Mitla — Una necropoli misteriosa (1925)

Da La Scienza per Tutti, Anno XXXII, N. 24, 15 dicembre 1925.
Di G. V. Callegari, Libero docente di antichità americane.

” ■ Nel parlare di questa famosissima necropoli del centro America, che visitai e — unico italiano — studiai alla fine d’Aprile del 1923, non posso disgiungere in me la sua visione indimenticabile, da quella più recente Aprile 1925 della Tebaide. Eppure, non v’è nessuna relazione d’epoca o di somiglianza fra i grandiosi templi colonnati, i giganteschi piloni, i solenni ipogei e le cupe, ristrette, lunghe gallerie sotterranee dalle pareti scolpite e miniate, di questa; con le piccole piramidi tronche di terra, i grandi parallelepipedi di pietra, racchiudenti vaste sale, dalle pareti esterne e interne coperte di meravigliosi mosaici a granrilievo di pietre connesse fra loro, le grottesche, semplici, ingenue pitture astro-teologiche e i sotterranei a forma di croce latina della prima. Ma il medesimo cielo tropicale, con le sue crude luci abbaglianti, lo stesso deserto polveroso, arido e solatio, una eguale maestà desolata e triste; ma ancora, più e meglio, identità medesima di pensiero che alla Morte, ha dedicato quell’opere che si ammirano con lo stesso pauroso stupore. Mitla trova forse nel Nuovo Mondo un altro riscontro nella necropoli peruviana d’Ancon; ma rimane sempre singolare pur nel Mondo Americano.

“I. — IN NERO: STATO DI OAXACA; PUNTO BIANCO: MITLA.”

■ Il nome di Mitla è corruzione di Mictlán, che in nahuatl significa: «Soggiorno de morti» e che gli Zapoteki chiamarono Lioo-Baa o Yoo-Paa, ossia «luogo della beatitudine». Le tradizioni indigene e i codici messicani, Telleriano Remensis e Mendoza, ci parlano e ci rappresentano tale importantissima località, ricordando la spedizione punitiva di Ahuitzotl, VIII Re di Messico che, per vendicare i suoi mercanti che, spintisi sin quasi a Tehuantepec, erano stati assaliti e uccisi dagli Zapoteki, aveva preso la Città sacra, uccisi sacerdoti e dati alle fiamme i santuari dopo averli saccheggiati.
■ Anche se non seguiamo la descrizione di P. Burgoa, che fu il primo che se ne occupò [Fra gli Autori che studiarono le rovine, si notano oltre al Burgoa, Gamboa, Dupaix, Carriedo, Tempsky, Doutrelaine, Ayme, Bandelier, Charnay, Mühlenpford, Seler, Holmes, Saville, Chavero, León, Batres, Rickards, ecc. N.d.A.], ma indubbiamente con manifesta esuberanza di immaginazione e poco rigor di critica, sappiamo che a Mitla esisteva una specie di Lamanseria di sacerdoti, detti dagli Zapoteki, copa bitoo «guardiani degli idoli», ueza-éche «sacrificatori» o pixana «dedicati agli dèi».
■ Il gran sacerdote Uija-táo «Il gran veggente», era riguardato come l’immagine vivente della divinità o suo vicario. Egli solo poteva entrare nel Sancta sanctorum del tempio, ove offriva al dio omaggio di incensi e di sangue, autosuggestionato come lo shamano, entrava in comunicazione con gli dèi da cui riceveva i responsi; in ciò non dissimile dai sacerdoti pagani del Mondo Antico.

“II. — 1, GRUPPO DEL RUSCELLO; 2-3, PALAZZO DELLE COLONNE E CORTILE CON SOTTERRANEI; 4, CHIESA CRISTIANA E CAVALLERIZZA; A, CALVARIO E MONTICELLI D’«ADOBE»; B, GRUPPO MERIDIONALE. (DALL’OPERA DEL LEÓN).
[PLANO DE LAS RUINAS DE LOS PALACIOS DE MITLA FORMADO EN VISTA DE LOS DATOS ANTIGUOS MÁS AUTORIZADOS Y MODERNOS DESCUBRIMIENTOS DESPUÉS DE UNA LARGA Y MINUCIOSA INSPECCIÓN DE ELLAS, EFECTOS DA EN JUNIO DE 1893 SEPTIEMBRE DE 1901 POR DR. NICOLÁS LEÓN Y CON MEDIDAS TOMADAS POR FRANCISCO LEÓN C. CONSERVADOR DEL MUSEO OAXAQUEÑO]”

■ L’Uija Táo doveva vivere castamente, come in genere i ministri del culto; avveniva però che, all’epoca della seminagione o della raccolta, in cui venivano celebrati baccanali orgiastici, gli venissero condotte giovini vergini in omaggio. I figli maschi nati da queste, erano destinati al sacerdozio.
■ Ed ora, il più brevemente possibile, tento di descrivere tali rovine e procuriamo di immaginarci l’aspetto veramente meraviglioso che devono aver prodotto, quando intatti, gli edifici, scolpiti e dipinti a smaglianti colori, coperti da vaste terrazze, si saranno presentati alla vista delle tribù che vi si raccoglievano a celebrare qualche solennità o rito religioso o funerario.

“FIG. 1. — SULLA VIA DI MITLA. SISTEMA PRIMITIVO, PERCHÉ LE RUOTE NON SCIVOLINO.”

■ Le rovine formano oggi due gruppi perfettamente divisi (ved. Piano), uno alla sinistra del Rio Mitla (B) e l’altro in due sottogruppi alla destra (A). Il primo (B) è costituito da un corpo principale e da piccole piramidi, costruite in pietra e terra, coperte superiormente di cemento durissimo e liscio, su cui si scorgono ancora i resti di una costruzione spagnuola, di una chiesetta certo. La struttura principale è pure piramidale, divisa in tre piani, terminante con una piattaforma rettangolare di m. 24 per 18. Il secondo (A) è dato anzitutto da una piramide tronca detta del Calvario costruita in adobe, ossia in mattoni cotti al sole, su cui probabilmente s’ergeva un tempietto.

“FIG. 2. — MITLA. LA GUIDA SIGNOR QUERO E INDIGENI.”

■ Indubbiamente, su questi terrapieni-piramidi, era elevato un piccolo edificio, un sacello con l’idolo e la pietra su cui veniva stesa la vittima umana da essere sacrificata. L’orientazione di tali gruppi di edifici, rivolti a W., prova che essi erano dedicati — come opina il Seler — a una deità occidentale che poteva essere il Dio lunare o d’Espero, ctonica o genetica o ancora del Sole tramontante, della Notte o della Morte. E qui, per quanto si debba leggerla con grande prudenza, mi torna caro di riportare una pagina del Padre Francisco de Burgoa, che riesce interessante per quanto — ripeto — sia almeno immaginosa, riportandosi egli al rito de’ sacrifici umani di Tenochtitlán.

«En las fiestas mayores que celebravan con sacrifiicios, ó al entierro de alcun Rey, o gran Señor, avisaba á los Sacerdotes memores, o Ministros inferiores que le asistian para que dispuseisen la Capilla, y sus vestiduras, y muchos sahumerios de que vsaban, y bajaba con grande acompañamiento, sin que ningun pleveyo le viese, ni se atreviese jamas ó verle la cara, persuadidos á que se habian de caer muertos por el atrevimiento; en entrando en la Capilla, le vestian, vna ropa blanca, de algodon, larga come alva, y otra muy labrada de figuras de fieras, y paxaros al modo de almática, ó Casulla, y en la cabeza á modo de Mitra, otra invencion para los pies, calzado texido de hilos de colores, y vestido llegaba con gran seño, y mesura al Altar, hazia grandes acatamientos á los Idolos, renovaban los sahumerios, y poniase luego á hablar muy entre los dientes con aquellas figuras, depositos de espiritus infernales. (È un sacerdote cattolico che parla, in epoca di fanatismo!), en este modo de oracion perseveraba con visages disformes, bramidos y movimientos, que tenia á todos los presentes llenos de temor, y assombro; hasta que bolvia de aquel rapto diabolico, y dezia á los circunstantes, las ficciones y patrañas, que el espiritu le persuadia, ó él inventaba, quando le habian de sacrificar hombres, se doblablan las cerimonias, y sus Ministros, tendian la victima sobre una losa, y descubriendole el pecho, con unos nabajones de pedernal, se lo rasgaban, entre estremecimientos horribles del cuerpo, y le descubrian el corazon, que le arrancaban con el alma, que se llevaba el Demonio (ut supra) y ellos el corazon al gran Sacerdote para que lo ofreciese á los Idolos, con otras ceremonias llegandoselo á la boca, y el cadaver echandolo al sepulcro de sus bienanventurados que dezian, y si despues del sacrificio se le antojaba detener á los que pedian, ó demandaban algun beneficio, les intimaba por los Sacerdotes inferiores no se fuessen á sus casas, hasta que sus Dioses se aplacasen, mandandoles hazer penitencia…»

“FIG. 3. — COLONNE MONOLITICHE, AVANZO D’UN PALAZZO (MITLA).”

■ Gli altri edifici non sono semplicemente terrapieni, ma solidamente costruiti in pietra, e magnificamente ornamentali in forma di parallelipipedi, che ricordano quelli dell’Yucatán. Essi sono, in genere, costituiti di una massa centrale di pietra e terra battuta, rivestite le pareti interne ed esterne da uno spesso strato di pietre dure, regolarmente tagliate e incastrate senza cemento, in modo da formare un grosso mosaico. a rilievo, a bellissime greche, che debbono pure essere state dipinte (figg. 4 e 6), veramente caratteristico, originale, unico anzi al mondo [Un paziente studioso avrebbe calcolato che i «mosaici» di Mitla contengono due milioni di pietre lavorate e insieme connesse, senza come sappiamo uso di calce! N.d.A.]. Questi edifici debbono essere stati coperti da tetti sostenuti da travature, delle quali si vedono i vuoti incastri nelle muraglie, tetti formati da uno strato di terra battuta e cemento, spioventi verso l’interno e formanti terrazze. I travi, alla loro metà, erano sostenuti da una serie di colonne monolitiche di trachite, coniche senza base e capitello, alte m. 3,50, più 70 cm. di fondamenta, e di una media circonferenza di m. 2,50 e pesanti oltre 30 q.li (fig. 5). Il piano generale di un edificio si ripete, in genere, senza grandi varianti per gli altri tre. Vi si ammirano le grandi sale, con camere minori, terrazze, comunicanti con porte non simmetricamente aperte, finestre non esistevano: vi si scorgono le nicchie degli idoli distrutti dal cieco fanatismo degli Spagnuoli. Presso l’edificio N.° 3, si apre il cortile N.° 2, sotto cui si sprofondano sotterranei che il Seler opina debbano trovarsi pur sotto l’edificio N.° 4, ossia quello della Chiesa (fig. 9). In uno de’ sotterranei, da me esplorato, esiste la cosidetta colonna della morte (fig. 7), perché, secondo una credenza popolare, che però non deve essere antica, dalla distanza che intercede fra le due mani, nell’abbracciarla, si può predire quanto si avrà ancora da vivere! Non credo però che il nome derivi da tale sciocca pratica, si bene dall’ufficio funebre di sepoltura che deve aver avuto il sotterraneo.

“FIG. 4. — ANGOLO ESTERNO DEL GRAN PALAZZO DI MITLA. (FOT. CONCHA).”

■ Eppure, da tanti esploratori e autori che s’occuparono di Mitla, nulla o ben poco con sicurezza, si è potuto conoscere in realtà dell’origine e ufficio degli edifici suddetti! Insisto nella strana caratteristica della mancanza di simmetria; i cortili non sono regolari, le porte non s’aprono al centro dei fabbricati, le colonne son poste a distanza disuguale. Senza peccare di esuberanza di fantasia, ci è permesso di immaginarci le lunghe processioni di indigeni, precedute dai Copa-bitoo, in testa del quale marciava L’Uija-táo, attraversare la pianura aprica, portando le spoglie del defunto; mentre le terrazze, i cortili, le piazze, le vie saranno state folte di popolo multicolore e urlante. I sacerdoti della morte, Mictlán tecuhtli, avranno compiuto l’orribile sacrificio umano e irrorato del sangue il sitibondo idolo del dio. Ripeto che l’interno di parecchi edifici, costruiti per i morti, per mancanza di finestre, dev’essere stato necessariamente buio, e che perciò doveva essere illuminato da fiaccole, la cui luce vacillante avrà irraggiato sulle magnifiche greche scolpite e dipinte a smaglianti colori. Il cadavere era arso nel centro del cortile e le sue ceneri deposte nel sotterraneo. Si pensi ancora che tali edifizi furono innalzati da tribù neolitiche, che non conoscevano il ferro e a mala pena si servivano del rame, senza animali da soma o da traino, né carri essendo sconosciuta la ruota. Le cave donde traevano il materiale anche blocchi di 15 tonn., distavano parecchi chilometri.

“FIG. 5. — LA SALA DELLE COLONNE A MITLA. — LA SUGGESTIONE CHE EMANA DALLA SALA DELLE COLONNE È GRANDE; RICORDO CHE UN ENTUSIASTA AMMIRATORE NORDAMERICANO LASCIÒ NEL SUO TESTAMENTO L’ORDINE CHE LE SUE CENERI DOVESSERO ESSERE SPARSE NEL SUOLO DI ESSA; COSA CHE FU RELIGIOSAMENTE ESEGUITA!”
“FIG. 6. — LE MIRABILI GRECHE A MOSAICO A MITLA.”
“FIG. 7. — UN SOTTERRANEO DI MITLA. LA COLONNA DELLA MORTE.”

■ Il Seler, che è stato, con l’Holmes, il Saville e il León, uno de’ più acuti e diligenti studiosi delle rovine, pensa che l’edificio N.° 3 sia stato la residenza privata sacerdotale o reale con l’aggiunta di una gran sala per l’udienza e di due minori, perché «per tali nazioni il mondo intero era distinto, corrispondente ai 4 punti cardinali e governato dalle potenze che vi avevano domicilio».

“FIG. 8. — INDIGENE ZAPOTEKE DI MITLA.”

■ L’edificio N.° 4 sarebbe stato il domicilio dell’Uija Táo, perchè più segregato e inaccessibile agli sguardi dei profani, mentre il gruppo N.° 1 avrebbe dovuto essere abitato dai sacerdoti minori o ministri degli idoli. Esposti a occidente, i sotterranei devono aver servito da cemeteri, perché appunto il ponente era la regione delle tenebre e della morte. Il gruppo N.° 4 può essere stato la tomba de’ grandi sacerdoti e infine il N.° 2 quella dei Re. Si noti però che, sventuratamente, in causa di saccheggi, danneggiamenti e violazioni di sepolture non si trovarono suppellettile mortuaria o resti di corpi, se non in piccolissima quantità in una tomba cruciforme, nel 1892. Questa necropoli abbandonata, vuota, priva de’ suoi morti, è forse ancor più impressionante d’ogni altra!

“FIG. 9. — CHIESETTA CRISTIANA SOVRAPPOSTA ALLE ROVINE D’UN PALAZZO DI MITLA.”

■ Ora è necessario chiederci: chi furono i costruttori di Mitla? gli Zapoteki forse? Respingendo la fantasiosa ipotesi del Brasseur de Bourbourg, dell’origine buddhica di Mitla, possiamo credere fondatori i Tolteki? Certo si è che lo stile zapoteko non ha punti di contatto con quello della necropoli, che è il più bell’esempio forse di stile rettilineo, geometrico assoluto, derivante come si sa dalla tecnica dei tessuti. Il León vorrebbe si trattasse d’opera pre-zapoteka e l’assegna agli Olmeki, che di poco precedettero quelli: ma, non possiamo, sino a oggi, stabilirne con sicurezza l’origine. A Mitla, su più pareti e, specialmente negli architravi delle porte, esistono ancora, per quanto guaste e sbiadite, numerose, notevoli pitture in rosso su fondo bianco, che ricordano veramente l’arte zapoteka. Esse furono dottamente e genialmente illustrate dal Seler nella sua magnifica opera Wandmalereien von Mitla, Berlin 1895 che le riprodusse come fecero pure il León ed altri. Generalmente, esse sono di contenuto astrologico, cronologico, simbolico, mitologico, come immagini solari, la casa del Sole, la figurazione di Quetzalcoxcoxtli, l’uccello dell’alba, travestimento del dio Xochipilli, il cielo stellato e la notte governata dal nume Mixcohuatl, il serpe nuvoloso, il dio delle stelle, della notte e del fuoco. Vi si scorgono chiaramente il geroglifico della pietra simbolica turchese, degli occhi, dei raggi, ecc., e più di tutto, la leggenda del dio Quetzalcoatl «il serpe piumato»), sacerdote e demiurgo dei Nahoa, adorato come il dio dell’aria e della luna (fig. 11).

“FIG. 10. — TOMBA CRUCIFORME DI XAAGÁ. (TLACOLULA). STILE DI MITLA. (FOT. RICKARDS).”
“FIG. 11. — PITTURA (IN ROSSO SU FONDO BIANCO) CHE RAPPRESENTA IL TEMPIO DI QUETZALCOATL E XOLOTL, IL CANE CHE CONDUCE IL SOLE ALL’INFERNO. PALAZZO DELLA CHIESA, FIG. 8.”

■ Gli edifici vennero, anni or sono, restaurati con cura dall’archeologo Batres a spese del governo Messicano.
■ Poco lungi da Mitla, a circa 5 Km., sopra un’altura isolata, inaccessibile, salvo da un lato, si ammirano ancora le potenti strutture di un’antica fortezza, risalente al XII sec. (fig. 13). L’intera vetta del monte è difesa da una muraglia a salienti e rientranti e cortine e, nel punto più debole, raddoppiata, che, senza assomigliargli, ci ricorda il famoso Monte Alban presso Oaxaca. All’interno di questa opera, che segna la medesima evoluzione dell’arte castramentaria europea dello stesso tempo, si veggono ancora i resti di edifici usati per alloggio e caserme de’ difensori, magazzini d’armi, di viveri, ecc.

“FIG. 12. — UNA DISCENDENTE DEGLI ZAPOTEKI COSTRUTTORI DI MITLA.”
“FIG. 13. — ANTICHISSIMA FORTEZZA PRESSO MITLA. (DAL LEÓN).”

■ Chiuderò questa, per necessità breve, descrizione di Mitla, ricordando che, come dissi in principio, siamo in territorio degli Zapoteki e dei Mixteki, potenti tribù che vantano un passato storico di primo ordine e secondo soltanto a quello dei Nahoa di Messico. Dal potente Dzahuindanda (dal «dolce palato»), capo dei Mixteki, all’incomparabile Cozijoeza («raggio che fa tremare le nubi»), re della splendida Zaachila Yoo, fondata sul lago Roaloo, alla eroica lotta combattuta da quest’ultimo contro l’invasione di Ahuitzotl il re messicano distruttore di Mitla dal prudente Cosijopi («raggio dell’aria») principe di Tehuantepéc al valoroso Casandoo, re di Tututepec, alla resa rassegnata e dignitosa di lui alle invincibili armi di Spagna, è tutta una storia, degna di essere cantata da un rapsodo. E non manca ancora la nota gentile, ché v’appaiono soavi figure di donne, la dolce e assennata Coyolicatzin, detta Paláxila («fiocco di cotone») e Pinopaa («essenza di virtù»), la bellissima Zeetobaa e l’indimenticabile principessa Donaji («anima grande»), il cui sacrificio eroico è ricordato pur oggi nei canti pieni di languido ardore e di nostalgica tenerezza della regione di Oaxaca.”

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