Caravanning (1909)


Dalla Rivista Mensile del Touring Club Italiano, Anno XV, N. 3, marzo 1909.
Di Giuseppe Bevione.

” ■ Ancora una parola inglese per battezzare uno Sport! Non c’è via di scampo. A dir la cosa con parole italiane, sarebbe necessaria una circonlocuzione, una frase. Scontiamo le conseguenze di esserci svegliati tardi alle bellezze ed alle necessità dell’esercizio fisico. Abbiamo preso in Inghilterra le parole per esprimere il touring, il camping, il foot-ball, ecc.; accettiamo anche il caravanning, e pensiamo, per consolarci, che abbiamo imposto agli inglesi parole italiane in altri campi, dove noi ci siamo messi prima in movimento, per esempio l’arte e la musica. Gli inglesi usano il vocabolo italiano per dire gusto, a solo, fantasia, adagio, accelerato, e anche dolce far niente. Il debito resti saldato così.
■ Il caravanning, adunque, è l’ultima invenzione britannica in materia di sport, di svago e di esercizio all’aria aperta, ed è nello stesso tempo una istituzione antica come la terra. Caravanning vuol dire girare il mondo come lo girano gli zingari in una casa rotante, dipinta a colori vivaci, dalle finestruole con le tendine bianche, dietro un cavallo forte; senza furia, senza orario, senza itinerario, fermandosi quando si ha voglia, dove il paesaggio è più delizioso, prendendo il cibo che abbiamo cucinato con le nostre mani all’ombra della foresta, dormendo sotto la tenda, quando la notte è tranquilla, svegliandoci al canto del gallo silvestre, viaggiando il giorno se c’è frescura, viaggiando la notte se le giornate son calde e sulle campagne silenti batte la luna piena.

“UN ACCAMPAMENTO DI CAROVANIERI CINTATO. (NEG CAP. IV. G SMYTH)”

■ Questo sport è nato in Inghilterra da un paio d’anni, e si è sviluppato con rapidità incredibile. I suoi adepti si contano già a centinaia, e vanno moltiplicandosi ogni giorno. C’è già un Caravan-Club, che organizza e riassume l’attività dei 160 soci ascritti, che dà consigli per l’acquisto delle carrozze, dei cavalli, per gli scambi e le cessioni del materiale, per gli itinerari, ecc. prepara, ad ogni primavera, un gran meeting di tutti i caravanisti d’Inghilterra, e una gran crociera attraverso alle più ridenti contee del Regno Unito.
■ L’idea ha trovato così buono il terreno dove ha messo radice, che è stata subito allargata ad altre applicazioni. Così c’è stato un medico specialista in malattie respiratorie, che ha veduto immediatamente quanto vantaggio i suoi infermi potevano trarre dalla vita libera in seno alla natura che il caravanning permette, ed ha fondato un fiorente sanatorio rotabile, che gira ad intervalli le provincie più belle di Scozia e e d’Inghilterra, ed ha già salvato più d’un infelice che i dottori avevano dato spacciato.
■ Io comprendo senza difficoltà l’immenso favore che il caravanning ha trovato fin dal suo primo apparire. Se una cosa mi stupisce è che al caravanning in Inghilterra non si sia pensato prima e che negli altri paesi, nella nostra meravigliosa Italia sopratutto, non si sia pensato ancora.
■ Il caravanning è, di tutti gli sports turistici, il più sano, il più pittoresco, il più ideale. Esso ci piglia alle città, spezza con un colpo solo tutti i vincoli che ci legano alla società e ci depone nel grembo della natura. È il più perfetto degli sports all’aria aperta: perché all’aria aperta non solo consente, ma impone di vivere continuamente, per quanto la crociera dura. È uno sport che risveglia, eccita, organizza le iniziative individuali: perché i carovanieri han da fare tutto da sé, hanno da creare il miglior itinerario, il buon posto per il pernottamento, hanno da organizzare le riprovvigioni, hanno da conoscere i segni del tempo e il corso dei venti.
■ Il caravanning mette in contatto con la natura, con il paesaggio, come nessun altro genere di turismo fa; per questa gran ragione, che distrugge quel terribile diaframma refrigerante che si frappone crudelmente fra il paesaggio e il turista, e che è l’hôtel.
■ Il caravanning ci conduce in riva ai laghi e sulle riviere, nel cuore delle selve e in cima ai colli, sui lidi del mare e ai lembi delle grandi città fragorose, lasciandoci sempre a casa nostra, nel nostro home, lontani dai contatti estranei, fra i soli amici che abbiamo voluto avere per noi in questa settimana di riposo e di vagabondaggio, fra i libri prediletti che abbiamo voluto prendere negli scaffaletti della biblioteca di bordo, fra le poche fotografie di creature care, dalle quali, anche per pochi giorni, non ci volemmo staccare.

“IL RIFORNIMENTO…. DI 4 HP. (NEG. CAP. W. G. SMYTH).”

■ Il paesaggio così, si ammira, si contempla, si gode con agio e serenità: non più come uno scenario al quale ci portiamo faticosamente, distratti dall’ambiente diverso dal quale arriviamo, e che ci crolla dagli occhi e dalla memoria appena gli volgiamo le spalle per ritornare donde siamo venuti; ma come una cosa viva, come un’atmosfera continua ed ospitale che dall’alba al tramonto, dal tramonto all’alba, sotto il sole e sotto la luna, sotto le nuvole fuggenti e sotto il turchino del cielo, sempre ci possiede, sempre ci ha con sé. La natura ci dispiega allora volonterosa i tesori che solo gli occhi puri possono vedere, che solo i cuori degni possono sentire.
■ Sopra tutto, dono di un valore incalcolabile, il caravanning ci restituisce la libertà. Noi, cittadini del secolo XX, viviamo in una illusione colossale: d’esser liberi, di avere spezzate le catene di tutte le servitù, di esserci drizzati in indipendenza inviolabile. Mai invece l’umanità è stata più schiava. La libertà che abbiamo conquistata, di eleggere gli uomini che ci governano, è un’inezia al paragone delle infinite preziose libertà che l’intensificarsi dei rapporti sociali, il moltiplicarsi delle attribuzioni e dei poteri dello Stato, il progredire della suddivisione del lavoro, hanno distrutto ed ucciso.

“FRA TENDA…. E GRAMMOFONO. (NEG. CAP. W. G. SMYTH).”

■ Il mondo, com’è organizzato attualmente, è un immenso reclusorio dove ciascuno è al tempo stesso carcerato e carceriere. Il caravanning è il solo sistema con cui si può trovar riparo alla schiavitù imperversante e ricuperare di colpo la libertà integrale, la libertà di far quel che si vuole, di andare a sud invece che a nord, se il vento è di tramontana, ad est invece che ad ovest se vi piace viaggiare dopo mezzodì e non vi garba di avere il sole negli occhi, di levarvi all’ora in cui avete voglia, di mangiare quando avete appetito, di dormire quando il canto del rosignuolo in seno alla foresta persuade il sonno alle vostre pupille affaticate da una giornata intera di vita all’aperto, immuni finalmente dal contatto degli ignoti, dalla servitù degli orari, degli itinerari, dall’orologio, questo stridulo e implacabile regolatore della tortura universale.

“1. NEL CUORE DELLA CONTEA DI KENT. (FOT. W. MUIR).”
“2. LA CAROVANA ACCAMPATA PRESSO UN TORRENTE. (FOT. W. MUIR).”
“3. L’ORA DEL THE. (FOT. W. MUIR).”
“4. ITINERARIO… SENZA STRADA TRAVERSO I BOSCHI. (FOT. W. MUIR).

■ Su questo fondo di straordinaria eccellenza, come sport turistico, il caravanning permette il felice innesto di molti altri sports sussidiari, di altri svaghi, di piaceri d’arte, di curiosità, di scienza. Il camping si ingrana naturalmente e si integra felicemente col caravanning. I pali e le tele delle tende trovano facile posto al disopra delle assi delle ruote del carro carovaniero, senza essere di troppo peso al quadrupede, o d’ingombro alla carovana. Se la notte è bella, si drizzan le tende e si fa il campo: se invece le nuvole minacciano e scoppia l’uragano, si rincasa, si dorme fra il guizzo dei lampi e il rombar del tuono, nella cuccetta tepida della cara casetta rotante… e uno dei più grossi inconvenienti del camping puro è eliminato.
■ Col caravanning si può fare ottimamente del ciclismo. Due biciclette affidate ad un carro non sono troppo pesanti od ingombranti: e permettono ad ogni coppia, per turno, di fare un’esplorazione d’avanguardia, di compiere un esercizio un po’ più vivo dei muscoli, di rituffarsi per un poco, dopo tanta oasi di pace, in un bagno di rapidità.
■ Le carovane inglesi che fanno crociera nei territori dove ci sono laghi o grandi fiumi, usano portare sul coperchio un canotto leggiero, e così ecco anche la distrazione del canottaggio e le filosofiche gioie della pesca. Poiché una delle scene migliori del caravanning è la selva, dove il gibier spesseggia; ivi carovanieri hanno anche opportunità magnifiche di caccia.
■ Tutti gli sports insomma si combinano ammirevolmente col caravanning, con questo poetico vagabondaggio nel verde, e dall’accoppiamento e dall’alternamento degli sports si mantiene, si moltiplica, si svaria, si ravviva la gioia e il beneficio dei felici che ne fruiscono.
■ Ma non solo lo sportsman ha tutte le opportunità possibili nel caravanning, ma anche il meditatore, l’indagatore, il poeta. Dove, e come e quando si può trovare un’ora più propizia alla elevazione del pensiero, di un’alba rosata di maggio, che il carovaniere contemplatore può levarsi a vedere nella sua prima natività, dopo essersi lavati gli occhi nella rugiada? E il poeta può comporre le sue rime sull’orlo del lago, quando il sole che tramonta lo affoca; e il pittore può segnare sul margine della selva uno studio di colori in pochi segni rapidi e sentiti, nell’ora in cui l’anima è più intenta, la luce più bella sulle cose; e anche il semplice fotografo ha davanti al suo obbiettivo una scena sempre cangiante, una serie immensa di luci, nella quale può scegliere l’istante ideale per la sensibilizzazione della sua negativa; e il botanico ha tutti i prati, tutti i boschi della regione attraversata a sua disposizione; e lo zoologo ha tutte le ore del giorno e della notte per tenersi in contatto coi regni naturali, per cogliere il fiore nella sua pienezza, l’uccello o l’insetto nell’istante in cui rivela un suo costume ignorato e gentile.
■ E le genti semplici con cui si viene a contatto sono invariabilmente cortesi ed amiche con gli insoliti visitatori. Mi diceva il capitano W. G. Smyth — uno dei più ardenti zelatori del caravanning in Inghilterra che non gli è mai occorso, nei suoi lunghi giri zingareschi per le contee, che un farmer gli rifiutasse l’uso di un campo per un bivacco, o accettasse un compenso per quest’uso. Tutti i contadini che l’ospitarono, si dichiaravano pagati col concerto di grammofono che il capitano Smyth usa offrire a coloro che accolgono la sua casa ambulante, offerta la quale solleva immancabilmente l’entusiasmo dei buoni villici.


■ Sarebbe opportuno che un movimento turistico così ricco di risorse, così bello, così diverso dalle abitudini della vita moderna e così economico, si propagasse in Italia. L’Italia è un paese che offre mille tesori più che l’Inghilterra ad un appassionato che voglia arricchirsi l’anima fortificandosi il corpo, in un lento pellegrinaggio libero quale è il caravanning.
■ Non tocca a me, dall’isola brumosa, dire quante e quali bellezze col caravanning, e col caravanning soltanto, si possono gioire nel nostro paese, che conosciamo troppo poco per quello che se ne può vedere dal finestrino d’un diretto o dalla vertigine d’un automobile in fuga furibonda. Io porto a conoscenza del potente Touring Club italiano come è sentito il caravanning in Inghilterra, e non dubito che nessuno meglio del glorioso sodalizio, sia in grado di sviluppare l’idea ed abbia l’autorità di mettere in onore in Italia uno sport turistico ideale, che pare fatto apposta pel nostro bel paese.


■ Ho voluto chiedere a Mr. H. Stone, segretario onorario del Caravan Club inglese qualche cenno pratico, che possa servire di aiuto a chi voglia iniziarsi al bellissimo sport. Ecco le informazioni che ebbi dal mio gentile interlocutore. Si è caravanners perfetti, quando si ha acquistato l’arte di imballare l’ inaspettato nello spazio minimo. Egli è pieno di scaltrezze per ingannare il peso e il volume. Egli è in lotta continua contro il non necessario. Un ricco caravanner comprò un carro splendente di utensili di rame e di adornamenti di metallo. Dopo un giorno di battaglia disperata egli si sbarazzò di tutto questo inutile peso, e lo sostituì con stoviglie leggere e a buon mercato trovando allegra la via successiva. Il tirocinante deve tener presente che, più grosso e pesante è il carro, più vicino resta la civiltà e la tirannia degli uomini. Per il turista un carro ad un cavallo è molto preferibile ad un veicolo a due. È più facile far tirare bene un animale che due. L’esperienza ha dimostrato che il miglior tipo di cavallo non è un cavallo da vettura o da omnibus, ma un cavallo d’agricoltori, assuefatto all’aratro. Il carro può essere fatto a pareti doppie, con uno strato d’aria fra le due pareti, o a parete semplice. Ci sono seguaci dell’una e dell’altra scuola. Lo strato d’aria intermedio ha il vantaggio di conservare il caldo fuori all’estate, quando c’è arsura, e dentro in primavera e autunno, quando fuori è freddo. Il carro a parete semplice viceversa è più leggero.

“SALOTTO PER QUATTRO PERSONE, STANZA DA LETTO VEDUTA ATTRAVERSO LA PORTA APERTA. (FOT. W. MUIR).”
“TAVOLA DA PRANZO APPARECCHIATA, LETTI A CUNETTA, ARMADI PER INDUMENTI. (FOT. W. MUIR).”

■ L’accomodamento interno varia da carro a carro, secondo il gusto dei caravanners. Le fotografie che illustrano questo articolo sono di un carro leggero, ma di lusso. Tutti sono d’accordo però nel praticare l’apertura del carro, nella parte posteriore del carro, così che si possa entrarci o dicenderne senza arrestare il viaggio. Una finestruola nella parete anteriore comunicante con il conduttore è utilissima. Serve a ispezionare la strada e a dar ordini, e conversare col conduttore.

“1. LA PREPARAZIONE DEL PRANZO SUL FORNELLO ALL’ARIA APERTA. — 2. ACCAMPAMENTO NELLA FORESTA. — 3. UNA VISITA. (FOT. W. MUIR).”

■ Le ruote devono essere alte, per facilitare la trazione dell’animale, e sostenere l’abitazione ambulante più elevata dall’umidità del suolo. Il viaggio medio di un caravanner che voglia godere il suo sport è di 10-20 miglia. La cucina è fatta sopra una stufa fissa, nell’interno della carrozza, con un tubo che esce fuori del tetto per il fumo — sistema che consente di stender fili metallici intorno allastufa, per far asciugare la biancheria. Ma nei carri leggeri, pei giri d’estate, si preferisce far la cucina fuori — come una delle nostre fotografie mostra — sopra lampada di paraffina senza stoppino, brucianti una mistura di aria e olio ordinario, nel sistema di Bunsen. Queste lampade danno intenso calore e sono senza fumo. Il prezzo di un carro varia naturalmente, secondo le esigenze, in limiti amplissimi. Un carro a motore, che prese parte al meeting di Ockham della scorsa primavera, era tratto da una macchina di 48 HP e illuminato elettricamente mediante accumulatori e costava decine di migliaia di lire. Un altro van leggero, a un cavallo, presente allo stesso meeting, era stato costrutto dal suo proprietario con mille lire di spesa. Un carro che ha viaggiato l’anno scorso l’Inghilterra, costava 50.000 lire. Tra questi limiti chi si sente portato al caravanning ha ampia scelta, per seguire i suoi gusti e le possibilità della sua borsa. Un buon cane da guardia, mentre è uno svago e una compagnia, è un custode prezioso della casetta, tanto per la notte, quando si dorme, che per la giornata, quando si è assenti, pel bagno, o per la passeggiata. Ma forse la cosa più essenziale — concluse sorridendo Mr. Stone — è un buon letto. Se un perfetto riposo di una intera notte non è goduto, i benefici splendidi del caravanning sono gravemente compromessi e diminuiti.
■ Ed ora, turisti d’Italia, mettiamoci all’organizzazione della prima campagna di caravanning per la veniente estate!

Londra, febbraio 1909“