La seta. Regina delle fibre tessili (1939)

Da Le Vie del Mondo, Anno VII, N. 4, aprile 1939.
Di Roberto Tremelloni.

” ■ Il baco da seta sembra sia allevato, ai fini tessili, da almeno 45 secoli, se si crede agli storici che attribuiscono all’imperatrice cinese Sihing-Chi, moglie di Hoang Tu, il merito di aver scoperto questa utilizzazione e di aver incoraggiato la coltura del filugello e la coltivazione del gelso. E pare che per venti secoli il segreto dal quale era circondata questa coltura rimanesse ai Cinesi, per poi estendersi al Tibet, al Turkestan, all’Indocina, al Giappone, all’India, alla Persia. In Europa l’allevamento del baco sarebbe stato iniziato nel 552, negli ultimi anni del regno di Giustiniano; in Italia, poco dopo l’anno 1000.

“IL MERCATO DEI BOZZOLI NELL’ASIA CENTRALE
I bozzoli vengono ricevuti e controllati merceologicamente, in un magazzino di esportatori. La consegna «mercantile» è regolata da usi di piazza nei principali mercati.”

Gli usi della seta

■ Se lo storico dell’economia avrà un giorno tempo e voglia di ragionare intorno alle mutevoli vicende delle materie prime attraverso i secoli, senza dubbio la seta gli fornirà un materiale dovizioso. Tutto contribuisce a rendere oggetto di appassionata indagine economica un tessile che vanta una storia millenaria, e accompagna in vario senso e con varia intensità l’attività produttrice degli uomini, i loro bisogni e i loro consumi; che fa assistere al più singolare, al più intenso e al più ostinato sforzo di acclimatazione nei vari continenti; che prende cittadinanza e domina nel regno delle materie utili, sì da costituire una delle principali materie prime di scambio intercontinentale. Una parte preponderante della storia dell’arte del vestiario si riferisce alla seta, e nella legislazione suntuaria del passato è spesso ricordato questo prezioso tessile, come simbolo di privilegio o come espressione del lusso.
■ La seta non è soltanto una delle prime materie tessili conosciute, dopo la lana, ma è senza dubbio quella più ricca di caratteri merceologici pregiati: la più fine, la più tenace, la più morbida.
■ Di fronte agli svariatissimi impieghi che assumono le altre fibre tessili (e che si riassumono in tre gruppi: quelli per l’abbigliamento, quelli per l’arredamento o per la casa, quelli per utilizzazioni industriali), la seta limita generalmente la propria possibilità di consumo negli usi per l’abbigliamento e l’arredamento: specialmente tessuti per camicie e fodere, per fazzoletti, per sciarpe, per cravatte, per velluti; tessuti da vestiario femminile; calze, maglie, impermeabili. Numerosi tentativi sono stati compiuti per ampliare questa gamma di utilizzazioni, ma percentualmente il consumo di seta può dirsi destinato per oltre i nove decimi ai tessuti da vestiario o da decorazione e alla calzetteria o maglieria.
■ Nel gruppo dei tessuti serici non sono però da dimenticare le crescenti quantità che — per non citare il tipico impiego negli ombrelli — vanno ad usi industriali: dal modernissimo paracadute ad alcune tele per aerostati e aeroplani. Anche ad altri usi industriali la seta è destinata per la sua particolarmente alta resistenza (1). Essa ha, infatti, una tenacità tre volte e mezza maggiore di quella del cotone, due volte e mezza maggiore di quella del lino, tre volte maggiore di quella della lana: un filo di seta della sezione di un millimetro quadrato sopporta 40-45 chilogrammi, vale a dire è più tenace di un ugual filo di rame. Accanto a questa proprietà, la seta ha quella di essere particolarmente elastica, duttile, soffice al tatto.
■ La seta è l’unica fibra naturale che si può raffrontare a quelle artificiali a «filo continuo»: infatti, mentre la fibra della lana raggiunge lunghezze massime di 300 millimetri, quella del cotone di 50, quella del lino di 80, per la seta si ha generalmente una bava che è filabile (in ogni bozzolo) per 550-750 metri, oltre ai 130-150 metri che vanno perduti in filatura e che serviranno poi come cascame. La bava serica è la più sottile delle fibre tessili naturali: essa raggiunge perfino un ventesimo di millimetro di sezione, ed è così leggera da richiederne 3500-4000 metri per formare il peso di un grammo. Oggi le fibre artificiali hanno quasi raggiunto questa finezza, ma il baco da seta resta ancora il produttore della fibra più fine utilizzata industrialmente.

(1) Particolari doti della seta la qualificano — ad esempio — come filato tipico per usi chirurgici, per cucirini a fortissima resistenza, come tessuto tipico per alcune garze o veli da buratti, per veli da tendaggi.

“COME IL SEME DEI BACHI DA SETA SAREBBE GIUNTO IN EUROPA
Questa antica stampa ci mostra due monaci che presentano all’imperatore Giustiniano un bastone, racchiudente il seme dei bachi da seta trafugato in Cina.”

Localizzazione della sericoltura e dell’industria tessile

■ La trasformazione chimica che il baco del Bombix mori opera nella sua effimera esistenza (poco meno di due mesi) è oggi ritenuta di rendimento economico assai limitato, poiché il peso della seta utile agli effetti industriali non supera il 3,5% del peso a secco della foglia di gelso utilizzata, e solo il 12% dell’azoto sottratto al terreno entra nella composizione della fibra filabile.
■ In queste valutazioni il baco è considerato soltanto come una macchina trasformatrice e col criterio contabile delle materie richieste al terreno ed offerte al consumo: ma, se si aggiunge a tale considerazione quella dell’imponente contributo di lavoro umano che il baco richiede, si hanno elementi atti a spiegare, insieme coi fattori naturali, la localizzazione della bachicoltura nel mondo.
■ La coltura del bozzolo è localizzata anzitutto da limitazioni di carattere climatico: solo le zone temperate subtropicali e tropicali che abbiano isoterme tra i 5 e 10 gradi in gennaio e tra i 20 e 25 gradi in luglio hanno possibilità di una coltura naturale. La quasi totalità degli allevamenti si svolge nell’Europa meridionale, nell’Asia Minore, nell’Asia centrale e nell’Estremo Oriente. In queste regioni non soltanto si trovano climi adatti per poter allevare il baco all’aperto, ma anche gelsi con foglie tenere adatte per la nutrizione, popolazione abbondante ed opera manuale a buon mercato. Nella produzione del bozzolo l’incidenza del lavoro umano è assai notevole: l’allevamento del baco esclude ogni Paese dove l’agricoltura sia impegnata in colture che esigono molta opera manuale nello stesso periodo, o dove i salari siano alti. La stagionalità della coltura del baco può convenire soltanto a contadini i quali trovino altra occupazione durante il resto dell’annata, e non debbano trascurare tale loro occupazione preminente per quei mesi dell’anno nei quali il baco esige cure assorbenti e poco remunerate.

“IL BACO DA SETA, NOTEVOLMENTE INGRANDITO
Questo vermiciattolo, che guarderemmo con disgusto se non ne conoscessimo l’utilità, è la macchina che ci offre il tenue ma resistentissimo filo serico. Il lepidottero compie le sue metamorfosi di embrione, larva, crisalide e farfalla nel breve tempo di 60 giorni circa. Nella fotografia qui riprodotta si vede il Bombice allo stato di larva, aspetto che conserva per un periodo di 30-35 giorni.”
“I BOZZOLI, COSI’ COME VENGONO MESSI IN COMMERCIO
Questo leggerissimo involucro, che contiene la larva dell’insetto (o crisalide) ormai soffocata a mezzo dell’essiccazione, è formato dal filo serico. Vi sono bozzoli annuali (o monovoltini) e bozzoli polivoltini (allevati in Asia, e in certe regioni tropicali due o più volte all’anno). Il tipo originario del bozzolo sembra essere stato quello giallo, ma oggi si tende a favorire varietà bianche o incroci bianco-gialli. Le forme più comuni dei bozzoli sono l’ovale con strozzatura, quella perfettamente rotonda e quella ovale.”

■ Vi è quindi un divario netto tra la localizzazione della coltura del baco, cui quasi sempre è associato il processo di «trattura» per ottenerne seta greggia, e la localizzazione delle industrie trasformatrici della seta, le quali ultime hanno bisogno di tutte le condizioni tipiche dell’industria moderna. A favorire questa diversa ubicazione interviene il notevole valore della seta rispetto al peso: infatti l’incidenza della spesa di trasporto è minima per una merce così preziosa.
■ La netta separazione tra paesi produttori e paesi trasformatori di seta si è andata accentuando dopo il 1860: quando, cioè, l’Inghilterra ha abolito i dazi di entrata sui manufatti serici, e gli Stati Uniti hanno tolto la protezione sulla seta greggia e alzato i dazi sul manufatto. La connessione, forse casuale, ha però rianimato l’industria manifatturiera serica francese e quella nord-americana, favorite da mercati di consumo di crescente capacità; e la data segna contemporaneamente l’inizio dell’esportazione giapponese di materia prima.

“LA PRODUZIONE MONDIALE DI SETA GREGGIA
La produzione mondiale (rilevata statisticamente) di seta greggia è andata notevolmente aumentando dal 1885 al 1928-30. Solo negli ultimi 7-8 anni si nota una diminuzione, per cui la produzione sembra stabilizzarsi sui 40 milioni di chilogrammi. Comunque, nell’ultimo mezzo secolo la seta prodotta nel mondo ha almeno quadruplicato il proprio quantitativo.”

La produzione mondiale

■ Sulla produzione mondiale della seta, le stime sono assai discordi: specialmente se si risale alle prime rilevazioni, che erano assai incomplete. Ancor oggi una grossa frazione del raccolto mondiale sfugge alle rilevazioni, rimanendo confinata agli usi domestici in vaste zone della Cina. Tuttavia le cifre disponibili ci avvertono di un progressivo aumento della produzione mondiale nota di seta greggia, da 8389 tonnellate nel 1877 a 28.482 tonnellate nel 1913, a quasi 50 mila tonnellate nel 1928 ed a 40-50 mila tonnellate annue dal 1928 in poi. Integrate queste valutazioni con stime delle omesse produzioni asiatiche, si giungerebbe ad una complessiva produzione annua mondiale di forse 80 mila tonnellate di seta.

“LETTO DI FOGLIE DI GELSO, DAL QUALE TRAGGONO IL NUTRIMENTO MIGLIAIA DI VORACISSIMI BACHI”

■ La Cina ebbe in tutti i tempi un innegabile primato nella produzione serica, e tale primato tenne a lungo anche nell’esportazione, ma nei primi anni del secolo XX il Giappone — che dal 1859 si era aperto al commercio europeo — superava largamente le vendite cinesi. Cina e Giappone sono i massimi produttori di seta del mondo: gli altri paesi sericoli forniscono una piccola frazione della quantità di seta messa sul mercato internazionale. L’esportazione cinese, dalle 2500 tonnellate annue del 1881-85 sale a 8700 nel 1919 per scendere nel 1937 a poco più di 3700 tonnellate; quella giapponese, che era inferiore alle 1500 tonnellate annue nel 1881-85, balza ad oltre 15 mila nel 1919 e a oltre 30 mila nell’ultimo decennio. Se si pensa che l’esportazione mondiale di seta è stimata attualmente a circa 40 mila tonnellate, si ha una chiara idea dell’importanza preponderante dell’Estremo Oriente come mercato di origine del prezioso prodotto.

“LO SFARFALLAMENTO
La maggior parte dei bozzoli viene essiccata per impedire che la farfalla fori il bozzolo, uscendo, e lo deteriori: gli insetti vengono, così, uccisi per soffocazione. Invece per una piccola parte dei bozzoli, destinata alla formazione del seme, si lascia agire lo sfarfallamento. Ecco il farfallino che fora il proprio involucro. I bozzoli rimasti si chiamano «sfarfallati» e vengono utilizzati per produrre ottimi cascami di seta.”

■ E poiché i mercati consumatori hanno, per le ragioni economico-sociali accennate, una localizzazione netta in continenti con grande sviluppo industriale, si osservano correnti commerciali dall’Asia verso l’America settentrionale e verso l’Europa. Infatti l’importazione di seta è massima negli Stati Uniti (sette od otto decimi del totale mondiale) e nei paesi industriali europei (quasi due decimi del totale).
■ La localizzazione del consumo «industriale» di seta differisce però da quella del consumo diretto. Si stabiliscono così tre tipi di mercati: quelli di esportazione, quelli di redistribuzione (e parzialmente di consumo industriale), quelli di consumo industriale e di consumo diretto.

“IL LEPIDOTTERO È APPENA USCITO DALL’INVOLUCRO”

■ Tra i mercati di esportazione, si devono ricordare anzitutto i mercati giapponesi di Yokohama e (dal 1923, dopo il disastro che investì questa città) di Kobe; poi i mercati cinesi di Sciangai e Canton. Molto minore importanza hanno i centri del Levante (che rappresentarono però i primi mercati serici del mondo civile) e quelli europei (tra cui predominano Milano e Lione).

“DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DELLA PRODUZIONE MONDIALE DI BOZZOLI NEL 1937
L’Asia appare come la tipica produttrice di bozzoli: Cina e Giappone incidono da soli per sette ottavi della produzione mondiale. Ma tra i Paesi europei, come appare dal cartogramma, l’Italia è alla testa.”
“IL BOSCO
Quando la vita del baco ha — attraverso le sue quattro «mute» (o fasi di crescenza) — raggiunto l’età per la produzione del bozzolo, si dice che «sale al bosco», cioè cerca inquieto il luogo conveniente per iniziare la sua opera di tessitore del bozzolo. Allora l’allevatore gli prepara il «bosco» con ramoscelli o paglie ben secchi e puliti, sottili e flessibili. Ecco una bella serie di «boschi» dove appaiono i bozzoli, che si formano generalmente in 65-70 ore.”
“LA CERNITA
I bozzoli vengono — dopo l’ammasso — classificati e selezionati da quelli difettosi o non filabili o di colore diverso. Se ne ottengono dei lotti ben precisi nelle caratteristiche omogenee, o almeno poco dissimili. Generalmente la cernita o mondatura si fa versando i bozzoli su tavole a sponde assai basse, ai cui fianchi stanno le mondarine, che attirano una manata di bozzoli e la selezionano gettando nelle varie ceste le singole qualità. Mediante la cernita, i bozzoli vengono solitamente suddivisi in «realissimo», «realino», «scarto»: poi si hanno ulteriori discriminazioni.”

■ Nel gruppo dei mercati di redistribuzione il primato è stato tenuto lungamente dai centri europei: Londra, fino al 1870, aveva il primo posto, ma veniva più tardi raggiunta e superata da Lione e da Milano in Europa, da New York in America. Un importante fattore, nella formazione di tali mercati redistributivi, è quello relativo alle dotazioni di «condizionatura» (stabilimenti che si occupano di ridurre la merce al peso mercantile, cioè ad uno stato igrometrico uniforme e convenuto, di verificarla e di rilasciare i relativi certificati): i più importanti impianti di «stagionatura» e controllo — attraverso i quali passa quasi tutta la seta commerciata — si trovano a Yokohama (22 mila tonnellate di movimento nel 1936) e Kobe in Giappone, a Sciangai (2800 tonnellate) e Canton in Cina, a Milano (3500 tonnellate) e Lione (2000 tonnellate) in Europa, a New York (2400 tonn.) negli Stati Uniti. La seta viene condizionata quasi totalmente nei centri di produzione e di ammasso, cosicché le fibre ricevute dai mercati di consumo per la maggior parte sono state già sottoposte a tale operazione; ma piccole condizionature esistono anche in alcuni centri dell’industria trasformatrice.

“LA «TRATTURA», O FILATURA
Le mani agili ed esperte dell’operaia rappresentano finora la macchina più perfetta per la difficile operazione della trattura. Ecco alcuni bozzoli galleggianti sull’acqua: l’operaia ne afferra i capi-fili per svolgerne le bave.”
“LA «SCOPINATURA»
Per la trattura i bozzoli secchi vengono dapprima macerati, allo scopo di rammollire la parte sommosa che ne rinserra i fili; quindi ha inizio la scopinatura, affinché approfittando dell’effetto dell’acqua calda si possano raccogliere i capi-fili.”

■ Infine abbiamo i centri di trasformazione industriale: i principali di essi erano un tempo quelli europei, oggi sono quelli degli Stati Uniti. Possiamo qui accennare solo fugacemente alle glorie dell’artigianato italiano nella tessitura serica, ma non dobbiamo dimenticare i massimi nostri centri attuali di questa industria: Como, Milano e Torino. In Francia emerge la zona lionese; in Svizzera vanno ricordate Zurigo, Basilea, S. Gallo; in Germania Krefeld ed Elberfeld. Negli Stati Uniti l’industria serica è accentrata nella Pennsylvania e nella zona di Patterson (New Jersey): ivi si trovano quasi due terzi dei telai lavoranti seta nella Repubblica nordamericana. Però negli Stati Uniti d’America la seta serve oggi, per oltre due terzi del consumo annuo, come materia prima per la produzione di calze femminili.


L’evoluzione della industria serica

■ La storia economica dell’industria tessile serica può dividersi in tre periodi: quello dell’artigianato, che va fino all’inizio del secolo XIX; quello di rapida espansione dell’industria in grandi o medie imprese meccanizzate, che va dal 1800 (in Europa; dal 1860 negli Stati Uniti) al 1920 circa; quello in cui la torcitura e la tessitura serica si vanno fondendo con le lavorazioni delle fibre artificiali (dal 1920 in poi). Perciò i dati sull’attrezzatura delle torciture e tessiture seriche non consentono di valutare esattamente l’importanza di queste attività trasformatrici; aggiungasi che talvolta anche il cotone ha largo posto tra le materie prime lavorate dai fusi e dai telai statisticamente considerati nel ramo serico.

“RUDIMENTALE SISTEMA DI TRATTURA NELL’ESTREMO ORIENTE
Questa giapponese prende dalla bacinella i capi-fili dei bozzoli e avvolge i fili accoppiati su un primitivo aspo. Oggi peraltro anche il Giappone ha modernizzato i sistemi di trattura.”

■ Mentre nell’anteguerra il consumo industriale degli Stati Uniti era ancora inferiore a quello europeo, nel dopoguerra l’America conquista decisamente il primato.
■ Gli Stati Uniti hanno iniziato la loro manifattura serica fin dal secolo XVII, ma il più rapido e decisivo incremento si è avuto nell’ultimo settantennio: da un milione di yards di tessuti serici prodotto nel 1870 si è passati a circa 600 milioni di yards nel 1929: contemporaneamente la produzione mondiale nota di seta si quintuplicava. Fin dallo scorso secolo gli Stati Uniti hanno abbandonato definitivamente i tentativi di incoraggiare la coltura del baco nel loro territorio, e lo sviluppo dell’industria locale ha consentito gradualmente di diminuire le importazioni di manufatti serici e di ampliare quelle del filato greggio.

“UN MODERNO COMPLESSO DI BACINELLE SERICHE PER LA «TRATTURA»
La tendenza della costruzione è verso un sempre maggior numero di capi per bacinella.”

■ Le importazioni di seta greggia nei principali centri trasformatori mostrano le alternative indicate nella seguente tabellina (medie annue, in milioni di chilogrammi).


Origini e vicende della sericoltura in Italia

■ L’allevamento del baco — introdotto in Italia verso l’VIII o IX secolo (e precisamente in Sicilia, dagli Arabi) — si estese alle regioni settentrionali e centrali del nostro Paese nei secoli successivi, e la produzione sericola divenne man mano più importante, offrendo al fiorente artigianato una preziosa materia prima e ai mercanti un importante oggetto di commercio. Tutta la storia economica italiana, dal XII-XIII secolo in poi, ci parla della seta: dagli scambi veneziani con l’Oriente alle glorie dell’arte serica nel Fiorentino e nel Bolognese. Con l’estendersi della coltura del baco si andavano ampliando anche la trattura e la tessitura, sì da far divenire l’Italia il tipico mercato serico dell’Europa. Più tardi — verso il XVI-XVII secolo — l’artigianato tessile andò decadendo (sorgeva e si sviluppava la tessitura serica nel Lionese), ma l’allevamento dei bachi e la produzione del filo di seta offrivano lavoro a un sempre maggior numero di persone (oltre 200 mila erano gli addetti all’industria serica italiana verso il 1875): nel 1863 il raccolto italiano dei bozzoli veniva calcolato a 51 milioni di chilogrammi (taluno lo stimava però di oltre 60 milioni). La produzione dei bozzoli era allora — così come la rudimentale trattura — condotta con criteri empirici, e soggetta a grandi sbalzi qualitativi e quantitativi da raccolto a raccolto, a causa delle malattie del baco e della primitività della struttura del mercato; le «rese» dei bozzoli in trattura erano assai basse, così che dai 51 milioni di chilogrammi del 1863 si calcolava un prodotto di soli 3,4 milioni di chilogrammi di seta.
■ Il raccolto dei bozzoli oscillò poi fortemente, giungendo a massimi verso il 1890-900 e nell’immediato dopoguerra (1923-24), quando toccò quasi i 60 milioni di chilogrammi. Le imperfette stime che si hanno non consentono precisi raffronti nel tempo; ma è certo che l’Italia — massima produttrice di bozzoli in Europa — andò aumentando e migliorando la produzione fin verso la fine del secolo scorso, sebbene l’espandersi della produzione asiatica avesse dato un forte colpo a quella nostrana.

“UNA MATASSA DI SETA
Ecco una soffice, lucente matassa di preziosa seta. Il suo colore varia generalmente intorno alle gamme del giallo e del biancastro, ma si hanno anche sete giapponesi verdognole o perlacee. Doti apprezzatissime della seta sono la lucentezza tipica, la nettezza (filo pulito e regolare), il nervo e l’impasto, la forza e tenacità, l’elasticità e duttilità.”

■ La produzione francese, salita fino a 26 milioni di chilogrammi nel 1853, si era poi ridotta rapidamente, ma il mercato di Lione si volgeva sempre più alle sete dell’Estremo Oriente, dove alla Cina andava affiancandosi il Giappone, che apriva i suoi mercati anche alla nascente industria serica degli Stati Uniti d’America.
■ La trattura italiana, perfezionata e aumentata di mole, era costretta essa stessa ad una crescente importazione di bozzoli dall’Oriente: nel 1861-65, su una produzione media di seta di 2,5 milioni di chilogrammi, l’Italia ne traeva solo un ventesimo da bozzoli importati; nel 1906-10 oltre un quarto dei 5,6 milioni di chilogrammi di seta prodotta aveva origine da bozzoli comperati all’estero.


La produzione della seta greggia

■ I massimi di produzione della seta in Italia dovettero appunto essere raggiunti in questo periodo, quando vennero, in alcuni anni (1906-7), superati i sei milioni di chilogrammi. Ma fino da allora si notarono i sintomi di una graduale contrazione, cui concorrevano il crescente mutamento della struttura economica del Paese verso una agricoltura intensiva e un’industria in pieno sviluppo, e le condizioni del mercato internazionale della seta, passato ormai sotto il dominio dei maggiori paesi produttori (Giappone e Cina) e del maggior paese consumatore (Stati Uniti). Tutta la storia economica dell’ultimo secolo è, in Italia, densa di ricorsi alla produzione serica, e frequenti vi appaiono le inchieste e le indagini sulle cause di decadenza, ininterrotte le lamentazioni delle categorie interessate, numerosi i tentativi di porre argine alla decadenza stessa.

“LA SETA, VISTA AL MICROSCOPIO IN TRE SUCCESSIVE FASI DI LAVORAZIONE
La bava serica (che qui vediamo ingrandita 120 volte) raggiunge una sezione fino a 0,055 mm., ed è talvolta tanto leggera da esigere 4000 metri per formare un grammo. Il filato greggio viene depurato, con la sgommatura, della sericina, al fine di renderlo più morbido, più lucente e più lavorabile. Ecco tre fasi (da sinistra a destra): bava greggia, leggermente sgommata, sgommata a fondo.”
“IL «RINNASPAMENTO» DELLA SETA
Il rinnaspamento serve a curare maggiormente la nettezza, la regolarità e la continuità del filo di seta. Primitive forme di rinnaspamento persistono anche nel Giappone odierno.”

■ La produzione attuale di bozzoli e di seta risulta assai ridotta, rispetto a quella dei decenni scorsi: nel 1938 si toccò la cifra di 20 milioni di chilogrammi di bozzoli, contro poco più di 30 milioni nel 1936 e 1937, e questa è anche la produzione media del quinquennio 1931-35 (30,7 milioni), mentre nel 1926-30 si erano raggiunti i 50,5 milioni. L’attrezzatura potenziale per una produzione assai maggiore esiste: 70 milioni di piante di gelso contate in Italia garantirebbero un allevamento di 700 mila once di seme – bachi, quindi circa so milioni di chilogrammi di bozzoli. Ma le avverse condizioni stagionali e la crisi mondiale hanno concorso in questi ultimi anni a determinare scarsi raccolti, e le condizioni del mercato italiano non si prestano ad accrescere il consumo interno di seterie. Il programma esposto più volte in sede corporativa, è quello di giungere ancora ai 50 milioni di kg. di bozzoli nei prossimi anni, per ricavarne circa 5 milioni di kg. di seta, destinata soprattutto all’esportazione e alla fabbricazione di manufatti da esportare. Oggi il consumo interno in Italia oscilla sui 500 mila kg. annui.

“LA PROVA DELLA TENACITA’ DELLA SETA
La tenacità della seta viene provata mediante il dinamometro o il serimetro. La tenacità di una bava, presa da sola, è da 2 1/2 a 3 gr. per denaro, ma le varie bave unite danno una tenacità maggiore della somma di quelle singole.”
“LA FILATURA DEI CASCAMI DI SETA, CON UN SISTEMA TRADIZIONALE ANCORA IN USO NELLE CAMPAGNE GIAPPONESI”

Le industrie italiane della seta

■ La coltura del baco ha un’importanza non indifferente: essa interessa in Italia quasi 500 mila famiglie di allevatori, e numerosi stabilimenti di seme bachi (accentrati soprattutto negli Abruzzi, nelle Marche e nel Veneto), oltre agli stabilimenti di trattura con 31 mila operai, all’industria della torcitura e a quella della tessitura.
■ La produzione dei bozzoli in Italia si va localizzando nel Settentrione, che offre ormai nove decimi del raccolto (il Veneto primeggia, con circa metà del raccolto totale; la Lombardia giunge quasi ai tre decimi e l’altro decimo è del Piemonte), e che presenta i maggiori rendimenti in bozzoli rispetto al seme. Ora i bozzoli, appena prodotti, vengono «ammassati» obbligatoriamente per disposizioni legislative, e quindi, dopo l’essiccazione, venduti ai filandieri per il tramite dell’Ufficio Serico Italiano, il quale provvede anche a disciplinare le vendite della seta prodotta. A tutta questa azione, oltre alle organizzazioni sindacali di categoria, presiede un Comitato corporativo apposito, e su tutto il mercato della seta vigila l’Ente Nazionale Serico.

“APPARECCHIO PER MISURARE LA «CONDIZIONATURA» DELLE SETE
Si tratta di una bilancia di precisione per trovare il peso a secco assoluto in rapporto al peso «mercantile» della seta, fissa la «ripresa» del 9%.”

■ Abbiamo accennato alla produzione di seta delle filande italiane: i sei milioni di chili delle annate di primato sono oggi scesi a circa tre (tale è la media produzione dal 1932 al 1938). Quasi tutti i bozzoli filati sono di produzione nazionale: quantità assai modeste entrano ancora dall’estero (meno di un decimo del totale, nel 1937). Provvedono alla trattura quasi 700 filande, provviste di 46 mila bacinelle (di cui poco più di un terzo attive): il filo greggio ottenuto è esportato oppure viene ritorto per formarne organzini e filati più elaborati, a cura dell’industria della torcitura. Questa, che dispone di circa 200 stabilimenti, con circa 1,4 milioni di fusi installati e quasi 18 mila operai, occupa oltre quattro decimi del macchinario per la torcitura della seta, e quasi sei decimi per quella delle fibre artificiali. Della seta torta prodotta, parte viene esportata e parte tessuta in Italia: circa 180 stabilimenti con 24 mila telai e 26 mila operai occupati tessono alternativamente seta o raion o altri filati complementari. La tessitura serica — che un tempo produceva solo stoffe di seta naturale — è oggi difficilmente identificabile come tale poiché appena un decimo, o poco più, dei filati da essa trasformati è costituito da seta (1037 tonnellate su 9880 tonnellate di filati complessivi lavorati nel 1937). Le fibre artificiali hanno conquistato posizioni predominanti nel consumo delle torciture e delle tessiture seriche. Quanto all’effettivo consumo interno di seterie, esso può ritenersi oggi in Italia oscillante intorno ai 500 mila chilogrammi annui, cioè pari a un sesto della produzione: di qui l’importanza prevalente che ha conservato per il mercato serico l’esportazione.

“UN REPARTO DEI LABORATORI DI CHIMICA E TINTORIA DELLA SETA PRESSO IL R. ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE DI COMO”
“GABINETTO PER PROVE SULLE CARATTERISTICHE DELLA SETA, ATTUATE ANCHE A MEZZO DI RAGGI ULTRAVIOLETTI”

Le esportazioni seriche

■ Nel bilancio commerciale internazionale dell’Italia, la importanza della seta è andata progressivamente diminuendo: nel 1867-70 un terzo, in valore, delle esportazioni corrispondeva alla seta, ai suoi prodotti ed ai bozzoli; oggi (1937) solo il 3% del valore delle nostre vendite all’estero è dato dai prodotti serici. Ciononostante, si tratta sempre di cifre ragguardevoli: 322 milioni di lire all’esportazione (1937), cui fanno riscontro 57 milioni di lire all’importazione (1937). Fra tutte le fibre tessili, la seta presenta il più favorevole rapporto tra esportazioni ed importazioni.

“LABORATORIO DI «TRATTURA» E TORCITURA DELLA SETA PRESSO IL R. ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE DI COMO”
“COME SI FORMA L’ORDITO DI UN TESSUTO
A sinistra la rocchettiera, a destra l’orditoio sul quale viene avvolto l’ordito. In fondo, un tipo di orditoio «verticale». (Antico Setificio Fiorentino).”
“ORDITOIO MODERNO, PER LA PREPARAZIONE DEGLI ORDITI O «CATENE» DA METTERE A TELAIO: L’ORDITO FORMERÀ POI LA STRUTTURA FONDAMENTALE DEL TESSUTO SERICO”
“LA SEDE DEL R. ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE DI COMO
Como è uno dei centri tipici della tessitura serica. Nel suo R. Istituto Tecnico Industriale (già «R. Scuola di Setificio») si formano i tecnici specializzati. Tale Istituto è anche un centro importante di studî e di sperimentazioni nel campo serico.”

■ Le vendite all’estero mutano frattanto la loro composizione: dal prodotto meno elaborato si passa ai prodotti più elaborati, cioè dalla semplice seta tratta ai manufatti e agli indumenti. Per quanto l’esportazione della seta tratta sia ancora ragguardevole (2 milioni di chilogrammi nel 1937, più 1 milione di chilogrammi di cascami), quella dei filati e dei manufatti e oggetti cuciti rappresenta oltre un quarto del totale in quantità; in valore, solo 190 milioni di lire, sui 322 milioni di esportazioni, corrispondono alla seta tratta; il resto corrisponde ai filati e manufatti (nel 1913 si esportava per 365 milioni di lire antebelliche di seta tratta, sopra un totale di 529 milioni di lire di esportazioni seriche).

“TELAI MECCANICI A RATIERA PER LA TESSITURA DELLA SETA”
“TELAI A MANO PER LA TESSITURA DELLA SETA
I telaio a mano — di cui si trovano ancora molti esemplari nel Lionese e nel Comasco — sono ottimi strumenti per l’insegnamento dei principî della tessitura serica ai giovani che si avviano a questa industria. I telai qui riprodotti si trovano nel laboratorio del R. Istituto Tecnico di Como.”

■ Le importazioni si riducono ormai a poca cosa: un terzo in valore di seta greggia, un terzo di cascami e filati di cascame, quasi un terzo di tessuti e indumenti serici, sul totale di 57 milioni di lire (1937): poco, a paragone dei 218 milioni di lire antebelliche importati nel 1913, in grande prevalenza per bozzoli e per seta greggia semplice.
■ Va notata l’importanza assunta dal commercio internazionale dei cascami di seta, che danno vita a un’industria ragguardevole in Italia. Fiancheggiano l’attività serica numerose industrie complementari, tra le quali particolarmente importanti la tintoria e la finitura.

“ALCUNI MODERNI TELAI CON APPARECCHI JACQUARD PER TESSUTI OPERATI DI SETA”
“IL MANTELLO DI SIGISMONDO MALATESTA “
“TESSUTO SERICO DI STILE SETTECENTESCO
La storia dell’arte serica è ricca di stupende realizzazioni. Vi sono tessuti di grande pregio artistico, soprattutto per arazzi, indumenti ecclesiastici, tessuti da arredamento. Ecco, [in alto], un frammento del broccato d’oro su fondo rasato viola, del mantello di Sigismondo Malatesta, trovato nel suo sepolcro, a Rimini; e [in basso] un pregevole Lampasso del secolo XVIII in tutta seta Caravella.”
“MODERNISSIMO TESSUTO SERICO STAMPATO A PIU’ COLORI”
“UNA MODERNA MACCHINA DA STAMPA PER TESSUTI SERICI
I «motivi», che un tempo venivano prevalentemente tessuti, sono oggi generalmente stampati a uno o più colori. Il procedimento di stampa è simile a quello della macchina tipografica rotativa.”

L’avvenire delle industrie seriche italiane

■ I recenti provvedimenti corporativi hanno particolarmente curato di riordinare e di stimolare l’industria della seta in Italia. Sebbene oggi i nostri prezzi interni della seta siano maggiori di quelli del mercato internazionale, si cerca di ampliare il consumo effettivo della seta, e l’aumento del consumo industriale potrà consentire un’esportazione di manufatti più redditizia. La decadenza della nostra attività sericola sembra, mercé le provvidenze statali e mercé la nuova organizzazione dei produttori, arrestata; un assestamento definitivo sarà favorito dai progressi tecnici della nostra industria, dal miglioramento del tenore di vita della nostra popolazione e da fattori d’indole internazionale di varia natura. L’avvenire della seta come materia prima è indissolubilmente legato, infatti, alla desiderabile ricerca di nuovi impieghi e ad una crescente e non effimera prosperità dei mercati consumatori, quale potrà essere data dall’auspicata distensione delle relazioni politiche internazionali.”