Dalla Rivista Enciclopedica Contemporanea, dispense del 1918.
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” ■ Eroico aviatore italiano, nato a Lugo di Romagna il nove maggio 1888, caduto il 19 giugno 1918, durante la nostra vittoriosa controffensiva sul Piave.
■ Benché figlio unico, i genitori non lo sconsigliarono di dedicarsi alla carriera militare e nell’ottobre del 1907, avendo compiuti gli studi nel Collegio dei Nobili all’Abbadia Fiesolana ed ottenuta la licenza al Liceo Dante Alighieri di Firenze, l’inviarono alla Scuola Militare di Modena, ove non tardò a mettere nella migliore evidenza quelle doti che garantiscono il migliore avvenire nelle file dell’esercito. Due anni appresso il 19 settembre del 1909, venne promosso sottotenente di cavalleria, nel «Piemonte Reale»; divenne uno dei migliori ufficiali di cavalleria ed ebbe ben presto l’occasione di farsi notare non solo nelle eleganti riunioni per la caccia alla volpe nella campagna romana, ma anche nei grandi concorsi ippici internazionali, tenuti durante le feste del Cinquantenario della proclamazione del Regno d’Italia, nei quali vinse ripetutamente importanti premi, tanto a Roma come a Torino.
■ Quando l’Italia per tutelare i suoi diritti nel Mediterraneo riconobbe la necessità di assicurarsi il possesso della Tripolitania e della Cirenaica, il baldo ufficiale non poté partecipare alla guerra italo-turca perché la nostra cavalleria non venne impiegata largamente in quelle fortunate operazioni ed il «Piemonte Reale» vi inviò appena sei ufficiali ed 83 soldati. Quando le nostre autorità militari si convinsero dell’opportunità di costituire, col concorso del reparto dell’Aviazione Militare del Battaglione Specialisti del genio (creato col decreto del 10 marzo 1911) il Battaglione Aviatori, e di trasformare questo Battaglione, col decreto del primo gennaio 1915, nell’attuale «Corpo Aereonautico Militare» Francesco Baracca decise di dedicarsi all’aviazione ed in breve conseguì brillantemente il brevetto di pilota aviatore dall’Aereo Club di Francia su di un apparecchio Henriot. Ritornato in Italia frequentò ancora la Scuola d’Aviazione della Malpensa, per esercitarsi nel pilotaggio degli apparecchi Newport e, sul finire del 1912, ottenne definitivamente il brevetto di pilota militare. Conseguita la promozione a tenente, fu assegnato alla prima squadriglia di Mirafiori, dalla quale, nel luglio 1913, passò a quella Newport. Le numerose esercitazioni militari non gli impedivano di partecipare a quei frequenti raids che tanto contribuirono allo sviluppo dell’aviazione. Nel settembre del 1913 compì il viaggio aereo Milano-Bologna e si recò ad eseguire ardite ed emozionanti evoluzioni sulla sua Lugo — città di circa 15.000 abitanti, distante 24 chilometri da Ravenna — le quali provocarono grandi manifestazioni di entusiasmo da parte dei suoi concittadini.
■ Dopo la nostra dichiarazione di guerra all’Austria, il tenente Baracca — che nel dicembre del 1914 era stato aggregato alla squadriglia di Pordenone — venne inviato in Francia affinché si perfezionasse maggiormente in alcune speciali manovre cogli apparecchi da caccia. II valoroso ufficiale si mise ben presto in grado di conseguire lo scopo prefissosi, e nell’agosto successivo, ritornato in Italia su di un apparecchio Newport, venne assegnato alla squadriglia di Campoformio, incaricata della difesa di Udine. Gli eroismi del Baracca rimasero confusi con quelli dei suoi degni compagni sino al sette aprile 1916, giorno in cui cominciò la meravigliosa serie dei suoi grandi trionfi, abbattendo, da solo, un aereoplano nemico. Le autorità militari gli conferirono la prima medaglia d’argento perché «con mirabile sprezzo del pericolo arditamente affrontava un apparecchio nemico, e, dando prova di alta perizia aviatoria e di gran sangue freddo, ripetutamente lo colpiva col fuoco della propria mitragliatrice fino a causarne la discesa precipitosa nelle nostre linee. Per impedire che gli aviatori nemici distruggessero l’apparecchio appena atterrato, discendeva anch’egli precipitosamente, raggiungendo lo scopo e concorrendo alla pronta cattura dei prigionieri».
■ Le vittorie del nostro «Asso degli Assi» si moltiplicarono: egli era divenuto invulnerabile e non risparmiò nessuno di coloro che impegnarono un duello contro di lui. Uno dei combattimenti più emozionanti fu sostenuto dall’indomito aviatore il 21 novembre 1916 nel cielo di Tolmezzo, e finì naturalmente coll’abbattimento dell’apparecchio avversario. L’11 febbraio meritò la terza medaglia d’argento per avere affrontato, nel cielo di Udine «un potente e ben armato aereoplano nemico, riuscendo, con ben diretto fuoco di mitragliatrice, a determinarne la caduta in territorio nazionale». Il 26 aprile 1917, in fiero ed accanito combattimento, con rara abilità e sommo disprezzo del pericolo, abbatteva un altro apparecchio conseguendo così la sua ottava vittoria. Questo meraviglioso atto di valore, compiuto nel cielo Carnico, venne premiato colla Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia.
■ Nel periodo che va dal marzo al giugno del 1917 l’opera del Baracca contribuì non poco a rendere sempre ріù valido il concorso della nostra aviazione alle operazioni terrestri.
■ Il 20 maggio il Baracca abbatteva nelle prime ore del mattino, il suo undicesimo aeroplano durante la battaglia sul Monte Santo. «La montagna — egli scrive — pareva un vulcano. Sono arrivato quando due dei nostri mettevano in fuga tre austriaci e il maggiore Piccio ne abbatteva uno al di là del Monte Cucco. Un quarto d’ora dopo assalivo da solo un Albatros su Plava. Egli si è ben difeso; ma dopo una cinquantina di colpi, con palle incendiarie, a 2200 metri, poiché vi erano le nubi, ed a trenta metri dal nemico, ho visto — spettacolo impressionante! — le fiamme a bordo. L’osservatore non faceva più fuoco e l’apparecchio, in pochi secondi, è precipitato, ardendo come una torcia».
■ Le strepitose vittorie riportate dal capitano Baracca che nel solo mese di maggio abbattè ben altri quattro aereoplani nemici provocarono il più vivo entusiasmo nella aua Lugo. Le dame romagnole gli offersero, nel giugno 1917, una magnifica pergamena, dipinta dall’artista triestino Guido Marussig, chiusa in una cornice di cuoio con borchia d’argento e custodita in una teca con contorni e stemma alato su argento a sbalzo. Il poeta romagnolo Luigi Orsini scrisse la bellissima dedicatoria. Francesco Baracca abbatteva il 19 agosto, alle 7,30 il suo 17° apparecchio «fra l’infuriare dei cannoni in terra ed in cielo». Era un Albatros scortato da un caccia a 2400 metri. L’opera da lui compiuta durante il nostro ripiegamento dell’ottobre e del novembre 1917 fu superiore ad ogni elogio. Il 21 ottobre — alla vigilia della grande offensiva austro-tedesca — il prode romagnolo abbatté per la prima volta due aereoplani in una sola giornata. Essi navigavano tranquillamente nel cielo della Bainsizza. I suoi compagni d’eroismo raccontano che l’«Asso degli Assi» li affrontò impavido e quando fu a 200 metri dal primo apparecchio incominciò le sue felici «manovre a montagna russa», facendo col suo aereoplano piccoli sbalzi, riuscendo mirabilmente a sottrarlo ai colpi delle mitragliatrici avversarie ed a far precipitare al suolo i due velivoli nemici. L’epica gesta si ripeté cinque giorni appresso e fece ascendere a 24 gli aereoplani abbattuti dal prode. I suoi prodigi di valore crebbero in proporzione diretta col pericolo che minacciò in quei giorni dolorosi la nostra patria. Quello che il capitano Baracca fece durante la nostra ritirata e l’organizzazione della nostra difesa sul Piave non può essere convenientemente descritto. Basterà ricordare che in quel burrascoso periodo meritò la promozione a maggiore per merito di guerra; ebbe la medaglia di bronzo al valore e la croce di guerra francese con palma; la croce belga colle spade incrociate; la stella dei Karageorgevich, l’ordine di Leopoldo II del Belgio, la Croce di guerra americana e quella della Corona d’Italia. Il sette dicembre il comunicato del generale Diaz annunziava che il Baracca aveva abbattuto il suo trentesimo aereoplano nemico. Verso la fine del 1917 dovette allontanarsi dalla fronte per compiere una delicatissima missione, ma, appena assolto il suo compito, ritornò sul campo dell’onore a dare la caccia ai più audaci guerrieri dell’aria nemici. Il bollettino del nostro Comando Supremo del 23 maggio segnala la 32a vittoria del prode.
■ Il maggiore concentramento di sforzi venne poi effettuato dal Baracca mentre gli austriaci preparavano l’offensiva del giugno 1918, durante la quale perdette la vita. Il 18 abbatté dopo asprissima lotta gli ultimi due aereoplani nemici.
■ Il 19 fu una delle giornate di lavoro più intenso per gli aviatori. Nel di lui campo non vi fu un momento di tregua. Mentre ardite pattuglie partivano per cielo nemico a portare il terrore e la morte nelle masse austriache, aereoplani feriti ritornavano alla loro base a riparare i guasti, a rifornirsi di benzina, a prepararsi per nuovi cimenti.
■ Verso le ore 17 il maggiore Baracca si diresse, per la quarta volta, verso il Montello, seguito da due apparecchi da caccia della sua squadriglia. I nostri aviatori, che avevano in quel momento il completo dominio del cielo della battaglia, mitragliavano le masse nemiche e compivano arditissime ricognizioni. Vi fu un istante in cui non si notava all’orizzonte neppure un apparecchio nemico. Francesco Baracca, che, per la sua ben provata perizia, aveva facoltà di agire di propria iniziativa, si spinse dapprima oltre il Piave, tenendosi, presso a poco all’altezza dei drakens nemici; poscia ritornò sopra il Montello nei dintorni del quale la battaglia divampava più accanita che mai. Verso le 18 si abbassò dai 300 ai 200 metri ed in alcuni momenti discese sino ai 150 per meglio appoggiare l’azione della fanteria, mitragliando senza tregua le masse austriache. Il tenente Osnaghi, che lo seguiva a breve distanza, notò chiaramente lo scompiglio prodotto dalle sue raffiche infernali nelle linee austriache, dalle quali partivano continuamente scariche disperate contro il velivolo audace che osava sconvolgere i piani dell’azione.
■ La lotta mortale fra il dominatore dei cieli e le numerose bocche da fuoco delle linee austriache si prolungò più del solito e terminò col trionfo del numero. Uno dei tanti colpi sparati dai fucili e dalle mitragliatrici austriache colpì l’aquila indomita in una parte vitale. Un lampo sinistro si sprigionò dal velivolo, una vampa avvolse le ali e l’aquila vittoriosa perdette la padronanza dei cieli e precipitò presso la destra del Piave, fra la Busa delle rane e l’Abbazia di Nervesa sul versante meridionale del Montello, in quel giorno in mano all’austriaco.
■ La salma dell’Eroe rinvenuta mediante attivissime e pericolose ricerche dai tenenti Ranza ed Osnaghi, dopo la riconquista del Montello, fu trasportata in automobile, al Campo degli Assi, ed ebbe solenni onoranze in zona di guerra ed a Lugo. La prima cerimonia, davvero commoventissima, si svolse poco lungi dalle linee del fuoco. Vi parteciparono il Conte di Torino, il generale Maggiorotti in rappresentanza del generalissimo Diaz; il generale Buongiovanni comandante superiore dell’aereonautica e Gabriele D’Annunzio, il quale pronunciò uno storico discorso per dimostrare che per i prodigi compiuti il Baracca «oggi, domani, sempre, sarà in noi, combatterà in noi, in noi resisterà non fino all’ultima goccia del nostro sangue ma fino all’ultimo granello della nostra cenere». Anche le onoranze di Lugo, alle quali parteciparono gli On. Chiesa, Rava e Podrecca, non avrebbero potuto riuscire più commoventi.”
