Dalla Rivista Enciclopedica Contemporanea, dispense del 1918.
Di M..
” ■ La guerra mondiale che da ben quattr’anni si svolge non ha risparmiato neppure le navi ospedali. È evidente che queste navi, trasportando esclusivamente feriti, malati, medicinali e personale sanitario, potrebbero percorrere con piena sicurezza gli oceani, protette dalla sacra bandiera del dolore e della pietà, ed avere, occorrendo, l’aiuto del belligerante capace di fornirlo con maggiore facilità ed efficacia, sia amico o nemico… Ma purtroppo non è così. Gli aeroplani colpiscono assai di frequente gli ospedali terrestri ed i siluri e le mine affondano le navi ospedali.
Le navi ospedale affondate. — La prima nave ospedale affondata durante l’attuale conflitto è il Portugal, piroscafo delle Messageries francesi, il quale, trovandosi nelle acque del Mar Nero all’inizio delle ostilità, venne regolarmente trasformato in una nave ospedale franco-russa. La Turchia riconobbe ed accettò questa trasformazione, ma ciò non impedì che ne avvenisse il siluramento, davanti alle coste dell’Anatolia il 30 marzo 1916, in pieno giorno, quando erano visibilissimi i segnali che dovevano contradistinguerla dalle altre navi. In seguito a quel siluramento perirono 115 persone.
■ Tre giorni dopo il governo russo, protestava energicamente contro la Germania per l’infame delitto, dimostrando in pari tempo, e colla maggiore evidenza, che il Portugal non aveva a bordo, né materiale bellico né soldati. La protesta non fece però cessare gli attacchi: nella notte dal 20 al 21 marzo 1917 venne affondata la nave ospedale inglese Asturias. Nell’affondamento 39 persone rimasero ferite e 43 uccise. Dieci giorni appresso, dal 30 al 31 dello stesso mese, venne silurata un’altra nave ospedale inglese, il Gloucester Castle e, per un vero miracolo, non si ebbero a deplorare delle vittime. Il 10 aprile fu la volta del Salpa. Nell’affondamento, dovuto all’urto di una mina, si ebbero 52 morti. Il 17 si verificò un duplice siluramento, con 78 vittime: il Lanfranc ed il Donegal, ed il 26 maggio venne affondato, a due riprese, senza preavviso di sorta, nelle acque del Mediterraneo, il Dover Castle. Da 26 maggio a tutto il dicembre 1917 non si ebbero altri siluramenti di navi ospedale. Nel primo trimestre del 1918 se ne registrarono tre: il 4 gennaio venne silurato il Rewa; il 26 febbraio il Glenart Castle, ed il 10 marzo il Guidford Castle, tutti e tre inglesi e muniti dei segnali regolamentari. Si ebbe quindi una interruzione sino al 27 giugno, giorno in cui, verso le 22,30 veniva silurato, a 116 miglia a sud-ovest di Fastuot il Llandovery Castle, proveniente dal Canadà ed equipaggiato da 258 persone, delle quali se ne salvarono appena 24.
Gli accordi internazionali violati. — Per dare un’idea chiara e precisa della gravità dei delitti commessi mediante tali siluramenti sarà bene ricordare, sia pure molto sommariamente, gli accordi internazionali relativi alle navi ospedale. Colla convenzione di Ginevra del 20 ottobre 1860 si neutralizzavano il personale religioso, medico ed ospedaliero di tutte le navi catturate, le navi della Croce Rossa ed il loro personale, e si lasciavano sottoposte alle leggi della guerra le navi ospedale delle nazioni belligeranti. Questa convenzione non venne però mai ratificata dalle potenze. L’Istituto del Diritto Internazionale, nella riunione tenuta a Copenaghen nel 1897, esaminò gli accordi relativi alle navi ospedali ed a molti parvero alquanto deficienti. Non venne però ad alcuna conclusione definitiva. La questione fu quindi portata alla Conferenza della Pace del 1899, la quale riuscì a stabilire una convenzione di 14 articoli, che venne definitivamente firmata il 29 luglio. I belligeranti si obbligarono, in forza di tale convenzione, a rispettare le navi ospedale, a non catturarle e distruggerle. Essi potevano soltanto, in determinati casi, in virtù del diritto di visita, impossessarsi dei naufraghi, dei feriti e dei malati che si trovavano a bordo.
■ Questi accordi furono confermati e migliorati dalla X Convenzione dell’Aja, la quale distingue le navi ospedale dalle navi ospedaliere. Le prime sono costrutte ed adattate espressamente ed unicamente per arrecare soccorso ai feriti, ai malati ed ai naufraghi. I loro nomi devono essere comunicati, prima di farle entrare in servizio, ai belligeranti. Esse non possono venir catturate per tutta la durata delle ostilità. Le navi ospedaliere vengono invece equipaggiate, in tutto od in parte, da privati o da associazioni ufficialmente riconosciute, di paesi neutri o belligeranti. Anch’esse hanno diritto di essere rispettate e di essere esenti da cattura, purché le potenze alle quali vanno in aiuto abbiano notificato il loro nome al nemico prima che entrino in servizio; ed abbiano il consenso del loro governo se si tratta di navi equipaggiate da privati o da società di nazioni neutrali. Le navi ospedaliere devono inoltre arrecare soccorso ai feriti, ai naufraghi ed ai malati di tutti i belligeranti, senza alcuna distinzione di nazionalità; non possono essere utilizzate per nessuno scopo militare; non devono ostacolare i movimenti dei combattenti e sono obbligate a sottomettersi al controllo ed alla visita dei belligeranti, i quali possono rifiutare il loro aiuto, ingiungere loro di allontanarsi; imporre una direzione determinata, mettere a bordo un commissario e trattenerle tutte le volte che la gravità della situazione lo esige.
■ La convenzione, per ridurre al minimo le contestazioni e le discussioni, aveva stabilito anche i distintivi per le due categorie di navi prese in esame. Le navi ospedale devono avere la tinta esterna bianca, con una striscia orizzontale verde della larghezza di un metro e mezzo. Le navi ospedaliere si distinguono dalle prime avendo questa striscia di color rosso. Tanto le une come le altre devono issare, assieme alla bandiera nazionale, anche il vessillo della Croce Rossa, prescritto dalla convenzione di Ginevra. Le navi ospedaliere devono pure portare la bandiera dello Stato al quale portano aiuto. Durante la notte devono essere illuminate in maniera da rendere perfettamente visibili i segnali che le caratterizzano. Tutte le navi adibite al servizio possono inoltre avere una istallazione radiotelegrafica, e delle armi destinate a mantenere l’ordine a bordo ed a difendere feriti e malati. L’art. 12 aggiunge anche, colla maggiore chiarezza possibile, che il personale religioso, medico ed ospedaliero è inviolabile; che non può essere fatto prigioniero di guerra, mentre i malati, i naufraghi ed i feriti raccolti a bordo possono essere catturati.
Le proteste tedesche. — Nonostante tutta la chiarezza di questa convenzione, la Germania tentò di cavillare sull’interpretazione di alcuni punti colla speranza di giustificare i suoi infami delitti. Il governo tedesco sostenne che la Convenzione dell’Aja veniva, naturalmente, violata dalle navi ospedali della Francia e dell’Inghilterra, perché, tanto le une come le altre, venivano spesso utilizzate per trasportare anche truppe e munizioni. Esso aggiunse inoltre che il trattato del 1907 non solo proibisce di utilizzare le navi ospedali per conseguire scopi militari, ma accorda il diritto ai belligeranti di imporre alle medesime una direzione determinata. Ciò premesso il governo di Berlino ricordava che col suo memoriale del 29 gennaio 1917 aveva proibito il passaggio delle navi ospedale dell’Intesa nella Manica e nelle acque occidentali del Mare del Nord e, non tenendo alcun conto della protesta inglese del 1° febbraio, ne dedusse che i suoi sottomarini erano in piena regola ed avevano tutti i diritti di affondare le navi ospedale degli Alleati.
■ L’audacia tedesca giunse persino ad affermare, in un memoriale diretto il 25 gennaio 1917 alla Francia ed all’Inghilterra per mezzo della Spagna e degli Stati Uniti (allora neutrale), che la Germania poteva provare che le navi ospedale dell’Intesa avevano varie volte violato la Convenzione dell’Aja, trasportando munizioni e truppe. Ma invitata categoricamente a fornire queste prove dovette limitarsi a citare la testimonianza di un cantante austriaco, certo Alberto Messany, il quale, avendo fatta la traversata da Malta (ove era stato internato all’inizio della guerra) all’Inghilterra, nel novembre del 1916, come malato, a bordo della nave ospedaliera Britanic, avrebbe potuto constatare che a bordo di questa nave si trovavano 2.500 soldati inglesi perfettamente validi. È superfluo dire che quest’unica testimonianza … austriaca, venne presa nella dovuta considerazione dalle potenze neutrali alle quali fu sottoposta la quistione.
■ Ma Berlino non si dette per vinta. Il 26 luglio — sei mesi più tardi — citò la testimonianza di un soldato… tedesco, riuscito ad evadere dalla Francia, il quale affermava di avere constatato varie volte a Calais il trasporto delle truppe mediante le navi ospedale. Questa seconda testimonianza non fu, naturalmente, più fortunata della prima. La Francia e l’Inghilterra poterono con molta facilità dimostrare l’infondatezza delle affermazioni tedesche, facendo notare che la Germania invece di ricorrere a testimonianze vaghe, interessate e tardive, indegne di essere prese in considerazione anche da un tribunale ordinario, poteva benissimo esercitare il suo diritto di controllo e di cattura; poteva mettere il suo commissario a bordo, il quale avrebbe fatto condurre la nave in un porto prestabilito, qualora la stessa avesse abusato dei suoi diritti. Ma la Germania si è sempre guardata dal prendere queste misure. Se avesse esercitato il diritto di visita si sarebbe tolto di mano uno dei suoi, per quanto magri, pretesti.
■ L’art. 4 della Convenzione dell’Aja del 1907 autorizza realmente un belligerante ad imporre ad una nave ospedale del nemico una direzione determinata, ma non dà il diritto di proibire, una volta per sempre, a tutte le navi ospedale la navigazione in un mare come la Manica, e di obbligare quindi i feriti a compiere un lungo giro mentre potrebbero essere portati a terra in brevissimo tempo. Il diritto di imporre in certi casi una rotta determinata ad una nave ospedale è determinato dalla necessità di serbare il segreto sulla preparazione e sullo svolgimento di operazioni militari, e di operare liberamente senza preoccuparsi di non colpire le navi che trasportano i feriti. Ad ogni modo l’assegnazione della rotta da seguire dovrebbe essere fatta caso per caso, perché altrimenti si finirebbe coll’imporre loro, come fece il governo tedesco, di non navigare nella zona di combattimento, cioè dove è più necessaria che altrove la pietosa opera loro.
■ I tedeschi cercarono pure di giustificarsi citando il caso dell’Ofelia, nave ospedale germanica, fermata da un sottomarino inglese nell’ottobre del 1914. Il tribunale delle prede di Londra ed uno speciale consiglio privato la dichiararono buona la preda, perché l’Ofelia, fu sequestrata mentre cercava di abusare dei diritti accordati alle navi ospedale. L’inchiesta stabilì infatti che essa non era costrutta in modo da portare i migliori soccorsi ai feriti ed ai malati, ma aveva tutto quanto è necessario per servire da semaforo militare. Anche questa protesta tedesca era adunque priva di fondamento poiché la Convenzione dell’Aja stabilisce, colla maggiore chiarezza e precisione, che le navi ospedale «devono essere costrutte ed arredate specialmente ed unicamente allo scopo di arrecare soccorso ai feriti, ai malati ed ai naufraghi».
Rappresaglie ed accordo. — Le nazioni dell’Intesa, dopo avere inutilmente protestato contro le atrocità germaniche colla nota inglese del 1° febbraio 1917; con quella franco-inglese del 24 aprile e con quella francese del 25 luglio, stabilirono di imbarcare un certo numero di prigionieri tedeschi a bordo delle navi ospedale e di bombardare cogli aereoplani inglesi Friburgo di Brisgovia in segno di rappresaglia. La Germania inviò dapprima dei prigionieri inglesi nelle località maggiormente esposte al bombardamento aereo, ma poi finì col rendere meno frequenti gli attacchi alle navi ospedale. Il Re di Spagna, giustamente preoccupato della gravità della situazione che si andava delineando, offerse l’opera sua per chiarire ogni malinteso e per indurre la Germania a rientrare nella legalità. Dopo varie discussioni il governo tedesco annunciava, con un radiotelegramma del maggio 1917, di rispettare le navi ospedale anche nella zona proibita colla sua dichiarazione del 31 gennaio dello stesso anno. Esso esigeva però che quelle provenienti dalla Grecia dovessero «toccare il porto di Kalamata (Peloponeso) e marciare fra Kalamata e Gibilterra, ad una velocità determinata ed indicata dal governo tedesco. I nomi delle navi ospedale, l’epoca del loro arrivo e della loro partenza a Kalamata ed a Gibilterra dovevano essere annunciati, in ogni caso particolare, almeno sei settimane prima. Per ogni viaggio un rappresentante di un governo neutro, incaricato degli interessi della Germania nel paese del quale la nave batte bandiera, farà una dichiarazione speciale attestante che la nave non ha a bordo che feriti, malati e personale sanitario, e che non trasporta altri oggetti che quelli destinati alla cura dei malati».
■ È evidente che tali condizioni erano troppo umilianti per l’Intesa e che non potevano essere accolte anche per il fatto che, dati i rapporti fra i viaggi delle navi ospedale e l’accentuarsi od il diminuire delle operazioni militari nella stessa località, potevano fornire, sia pure indirettamente, preziose informazioni al nemico. Le trattative continuarono e nel corso delle medesime la Germania si convinse della necessità di ridurre le sue pretese. Il 19 venne concluso il seguente modus vivendi: «A partire dal 10 settembre le forze navali germaniche rispetteranno le navi ospedale nel Mediterraneo che non avranno più da essere scortate da navi armate. S.M. il Re di Spagna ha consentito di porre a bordo delegati che constateranno che le navi ospedale sono esattamente utilizzate ai fini che sono loro propri e che garantiranno colla loro presenza la perfetta esecuzione dalle regole della Convenzione dell’Aja. A partire dalla stessa data gli ufficiali germanici prigionieri di guerra saranno sbarcati dalle navi ospedale. Da parte sua il governo germanico ritirerà simultaneamente i prigionieri francesi da tutte le località nelle quali erano stati inviati per rappresaglia».
La Germania non mantiene le nuove promesse. – Il 21 agosto quattro ufficiali della marina spagnuola furono imbarcati a bordo delle navi ospedale e vennero sbarcati dalle medesime i prigionieri tedeschi. Ogni quistione avrebbe dovuto essere regolarizzata definitivamente e nessun affondamento di navi ospedale avrebbe più dovuto deplorarsi per l’avvenire.
■ Ma colla Germania non si possono nutrire speranze di questo genere, perché i suoi trattati sono e saranno sempre, tutte le volte che alla stessa fa comodo, dei semplici stracci di carta. Nel 1918 si ebbero infatti — purtroppo! — i siluramenti delle navi ospedale più sopra accennati.
■ Anche per questi ultimi siluramenti la Germania cercò nuovi pretesti, ma una nota del ministro degli esteri spagnuolo, recante la data del 1° giugno 1918 dichiara, colla maggiore chiarezza, che l’inchiesta fatta dal suo governo gli permetteva di affermare che i piroscafi inglesi, francesi ed italiani, aventi le condizioni di navi ospedale, a bordo dei quali si trovano delegati spagnuoli, agiscono con una perfetta correttezza e sono destinati esclusivamente al trasporto dei feriti e malati.
■ Ma neppure questa dichiarazione non ebbe quei risultati che si aveva tutti i diritti di attendere. L’inchiesta sull’affondamento del Llandovery Castle dimostrò infatti che l’attacco alla nave fu deliberato e premeditato e che fu compiuto in conseguenza di ordini dati al sottomarino da qualche autorità superiore germanica che pretendeva conoscere la presenza di ufficiali aviatori.
■ Siamo quindi in presenza di un piano prestabilito dall’alto comando germanico di distruggere le navi ospedale con e senza prove e non esercitando il diritto di visita e di indagine. Quando la nave ospedale fu silurata, il sottomarino fece ripetuti tentativi per colpire ed affondare il battello nel quale era il capitano. Questi si ritirò ed udì far fuoco nella direzione del luogo ove dovevano essere gli altri battelli, poiché nessuno di questi, nei quali, tra gli altri, vi erano 14 infermiere, è ritornato. Deve perciò presumersi che essi furono affondati a colpi di cannone. Il comandante tedesco tentò di assassinare tutti i testimoni del suo delitto, di affondare la nave senza lasciar traccia, secondo la nota frase del conte Luxbourg.
■ Di fronte a tutto questo non si può a meno di essere pienamente d’accordo col presidente Wilson quando afferma che non si possono più firmare accordi coll’attuale governo germanico.”

