Halley (1883)

Da La Scienza per Tutti, Anno III, N. 48, 1 dicembre 1883.

“HALLEY. — LO CZAR PIETRO IL GRANDE, DI PASSAGGIO A LONDRA, VA A CONSULTARE HALLEY.”

” ■ Edmondo Halley nacque in Haggerston presso Londra l’8 novembre 1656. Questo celebre astronomo e geometra inglese si applicò sin dalla prima giovinezza allo studio delle lettere e delle lingue antiche. Egli emergeva in questi studii, ma appena acquistate le prime nozioni di astronomia si sentì attratto da questa scienza, della quale si era innamorato facendo delle osservazioni con istrumenti rozzi ed insufficienti e nondimeno non prive di risultato.
■ Halley, ancor giovinetto, osservò le variazioni dell’ago magnetico, che più tardi dovevano fornirgli subbietto di studi profondi. Avendo a diciannove anni risolto un problema difficilissimo per la determinazione degli afelii e delle eccentricità dei pianeti, chiese ed ottenne di essere inviato nel 1676 all’isola di Sant’Elena per compilare il catalogo delle stelle australi. Il mal tempo continuo l’obbligò ad abbandonare l’isola dopo un anno di soggiorno, col rammarico di non aver potuto osservare che trecentosessanta stelle. Tuttavia, e quasi per risarcimento delle contrarietà sofferte, ebbe il destro di fare l’osservazione di un passaggio di Mercurio sul disco solare, e sino da quel momento presentì che tali osservazioni, applicate al passaggio di Venere, potrebbero servire col massimo vantaggio alla determinazione della paralasse del sole, e per conseguenza a far conoscere la distanza dalla terra al sole colla maggior precisione possibile.
■ Ritornato a Londra, pubblicò nel 1679 le sue osservazioni col titolo: Catalogus stellarum australium, ecc.
■ Poco tempo dopo imprese un viaggio in Europa, nel corso del quale si legò in amicizia colla maggior parte degli scienziati eminenti in astronomia. I suoi viaggi non solo contribuirono ad aumentare il tesoro delle di lui cognizioni, ma eziandio ad allargare la cerchia delle sue relazioni. Di ritorno in patria dettò uno straordinario numero di memorie sull’astronomia, sulla geometria, sulla fisica, ecc., che furono inserite nelle Transazioni filosofiche.
■ Nel 1696, Guglielmo II ordinò la rinnovazione delle monete e fece costruire cinque zecche fuori di Londra. Il nostro astronomo fu nominato controllore di quella di Chester. Questo impiego, l’unico extra-scientifico che credette bene di accettare, non lo conservò che pel corso dei due anni che durò il conio.
■ Nel 1698, esplorò l’oceano Atlantico, con missione di determinare la legge delle variazioni magnetiche e di tentare nuove scoperte.
■ Nel 1700 egli si trovava nelle terre australi, ove raggiunse il grado 52 di latitudine sud, e nei due anni successivi rinnovò le esplorazioni.
■ Ritornato in patria sulla fine del 1702, Halley fu nominato successore a Wallis nella cattedra di geometria ad Oxford, e nel 1720 passò astronomo reale all’osservatorio di Greenwich, carica rimasta vacante per la morte di Flamsteed. Appassionato per la sua scienza celeste, volle rifare la teoria della luna. Le nuove tavole da lui compilate l’occuparono sino alla morte, e non videro la luce che nel 1749.
■ La Società reale di Londra e l’Accademia delle scienze di Parigi lo vollero socio, e la prima lo elesse suo segretario perpetuo nel 1713.
■ Allorché lo czar Pietro il grande visitò l’Inghilterra volle vedere Halley. Lo interrogò intorno alla flotta che aveva divisato di formare ed alle scienze e le arti che voleva introdurre ne’ suoi Stati, e rimase cotanto soddisfatto delle di lui risposte e della di lui conversazione, che lo ammise alla sua mensa e se ne fece un amico.
■ D’altra parte giova notare che Halley era fregiato di tutte le qualità essenziali per farsi amare da’ suoi eguali; egli possedeva la prima di tutte, li amava. Senza ambizione e pago di una onorevole mediocrità, non si immischiò mai nelle turbolenze che a’ suoi tempi agitarono la sua patria, e si tenne sempre lontano dalle discussioni politiche. Franco e deciso nei suoi giudizii, eguale ed ordinato nei suoi costumi, dolce ed affabile, mostravasi sempre pronto a rendere servigi ed a dar prove del suo raro disinteresse. Egli dischiuse alla sua patria il cammino delle ricchezze coi suoi lavori sulla navigazione, ed aggiunse a questa gloria quella di non aver mai fatto nulla per arricchire sé stesso. A tali prerogative Halley univa quella di un buon umore inalterabile, che né i suoi studi astratti, né la vecchiaja, né la paralisi che l’incolse qualche anno prima della sua morte fecero mai smentire. Morì all’osservatorio di Greenwich il 25 gennajo 1742. Fra le sue opere la più importante è la teoria delle comete. In essa egli applica i principii di Newton al corso delle comete, e riconosce la periodicità di questi astri. Egli dimostrò che le comete degli anni 1531, 1607, 1082 non erano che una sola e medesima cometa che si era mostrata a noi per tre volte. Convinto della verità della sua teoria predisse nel 1705 che la cometa osservata da Keplero nel 1607, e che egli riteneva essere la medesima di quella del 1682, che poi si chiamò la cometa di Halley, sarebbe ricomparsa nel 1758. Questa cometa ha una rivoluzione di settantacinque anni: apparve nel 1305, 1380, 1456, 1531, 1607, 1682, 1758, 1835 e si rivedrà nel 1911. Era la prima volta che sulla base di osservazioni astronomiche e di principii matematici si giungeva a scoprire la natura del moto delle comete e la durata della loro rivoluzione.
■ Halley è pure l’autore di una Teoria delle variazioni dell’ago magnetico, opera che venne tradotta in tutte le lingue, come lo fu il suo Catalogo delle stelle, perché di sommo vantaggio ai naviganti. Egli tradusse anche dall’arabo due testi di matematica, dopo essersi dedicato allo studio di quella lingua espressamente per tale scopo.
■ Si deve pure ad Halley l’invenzione di una campana da palombaro che venne esperimentata da lui medesimo nel 1721. Questa campana fu poi modificata dallo svedese Triewal, e perfezionata in seguito da Spaldini.”