Dalla Rivista Mensile del Touring Club Italiano, Anno XXIV, N. 6, luglio-agosto 1918.
Di W. Mackenzie
” ■ Si potrebbe chiamare la «Croce Rossa Spirituale». Infatti, se la Croce Rossa pensa soprattutto a ristorare, a curare, a salvare i corpi ammalati o feriti, la «Fratellanza Universale» vuol dar cibo e conforto agli animi; vuol ricreare, istruire, bene spesso perfino educare nel senso migliore del la parola. Insomma, la Croce Rossa, in senso largo, combatte contro la depressione fisica, e la «Fratellanza Universale», in senso largo, combatte contro la depressione morale; valendosi del resto anch’essa di tutti i mezzi fisici più efficaci. Ma la depressione morale, se non è osteggiata, si trasforma con fatale sicurezza in depressione fisica, e questa in diminuita efficienza bellica. Cosicché, per un esercito in guerra, pur facendo astrazione da ogni possibile significato sociale ulteriore, devesi considerare importantissima e forse talvolta essenziale, ogni opera tendente a tener alto, sereno, possibilmente lieto, l’animo delle truppe.

■ Quattro lettere maiuscole, insieme ad un triangolo rosso dalla punta rivolta in basso, sul quale sono campate, formano già da molti anni una insegna notissima ed estremamente gradita, in varie parti del mondo, a milioni di uomini. Le quattro lettere sono: «Y. M. C. A.»; e la insegna è quella d’innumerevoli case del soldato, posti di ristoro, ricreatorii, cinematografi, teatrini, luoghi varii di onesto trattenimento e di conforto morale. Di tutte queste utili provvidenze si valgono, come ora dicevasi, milioni di uomini e sono essi anzitutto, nel momento attuale, i soldati di ogni nazione di lingua inglese; ma sono anche schiere infinite di operai, d’impiegati d’ogni specie, di studenti, di emigrati e perfino di adolescenti e di ragazzi; di tutti coloro, insomma, che la solerte «Y. M. C. A» può raggiungere con i suoi validi strumenti di ristoro spirituale, bene adatti, di caso in caso, alle più diverse persone che possano averne bisogno.

■ Una tale opera benefica e silenziosa presta nel nostro Esercito, da mesi, la «Fratellanza Universale Americana». E perché silenziosa, essa è poco nota, tranne che presso il pubblico più direttamente interessato, cioè fra i nostri soldati. Sembra dunque doveroso ed utile il contribuire a farla conoscere ad un pubblico più largo; nei suoi risultati, nel suo programma, e soprattutto nel suo spirito.
■ Quel triangolo rosso, sia detto qui subito, nulla significa di massonico! La «Y. M. C. A.» non è una setta, non è una società segreta, non è una chiesuola di qualsiasi sorta. Le quattro lettere della sua targa sono le iniziali della dicitura: «Young Men’s Christian Association» che tradotta con precisione formale suonerebbe, in italiano: «Società dei Giovani Cristiani». Ma, molto saggiamente, la società si fa chiamare da noi «Fratellanza Universale»; poiché anche a proposito del suo titolo, essa desidera evitare qualsiasi malinteso. «Cristiano» nel senso più largo ed umano della parola, è in effetto lo spirito dell’impresa; ma nessuna tendenza di proselitismo verso una qualsiasi confessione lo anima. La «Fratellanza Universale» ha lavorato con grande successo, durante la guerra europea, prima che l’America entrasse in guerra, negli scacchieri orientali: ed a tutti coloro che ne vollero approfittare, ivi essa offrì l’opera sua. E questa fu bene apprezzata dai soldati cristiani, come da quelli maomettani o israeliti; dagli armeni, dai greci scismatici, dagli ortodossi. Ciò che la «Fratellanza Universale» anzitutto desidera, è di fare degli uomini, sani di corpo e di mente, alieni dalla immoralità e dagli eccessi, capaci di costituire con altri simili un tipo di società pervasa da un ideale umano. E intanto, essa vuole applicare le sue massime a quella «società» di urgente interesse, che un esercito combattente rappresenta.
■ Qui si aggiunge per forza, e per buona ventura, l’elemento politico a quello umano: poiché, per naturale sviluppo di cose, l’opera umanitaria della «Fratellanza Universale», ora che l’America è fra gli Alleati, resta polarizzata verso di essi, oltreché verso i proprii connazionali. E questa è una nuova e non trascurabile arma che agli Alleati vien data: poiché si tratta di una energia mossa da ideali profondi, e poggiante su mezzi materiali poderosi; di un’ accolta di persone che sono, insieme, missionarii nel concetto e uomini di affari nell’applicazione; di un movimento che ha le sue radici nell’animo di alcune centinaia di milioni di uomini, e le sue prove maturate in settantacinque anni di assiduo lavoro.
■ La prima «Y. M. C. A.», infatti, sorse a Londra nel 1844, con pochi mezzi e con 12 soci, per opera di Giorgio Williams. Lo schema fondamentale dell’impresa fu quello conservato in sostanza fino ad oggi presso tutte le associazioni consimili sorte successivamente in tutto il mondo: elevare il livello morale dell’individuo per elevare quello del rispettivo gruppo sociale. Oggi, la «Y. M. C. A.» di Londra è una potenza finanziaria di prim’ordine: il solo palazzo dov’è insediato l’Ufficio Centrale vale oltre due milioni di lire italiane.
■ Attualmente vi sono «Fratellanze» in 47 Stati — non esclusi alcuni (anche non cristiani) dell’Estremo Oriente, né altri dell’Oceania e dell’Africa — con più di un milione di soci che pagano la loro quota. Il movimento, in quanto internazionale, fa capo ad un «Comitato Mondiale» con sede a Ginevra (lo presiede attualmente il Segretario Generale della Croce Rossa Internazionale). Ma in pratica sembra che l’elemento nord-americano sia quello più attivo, nei riguardi delle opere internazionali. E infatti, una buona parte di queste sono collegate al «Comitato Internazionale» di Nuova York, il quale nel contempo funziona da ente consultivo supremo per tutte le «Fratellanze» nord-americane, ossia degli Stati Uniti e del Canadà, che sono parecchie migliaia: una per ogni principale città. Il Segretario Generale di quel Comitato è l’attivissimo signor John R. Mott; il quale, oltretutto, è un grande amico dell’Italia.
■ I fondi sono ingenti: le quote sociali e le sottoscrizioni pubbliche, lanciate tanto dalle singole associazioni locali, quanto dal Comitato di Nuova York, assicurano la copertura di un bilancio che per i soli Stati Uniti segnava in uscita, in tempo di pace, spese annue per 60 milioni di franchi oro. E con tutto ciò si poterono costituire tante proprietà immobili per circa 600 milioni di franchi oro, sempre negli Stati Uniti soltanto. La sola centrale di Brooklyn (Nuova York) vale quasi due milioni di dollari: al corso attuale, circa 18 milioni di lire!
■ Ora poi la guerra fa crescere immensamente i bisogni, poiché l’opera della «Fratellanza Universale» si estende in modo impressionante presso gli eserciti combattenti e nei campi di allenamento. In Francia, per esempio, furono costituiti già 1300 centri attivi (Case del Soldato, ecc.), per le sole truppe non britanniche. Le truppe britanniche sono, a loro volta, splendidamente servite dalla «Fratellanza» inglese, che ad esse dedica l’opera sua particolare anche all’Estero, con più di 1500 centri attivi già in funzione. Questi «centri» sono in aumento continuo, rapidissimo: in America, in Francia, in Egitto, in Mesopotamia, ed ora pure in Italia.
■ Il cresciuto fabbisogno sarà senza dubbio coperto dai nuovi responsi del generoso pubblico americano. È in corso una «campagna» di raccolta per la «Y. M. C. A.», e si confida con tutta certezza, che uno solo dei prossimi mesi frutterà non meno di cento milioni di dollari per la provvida istituzione.
■ La rappresentanza in Italia di quel meraviglioso movimento costituisce un preciso campione degli uomini cui esso fa capo, e dello spirito che lo anima. I membri della «Fratellanza» venuti fra noi, vestono la semplice uniforme americana di guerra poiché infatti si considerano anch’essi soldati, ed inoltre, la divisa occorre loro in quanto essi lavoran anche in prima linea, e possono esser fatti prigionieri, col rischio di esser fucilati se privi dei contrassegni militari.
■ Ma (e questo è caratteristico) essi non hanno mai voluto accettare gradi né galloni di qualsiasi genere. Sono tutti soldati semplici; dal capo all’ultimo gregario. La loro fede operosa è pura di ambizioni personali; mai alcuna réclame diretta o indiretta essi hanno cercato di procurarsi, e i loro nomi sono ignoti al grande pubblico. Anzi è certissimo, per chi scrive queste righe, che al modesto quanto valoroso capo della missione sarà discaro il vedersi menzionato. Ma d’altra parte non è possibile tralasciare il nome dell’egregio dott. John S. Nollen, che tanto concreto bene fa, con silenziosa efficacia, per i nostri soldati. Egli è l’anima e il Direttore Generale della «Y. M. C. A.» in Italia. Sempre occupatissimo, ma sempre calmo e sorridente: presente ovunque ciò sia necessario, in qualunque momento: pronto ad agire sempre, ma nel modo più adatto alle circostanze: senza preconcetti, senza vanità di alcun genere: pieno di amore per la terra e per la gente d’Italia, della quale parla con gioia la lingua come la sua propria. Ecco l’uomo; il cui viso e le cui sobrie parole, rivelano ben presto una grande bontà, un’alta intelligenza ed un potente ideale. Di quest’ultimo, la formula più comprensiva sarebbe forse la seguente: contribuire a diffondere presso il maggior possibile numero di italiani a cominciare dai combattenti un alto concetto di sé stessi, come uomini, e come italiani.
■ Gli altri principali collaboratori del dottor Nollen, in tutto e per tutto degni di lui, sono: il sig. M. B. Rideout (a Roma), il sig. G. W. Braden, ed il sig. G. M. Kirk. La sede dell’Ufficio per l’Italia trovasi a Bologna (Hôtel Baglioni): un ufficio americano in tutto e per tutto, numeroso di personale occupato da mane a sera, mentre un personale anche più grosso è dislocato al fronte. Nessun imboscato, si noti bene: tutti coloro che servono la «Y. M. C. A.» sono inabili alle fatiche di guerra, oppure attendono con gioia la chiamata che li farà entrare nell’esercito combattente.
■ L’opera dell’ufficio italiano della «Fratellanza», per ora specializzata presso le truppe in zona di guerra, è multipla. Per sommi capi essa può suddividersi nel triplice schema seguente: opera di coltura fisica, opera ricreativa, opera educativa. Naturalmente, nessuna rigidità presiede a quella divisione, in pratica; e le tre funzioni bene spesso si intrecciano e si completano a vicenda.
■ Per la prima, cioè per la importantissima impresa della coltura fisica, è in azione un vasto programma che sarà gradatamente applicato, mediante razionali esercizi di masse all’aperto, giuochi sportivi, gare ginnastiche (fra soldati sani, durante gli allenamenti militari ed i riposi; fra convalescenti; fra mutilati). Sono già costituite al nostro fronte numerose «squadre» sul tipo britannico ed americano. I nostri soldati, per latini che siano, dimostrano il massimo interesse per il nuovo insegnamento venuto dal Nord, e — questo è molto importante — hanno già imparato a battere in piena regola le «squadre» alleate che si misurano talvolta con essi. Un grande orizzonte di rigenerazione fisica del nostro popolo si apre oggi, sulla fede di questo inizio magnifico: ed alla salute del corpo andrà facilmente compagna, come per solito avviene, la salute dello spirito.
■ Ma la «Fratellanza» pensa non solo a fortificare, bensì pure a ricreare: perciò, la sua seconda sezione, quella dello svago, si occupa di cinematografo, di teatro, di musica, di letture divertenti. Ed anche in questo ramo l’opera s’inizia sul nostro fronte di battaglia: già si aprono i primi teatrini per soldati, già circolano nelle retrovie magnifici apparecchi da proiezione, montati su appositi autocarri con sorgente autogena di luce. Le pellicole, svariatissime, sono fornite in gran parte dallo stesso governo americano. E si comprende facilmente quale magnifico veicolo di propaganda morale possa costituire il cinematografo, messo così al servizio di un alto concetto sociale!
■ Quanto alle funzioni educative propriamente dette, per ora esse resteranno connesse alle altre, quasi facendone parte integrante: buoni libri nelle Case del Soldato; proiezioni cinematografiche di soggetti che possano dare al soldato una idea delle cose più importanti a lui sconosciute; qualche buona ma breve conferenza di tanto in tanto, ecc.
■ Le «Case del Soldato» al fronte costituiscono l’applicazione tipica del programma multiplo suenunciato, poiché in esse o presso di esse possono attuarsi tutte quante le funzioni della «Fratellanza». Perciò, le «Case», con tutto il complesso armamentario, col personale direttivo che occorre per ognuna, e con le scorte costose da rinnovare continuamente, costituiscono una delle cure principali dell’ufficio italiano. Questo è, beninteso, raccordato alle Autorità Militari mobilitate; particolarmente, alla Intendenza Generale, nonché alla dipendente Direzione delle Case del Soldato al Fronte, per le quali già tanto bene ha fatto l’ottimo capitano don Minozzi, Cappellano Militare dell’Ordine di Malta.
■ Oltre a tuttociò, la «Fratellanza» collabora in via sussidiaria, ogni qualvolta se ne presenti l’opportunità, con la Croce Rossa, trasportando, ricoverando, ristorando feriti; occupandosi dei loro desiderii e bisogni; scrivendo lettere per essi, ecc.
■ Per tutta quanta l’opera suddetta, la «Fratellanza» ritiene importantissimo il contatto personale dei proprii membri con coloro ai quali l’opera stessa si rivolge: la viva parola, il tratto gentile, la profonda fede animatrice comunicata di presenza, sono le buone armi di questi nuovi crociati. E con tali armi, essi guadagneranno sicuri successi alla campagna benefica che stanno svolgendo al nostro fronte di guerra.
■ Infatti, se un ideale lungimirante anima quei nobili spiriti, essi sono per altro rivestiti di buona e fresca stoffa corporea nord-americana e perciò all’ideale corrisponderà senza dubbio la efficienza pratica.
■ Noi ci siamo per lungo tempo sbagliati a proposito dei nord-americani. Abbiamo veduto in essi, soprattutto, uomini assetati di denaro e orgogliosi di possesso materiale. Nulla di più falso. L’anima nord-americana è ancora quella dell’antico ceppo puritano inglese che costituì le prime colonie, trasformate poi negli Stati Uniti d’America. Ma nella rude giornaliera esperienza di una lotta secolare per esistere prima, e poi per assurgere a nuova unità politica, gli uomini che fecero gli Stati Uniti, pur conservando quell’anima primitiva piena di aspirazioni umanitarie, hanno imparato a guadagnare il possesso materiale (senza del quale poco valgono le aspirazioni), ed a foggiare l’applicazione dei loro concetti a seconda dei fatti esteriori.
■ Ecco perché molto si può sperare dall’opera della «Fratellanza» nel nostro paese. Gli uomini venuti fra noi a rappresentarla, come sopra si disse, amano profondamente l’Italia, e credono alle infinite virtù della sua gente. Ma sanno altresì che di tali magnifiche virtù, molte sonnecchiano perché la nostra educazione nazionale non seppe risvegliarle a bastanza. Ora essi contribuiranno a risvegliarle; invero, sono semplici e precise le parole ch’essi hanno da dire al nostro popolo in armi, e questo è il popolo più intelligente di tutti, e capirà molto presto.
■ Capirà cioè la bellezza del programma, che la «Fratellanza Universale Americana» si propone di sviluppare fra noi quale riflesso del suo programma generale; il quale si potrebbe forse condensare nei capisaldi seguenti:
— assistere moralmente coloro che ne abbiano bisogno;
— dare alla vita una formola limpida ed una impostazione morale;
— diffondere il sentimento ed il piacere della reciprocanza e della mutualità;
— tendere a formare una buona ed amichevole volontà collettiva;
— far conoscere la bellezza della vita coraggiosa e della coraggiosa morte;
— arricchire il contenuto della esistenza di ognuno;
— sostituire la sana ricreazione fisica e morale alle tentazioni pericolose;
— sviluppare il corpo, la mente, lo spirito degli uomini;
— insegnare la gioia del servire una causa umana e civile;
— insegnare la gioia della moderazione quale vittoria sugli eccessi;
— favorire tutte le migliori tendenze sociali; la cooperazione pratica; le iniziative concrete capaci di migliorare il livello di vita di un determinato gruppo qualsiasi;
— ed infine, far sentire anche ai cittadini d’Italia oggi combattenti, ch’essi sono considerati fratelli dalla vasta e poderosa nazione nord-americana, la quale vuole lavorare con essi per un graduale assetto migliore del mondo.”










































