Da La Scienza per Tutti, Anno III, N. 42, 20 ottobre 1883.
” ■ Bernardo de Jussieu figlio d’un farmacista di Lione e fratello di Antonio de Jussieu eminente naturalista, professore di botanica al giardino reale e membro dell’Accademia delle Scienze, nacque a Lione il 17 agosto 1699. A quindici anni passò a Parigi per completare i suoi studii sotto la direzione del fratello già da tre anni accademico. Nel 1716, accompagnava Antonio nel suo viaggio di esplorazione scientifica attraverso i Pirenei, la Spagna ed il Portogallo, ritornando dal quale i due fratelli percorsero sempre erborizzando il Lionese ed il versante occidentale delle Alpi.
■ Bernardo andò poscia a studiare medicina a Montepellier e nel 1720 fu laureato dottore. Egli non nudriva che la modesta ambizione di esercitare quell’arte nella sua città natale, ma una sensibilità quasi malaticcia si oppose all’esecuzione di quel progetto; non tutte le organizzazioni possono sostenere i penosi doveri della pratica.
■ Vaillant, dimostratore al giardino reale, già colpito da quella malattia che doveva condurlo al sepolcro, lo chiamò presso di sé, annuente Antonio, in qualità di supplente, e nel 1722 Bernardo gli successe nella carica.
■ Benché migliorato assai dal Vaillant, tuttavia il giardino reale trovavasi in uno stato compassionevole, e toccò al nuovo dimostratore il provvederlo di nuove piante, di serre adatte e tutto ciò che poteva accrescere i pregi del gabinetto di storia naturale.
■ La smania di ampliare le collezioni di piante obbligò il de Jussieu ad intraprendere molti viaggi anche per istudiare gli istituti consimili stranieri. In una visita al giardino botanico di Kew, nel 1734, ricevette in dono dal direttore di quel giardino, sir Hans Sloane, due piccoli cedri in vaso, che egli portò come oggetti preziosissimi al Museo, tenendoli uno per mano tutto il tempo del viaggio. Un accidente cagionò la caduta di un di quei vasi, mentre egli attraversava la piazza Maubert. Bernardo raccolse con tutte le immaginabili precauzioni la pianticella colla sua terra e la mise nel cappello, ed arrivò al giardino botanico con un vaso in una mano ed un cappello nell’altra.
■ L’illustre botanico piantò colle sue mani i due giovani cedri trasportati con si gran cura, ma uno solo ha prosperato ed è divenuto un albero gigantesco all’ombra del quale ben pochi sono i Parigini che non siensi assisi, non fosse che per cinque minuti.
■ Datosi corpo ed anima all’adempimento delle sue mansioni, Bernardo, come professore, era l’idolo dei suoi discepoli che conduceva tutti gli anni a fare delle escursioni pratiche nei dintorni di Parigi.
■ Poco curante di gloria, scriveva di rado, e quando gli venivano a raccontare che altri, più avido di pubblicità e meno scrupoloso di lui, erasi impadronito delle sue idee e le presentava come proprie, soleva rispondere che la cosa era di lieve momento, e che, se quelle idee erano buone, non eravi materia da perfidiare sul modo con cui la verità si faceva strada, purché se la facesse. Tuttavia nel 1725 pubblicò una edizione completa e commentata della Storia delle piante dei dintorni di Parigi di Tournefort e negli atti dell’Accademia esistono di lui soltanto tre brevi memorie, una delle quali per dimostrare la natura animale e non vegetale dei polipi di mare.
■ Bernardo de Jessieu fu per tutta la vita preoccupato della necessità di trovare un metodo naturale di classificazione botanica, basato sulla subordinazione dei caratteri, ma le sue molteplici occupazioni e forse anche un po’ di indolenza si opposero sempre all’esecuzione di quel lavoro, di cui il catalogo delle piante del giardino botanico di Trianon indica il principio. Il mettere in luce tale concetto di genio che trasforma una scienza semplicemente descrittiva in una vera dottrina, era riserbato a suo nipote Antonio-Lorenzo, allievo favorito di Bernardo.
■ Sempre equanime e modesto, egli ricusò di occupare al Museo la cattedra lasciata vacante da suo fratello Antonio morto nel 1758.
■ Nel 1759 Luigi XV lo incombenzò di mettere in ordine le piante del giardino botanico di Trianon e fu in tale occasione che scrisse il catalogo di cui sopra toccammo. Il re chiamava di frequente a Trianon l’illustre scienziato e si piaceva nel conversare famigliarmente con lui. È certo che un altro, al suo posto, avrebbe saputo ritrarre lauti compensi da una simile carica, egli invece non ne sostenne che gli oneri, attesoché le spese cui si sobbarcò ne’ suoi viaggi non gli furono mai rimborsate. Divenuto cieco verso l’età di settantaquattro anni, Bernardo di Jussieu si accorò in guisa che la sua salute declinò rapidamente, e finalmente morì d’ un attacco d’ apoplessia il 6 novembre 1777.”
