo fissato in cima all’isolatore.
■ Questa constatazione ha fatto pensare a una casa fabbricante di materiale elettrico l’idea di porre gl’isolatori su degli zoccoli alti in tal modo che gli uccelli non possano, stando fermi sulla sbarra di sostegno, arrivare fino al cavo. Un’altra fabbrica adopera traverse inclinate a 45°, in modo che gli uccelli non vi possano stare a loro agio.
■ Per ovviare ai pericoli degli impianti già esistenti, si sono fabbricati dei colletti di porcellana simili ad isolatori, che si fissano sulle sbarre di sostegno in vicinanza degli isolatori.
■ Se l’uccello ha le zampe appoggiate sulla sbarra, si trova troppo lontano dal cavo per poterlo raggiungere; se si appoggia sul colletto di porcellana e tocca il cavo col becco, il rischio è nullo, giacché il volatile ha le zampe isolate dal suolo, e il suo corpo si trova solamente caricato staticamente al potenziale del cavo, senza essere attraversato da una corrente elettrica.”
Strani effetti di una burrasca.
” ■ — Ecco uno strano caso avvenuto recentemente sulla costa meridionale dell’Inghilterra.
■ Una violenta procella, spirante da est, sollevò degli enormi marosi che spostarono un banco di sabbia presso Pett-Level, nei pressi di Hastings. Quando il mare tornò calmo i pescatori si accorsero che dai flutti emergeva la carcassa di una vecchia nave. Si aperse subito un’inchiesta dalla quale risultò che trattavasi di una nave da guerra Great Anne, calata a picco nel 1690 durante la battaglia di Beachy-Head, e che da allora non era stata più riveduta.
■ Il mare fu in quei giorni abbastanza buono giacché volle fare un’altra restituzione, sulle rive della contea di Norfolk. Quando si fu calmata la bufera che da due giorni violenta imperversava, i contadini delle vicinanze scorsero un gran numero di muri di pietra sparsi in un punto in cui tre giorni prima si agitavano i flutti. Un maestro di scuola esperto nelle tradizioni locali, rammentò una vecchia leggenda che narrava di una città inghiottita dal mare in quei paraggi.
■ Il degno istitutore aveva colpito nel giusto.
■ Le rovine cosi inaspettatamente ritornate alla luce erano quelle di un grosso villaggio invaso dal mare verso la fine del secolo XVI. Diversamente da quanto la leggenda narrava (un improvviso cataclisma che aveva sepolto la città senza dar tempo agli abitanti di porsi in salvo) l’inghiottimento non era avvenuto in un solo colpo. Fu necessario un quarto di secolo perché il mare conducesse a termine la sua opera di distruzione.
■ Mentre la gente del luogo commentava lo strano fatto, una Società archeologica di Londra preparava una spedizione destinata ad iniziare degli scavi nel terreno restituito dal mare.
■ Ma sventuratamente pochi giorni dopo, mentre la spedizione giungeva al luogo destinato le rovine erano di già state sepolte dal mare un’altra volta. La cosa è facile a spiegare: combinando la propria azione con quella di un vento violento che spirava da sud-est, la marea aveva spostato un’enorme massa di sabbia sotto la quale giacevano le rovine.
■ Durante due giorni queste erano rimaste libere, tanto che i cercatori di tesori avevano potuto scavare nel suolo mosso a secco, ma non vi avevano trovato che alcune suppellettili di uso domestico; chiavi, vasellami, arnesi da lavoro. Ma il terzo giorno l’alta marea, secondata anche questa volta dal vento, tornava all’assalto e riportava la sabbia nella sua posizione precedente. Le rovine erano di nuovo state sepolte, e chissà per quanti secoli ancora.
■ Alcuni che furono testimoni di questa breve apparizione, affermano che il campanile della chiesa aveva un’altezza di dieci metri sul livello del suolo. Ma la notte successiva esso crollò.
■ Ecco un altro fenomeno che la storia scientifica ricorda: nelle Antille, si è veduto talvolta il mare ritirarsi a parecchi chilometri dalla riva e mettere allo scoperto scogli e scafi di navi naufragate, di cui nessuno sospettava l’esistenza.”