Il marchese di Worcester e le invenzioni della macchina a vapore (1883)

Da La Scienza per Tutti, Anno III, N. 50, 15 dicembre 1883.

“IL MARCHESE DI WORCESTER. — OSSERVÒ CHE IL COPERCHIO VENIVA SOLLEVATO DAL VAPORE.”

” ■ L’Inghilterra ha sempre reclamato la priorità dell’invenzione della macchina a vapore opponendo il suo marchese di Worcester a Dionigi Papin, al quale i francesi contrappongono di rimando Salomone de Caus.
■ Salomone de Caus non fu mai chiuso a Bicêtre, non fu mai considerato un pazzo, come volle farlo credere Enrico Berthoud che ne inventò di sana pianta un’istoria poetica ed immaginaria, e poté con tutta pace e tranquillità pubblicare nel 1615 la sua grande opera intitolata: Ragione delle forze moventi, con diverse macchine altrettanto utili che ricreative, nella quale si trova esposta per la prima volta la teoria dell’espansione e della condensazione del vapore, non che la descrizione di una macchina applicabile all’estrazione dell’acqua dalle miniere inondate.
■ Il marchese di Worcester fece conoscere la sua molto tempo dopo, ma se il principio è il medesimo, l’applicazione è molto diversa ed è evidente che l’ispirazione venne da un’altra parte. Ecco la verità.
■ Edoardo Somerset, secondo marchese di Worcester, che fioriva sotto il regno di Carlo I, quando scoppiò la guerra civile, rimase fedele alla causa di questo principe e consumò l’intero suo patrimonio che venne assorbito da sussidii al re e dalle ingenti perdite che la guerra faceva subire ad uno dei capi del partito vinto. Fatto prigioniero nella fatale giornata di Naseby (1642) fu relegato in Irlanda, ma pervenne ad evadere e si recò in Francia, ove visse per qualche tempo presso la famiglia reale esiliata. Ritornò poscia in Inghilterra come agente secreto del futuro Carlo II, e mal gli venne perché fu scoperto e chiuso nella Torre di Londra.
■ Un giorno, durante la sua prigionia nella Torre, mentre si occupava a far cuocere il proprio desinare, osservò che il coperchio della pentola, nella quale bolliva dell’acqua, veniva continuamente sollevato dal vapore che sfuggiva da quella. Il fenomeno a tutta prima non colpì il prigioniero, ma poi vedendolo ripetersi continuamente finì col prestarvi attenzione, e si diede a meditare sulla possibilità di applicare in pratica quella forza che il caso gli aveva rivelato, e siccome era dotato di mente ingegnosa, non tardò molto a trovare i mezzi di direzione e di controllo che richiedono le applicazioni meccaniche.
■ Com’ebbe ricuperata la libertà si mise all’opera per convertire in scoperta pratica ciò che ancora non aveva potuto esporre che teoricamente. Egli costruì un piccolo apparecchio della forza di circa due cavalli, col quale sollevava l’acqua del Tamigi “al di là del palazzo dell’arcivescovo di Canterbury” località che supponesi essere il Vauxall.
■ L’inventore pubblicò allora la sua scoperta, dicendola un mezzo mirabile ed il più energico conosciuto per innalzare l’acqua per mezzo del fuoco. Il museo britannico possiede il solo esemplare conosciuto della descrizione della macchina del marchese di Worcester. Essa è stampata sopra un foglietto volante e senza data, e presenta l’aspetto di una circolare diretta al pubblico per cercare sottoscrittori alla società delle acque progettata dal marchese; la macchina vi è presentata come una vera meraviglia, uno stupendous water-commanding engine, senza limiti di altezza o di quantità, non richiedente alcun ajuto di forza esterna, né addizionale per metterla e conservarla in movimento ecc. Si conserva pure una preghiera di ringraziamento scritta da lord Worcester in un impeto di entusiasmo, quando vide per la prima volta coi suoi occhi corporei l’esito di un esperimento fatto col suo water-commanding engine.
■ In tutto ciò non v’ha data, e non è cosa indifferente il notarlo. La descrizione della macchina del marchese di Worcerster si trova anche in un suo libro intitolato: Una centuria di invenzioni stampato nel 1666.
■ Il signor Wooderoft, nell’Ufficio delle patenti, il quale ha raccolto i documenti favorevoli alle pretese del suo illustre compatriota, afferma che l’opera summenzionata fu scritta nel 1655, che poi andò smarrita, e che fu rifatta e stampata nel 1663. Siccome è là che si trova la prima descrizione autentica della macchina del marchese di Worcester, vale a dire della prima macchina atmosferica, il signor Wooderoft opina che la medesima descrizione dovesse pure trovarsi nel manoscritto del 1655, senza però sostenere questa sua opinione con buone ragioni.
■ Ma tutto ciò non ha molta importanza; la cosa che ne avrebbe assai, sarebbe di provare che la macchina ha esistito realmente, perché non rimane nessun vestigio né di essa, né del modello primitivo, né dei disegni che servirono ad eseguirlo.
■ Ecco ora i documenti raccolti dal signor Wooderoft. Nel mese di maggio 1663, lord Worcester otteneva dal Parlamento un atto che gli assicurava i profitti eventuali ritraibili dalla sua invenzione, salvo un decimo dei profitti stessi da erogarsi in favore del re Carlo II; ora per ottenere codesto atto aveva dovuto depositare il modello della sua macchina. Nel medesimo anno il viaggiatore francese Samuele Sorbière vide questa macchina in azione al Vauxall. Lord John Somerset, fratello maggiore del marchese, viveva al Vauxall nel 1664. Finalmente, Cosimo III, granduca di Toscana, vide la macchina in questione nel 1669, e Walter Travers, prete cattolico, scriveva intorno a questa macchina nel 1670:
“L’esistenza della macchina di Worcester, continua il signor Wooderoft, deve pur essere stata conosciuta dal dottor Thomas Spratt, membro della Società reale che fece la critica del Libro dei viaggi (?) di Sorbière nel 1665; ed anche dall’onorevole Roberto Boyle, cui il dottor Hooke spedì la Descrizione del marchese. Il celebre dottor Hooke, membro della Società reale, che nel 1667 era andato a vedere la macchina, scriveva in proposito a Boyle. Lord Breseton vien citato dal dottor Hooke come lui che aveva scommesso che l’invenzione non otterrebbe nessun risultato. Il marchese scriveva nel 1669 al conte di Lotherdale e gli spediva un esemplare della sua Descrizione. La marchesa vedova di Worcester, che si era rimaritata, morì nel 1681, ed in quell’epoca la macchina, od i modelli o i disegni erano senza dubbio conservati con somma cura.”
■ Ecco una raccolta di prove morali, ma solamente morali, da appagare qualsiasi desiderio; tuttavia il signor Vooderoft ne sa trovare anche un’altra nel fatto che il marchese di Worcester, possedendo un warrant del fu re Carlo I, datato da Oxford il 5 gennajo 1630, col quale gli venivano accordati dei terreni pel valore di 40 mila sterline a titolo di rimborso d’un prestito che egli aveva fatto al sovrano, preferì invece di essere investito del decimo dei benefizii eventuali della sua invenzione, spettante al re in virtù dell’atto del Parlamento sopra menzionato. La confidenza di un inventore nell’esito della sua opera non implica necessariamente l’eccellenza di questa; non si può dunque inferire da questo fatto se non una cosa, vale a dire che la macchina esisteva e lasciava concepire molte speranze.
■ Comunque sia, il marchese restò povero. Sotto il Protettorato, egli era sì povero che, secondo un documento firmato da Oliviero Cromwell, ancora esistente, il Protettore gli faceva pagare dalla Tesoreria la somma di tre lire la settimana. La sua posizione finanziaria non sembra essersi di molto modificata sotto Carlo II. Egli morì ritirato in una modesta abitazione vicino a Londra il 3 aprile 1667.
■ Nella Centuria di invenzioni, il marchese di Worcester termina la descrizione della sua macchina manifestando il desiderio che un modello di questa venisse seppellito con lui. In conseguenza si è detto e pubblicato che questo modello doveva trovarsi o nel suo feretro o per lo meno nel sepolcreto di famiglia nella chiesa di Raglan (contea di Menmuth). In fatto non lo si trovò né qui né là, e tutto si riduce a semplici congetture.
■ Dopo ciò, a noi sembra che, malgrado le incertezze in cui versano le affermazioni dei partigiani di Worcester, il titolo di inventore del primo sistema di macchina atmosferica che abbia ricevuto un principio di applicazione pratica, gli sia effettivamente dovuto, ma pensiamo in pari tempo che la macchina fosse imperfetta e non usabile in pratica.
■ Ma la pienezza dei tempi era vicina: nel 1699, cinque mesi dopo la morte di Enrico Somerset primo duca di Beaufort figlio del marchese di Worcester, Tomaso Savery fu ammesso a presentare il modello della sua macchina alla Società reale, ed è noto che alla fine, ma non senza contrasti, la macchina venne accettata.
■ Lord Worcester discendeva dalla famiglia reale dei Plantageneti, d’origine francese.”