Gretry (1883)

Da La Scienza per Tutti, Anno III, N. 47, 24 novembre 1883.

“GRETRY. — MIEI SGUARDI SI FISSAVANO SULLE CARROZZE E SEMBRAVANO ATTIRARE GLI SPETTATORI ED IMPLORARNE L’INDULGENZA…”

” ■ Andrea Ernesto Modesto Gretry nacque a Liegi l’11 febbrajo 1741. Raggiunta l’età di sei anni, suo padre, che era primo violino alla collegiata di San Denis, lo fece accettare nei cori.
■ I mali trattamenti che gli faceva soffrire il bestiale maestro della scuola corale non eran fatti per la delicata complessione del giovine Gretry, e forse quel metodo brutale di insegnamento lo avrebbe imbecillito, se suo padre non lo avesse levato di là per metterlo in un’altra scuola diretta dal Leclerc, uomo di modi gentili e carezzanti.
■ Il padre di Gretry soleva pure condurlo alle rappresentazioni di una compagnia italiana di canto, la quale eseguiva le opere di Pergolese e di Buranello. Mercé questo doppio insegnamento il ragazzo riacquistò rapidamente il tempo perduto, e quando si ripresentò nel coro, cantò in guisa da meritare gli encomii dei canonici e del suo antico maestro.
■ Il futuro autore del Riccardo cuor di leone per poco non fu vittima di una disgrazia il giorno della sua prima comunione. Vige in Liegi la pia credenza che le preghiere, fatte dai fanciulli in quel giorno solenne, sieno esaudite. Gretry implorò da Dio la grazia di morire nel giorno stesso, se non doveva diventare un uomo onesto e valente nell’arte sua, poi andò a giocare co’ suoi coetanei. Nel campanile della cattedrale esisteva un orologio con musica, animato da un meccanismo di legno formato da travi di enorme grandezza. I fanciulli si arrampicano su quei legni, il giovane Gretry perde l’equilibrio, una trave si stacca e gli cade addosso. Il fanciullo sviene e, condotto a casa, i genitori lo credono morto. Poco dopo risensa e se la cava col solo tributo di una buona dose di paura.
■ Gretry era nato compositore, e prima ancora di aver studiato il contrappunto, scrisse un motetto a quattro voci ed una fuga istrumentale, prove che persuasero i di lui genitori ad affidarlo alle cure di Renekin, organista della cattedrale, che lo iniziò nell’armonia, poi a Moreau, maestro di cappella a San Paolo, che l’istruì nel contrappunto.
■ Poco dopo compose una messa, che fu eseguita e gli valse dai canonici una borsa al collegio liegese di Roma. In allora le comunicazioni erano difficili ed il nostro giovine maestro dovette, per istrettezze finanziarie, percorrere a piedi tutta la strada da Liegi a Roma.
■ Giunto in quella metropoli nel 1759, Gretry studiò il contrappunto per quattro o cinque anni sotto Casali, poi si fece nominare membro dell’Accademia filarmonica di Bologna. Il suo primo lavoro drammatico fu un intermezzo intitolato: La Vendemmiatrice, al quale il pubblico romano fece bella accoglienza.
■ Gretry, che sempre bramava ripatriare, partì dall’Italia nel gennajo 1767 coll’idea di recarsi a Parigi, ma per le sue strettezze economiche si fermò a Ginevra, ove diede lezioni di canto e si esercitò nello stile francese, rinnovando la partitura di Isabella e Gertrude, opera che piacque e gli procurò le felicitazioni di Voltaire.
■ Un anno dopo faceva il suo ingresso in Parigi nel momento in cui Philidor, Monsigny e Duni dividevansi l’impero della scena lirica. Appena giunto cercò indarno chi gli desse un melodramma da musicare, e per più di due anni bussò frustraneamente a tutte le porte dei poeti e dei verseggiatori; finalmente gli si dischiuse quella di Du Rozoy.
■ Questo giovane poeta, oscuro al pari del musicista, gli scrisse i Matrimoni sanniti; opera che cadde sin dalle prove.
■ Il pubblico privilegiato che vi assisteva sentenziò ad unanimità che Gretry non era nato per la musica drammatica.
■ Dopo tale verdetto non si parlò più di esecuzione, tuttavia malgrado il disastro dei Matrimoni sanniti, il conte di Creutz, inviato di Svezia, che aveva intraveduto il merito del compositore non disperò del di lui avvenire. Gli fece dare da Marmontel il libretto dell’Huron, opera in due atti, che fu rappresentata il 20 agosto 1768 sulle scene della Commedia italiana.
■ “Il giorno della prima rappresentazione, scrive Gretry a proposito di questo suo lavoro, io mi trovava in tale stato d’orgasmo che, appena suonate le tre, mi appostai sull’angolo della via Mauconseil, dov’era situato il teatro. Ivi i miei sguardi si fissavano sulle carrozze e sembravano attirare gli spettatori ed implorarne la loro indulgenza. Io entrai in sala soltanto dopo eseguita la prima parte del programma, e quando vidi che si stava per attaccare l’ouverture dell’Huron, scesi in orchestra per raccomandarmi al primo violino, ma questi era sì penetrato della mia musica che mi ritrassi senza dirgli verbo… La notte che seguì la prima rappresentazione dell’Huron fu la più bella della mia vita.”
■ A questo primo trionfo, pochi mesi dopo, tenne dietro quello della Lucilla (5 gennajo 1769), della quale il motivo del quartetto divenne per cosi dire l’inno nazionale della Francia dopo la Ristaurazione.
■ Si accusava Gretry di mancare di gajezza ed egli rispose all’accusa col Quadro parlante (20 settembre 1769) opera piena di brio e di motivi allegri e spigliati.
■ L’anno appresso ritornò ai melodrammi un po’ sentimentali e scrisse Silvano, uno de’ suoi migliori spartiti.
I due avari rappresentati alla Commedia italiana il 6 dicembre 1770, potrebbero udirsi con piacere anche in oggi, ove non li guastasse il dialogo floscio e scipito.
■ Gretry, che sino a quest’epoca fu sempre fortunato sulla scena, cadde coll’Amicizia alla prova, ma si riconsolidò colla Zelmira e Azor, opera-fiaba che gli fruttò una vera ovazione.
■ La tragedia lirica Cefalo e Procride che si rappresentò all’Opéra nel 1775, non incontrò il favore del pubblico, e così fu dei Matrimoni sanniti, che Gretry si ostinava a voler far piacere, e del dramma buffo Matrocco.
■ Da quell’epoca in poi la musa feconda di Gretry non rimase inoperosa, e troppo lunga sarebbe l’enumerazione di tutti i lavori da lui composti sino al 1785, anno che segnò il punto culminante della di lui carriera. Infatti fu nel 1785 che ebbe luogo la rappresentazione del Riccardo cuor di leone, che fu un vero avvenimento musicale. In questa parola non c’è esagerazione di sorta, poiché quell’opera fece accorrere al teatro tutta Parigi, e dopo 90 anni si ascolta ancora con piacere.
Riccardo cuor di leone, rappresentato alla Commedia italiana il 25 ottobre 1785, segna l’apice, per non dire il termine della vita artistica di Gretry. Tutte le sue opere posteriori sono al disotto della fama che si era acquistata. Delfino e Mopsa, ultima opera di Gretry, fu rappresentata il 15 febbrajo 1803 e non piacque.
■ Gretry scrisse anche parecchi libri, fra cui il più importante ha per titolo: Memorie o Saggi sulla musica. È un’opera in tre volumi, dei quali gli ultimi due furono ristampati nel 1797 a spese della Stamperia Nazionale. Devesi pure alla sua penna un Metodo semplice per imparar a preludiare in poco tempo con tutte le risorse dell’armonia, e, chi lo crederebbe? anche un’opera politica intitolata: La verità, ovvero ciò che fummo, ciò che siamo, ciò che dovremmo essere, pubblicata nel 1802.
■ Il prestigio della musica di Gretry subì un aspro attacco in conseguenza della trasformazione avvenuta nell’arte melodrammatica pochi anni prima della Rivoluzione. Nel 1789, quando sopravvennero gli avvenimenti che lo rovinarono, perché gli fu soppressa la pensione, egli non era già più il compositore in voga. Il disastro non fu che momentaneo. Comparve Elleviau, e Gretry secondato dal valore di questo cantante, si cattivò nuovamente il pubblico. Colla voga tornò anche la fortuna. Bonaparte gli accordò una pensione annua di 4000 franchi. Dopo aver acquistato a Montmorency la proprietà dell’Eremitaggio, antica dimora di G.G. Rousseau, pensava di ritirarsi colà a finire tranquillamente i suoi giorni, ma la morte di un suo vicino, assassinato il 30 agosto 1811, lo intimorì e lo rimandò a Parigi. La sua dimora nella capitale fu breve: appena comprese che le forze gli mancavano, ritornò all’Eremitaggio, ed ivi morì il 24 settembre 1813.”