Problemi e proposte femminili — Vegetarismo e Fruttarismo (1917)

Da La Donna, Anno XIII, N. 291, 15 marzo 1917.
Di Luisa de Fonseca.

” ■ L’argomento è d’attualità: il vegetarismo va facendo, se Dio vuole, proseliti, né si volge più la cosa in ridicolo come si osava fare qualche anno fa; oggi si comincia a capire che in questo moderno regime vi è un significato scientifico-igienico, e che il deriderlo sarebbe assurdo quanto il negarlo. La campagna testé intrapresa dal governo, in favore della diminuzione della carne, come d’altri generi alimentari, è non soltanto un provvedimento di guerra, ma altresì una saggia disposizione che varrà a render pubblicamente noti i pericoli cui ci esponiamo con la nostra voracità carnivora. Molto bene a proposito l’illustre ministro Leonardo Bianchi si espresse nel bel discorso che tenne al pubblico di Roma, sulla necessità di diminuire il consumo di generi alimentari in generale, e della carne in particolare.
■ Non tutti sanno, purtroppo, che la maggior parte delle malattie che affliggono l’umanità, sono causate dall’eccesso di cibo quotidianamente ingerito, e dalla cattiva assimilazione che si viene con tal sistema a stabilire.
■ Luigi Cornaro, asseriva ai suoi tempi che tutti mangiavano più del necessario; i più almeno due volte, e parecchi eccessivamente ghiotti mangiavano dieci volte la quantità di cibo che sarebbe stata sufficiente per la loro nutrizione. Luigi Cornaro visse più di tre secoli fa, e la sua biografia così dilettevole, franca e piena d’interesse, è stata pubblicata in inglese più di quaranta volte, sempre in edizioni diverse, e nessuno ha mai pensato a mettere in dubbio la verità di quelle asserzioni; e oggi più che mai, veniamo a riconoscere che Luigi Cornaro aveva ragione! Si è anche riusciti a dimostrare, pare, con asserto di fatti, che le razze più resistenti sono quelle il cui regime è in prevalenza vegetariano, venendo cosi a riconoscerne la sobrietà, giacché i vegetariani non sono, né possono essere, divoratori di cibo. Quelle razze posseggono una naturale inclinazione per la frugalità e semplicità di vita che le distingue da tutte le altre.
■ Noi che ci crediamo razze di gran lunga più civili, siamo invece in fatto d’alimentazione molto arretrati. Mangiamo più di quello che il nostro organismo possa assimilare, ciò è indubitato, e dire che noi viviamo per ciò che digeriamo, non per ciò che mangiamo!
■ Horace Fletcher, il noto americano riformatore del regime alimentare, assicura che è nella maniera di prendere il cibo più che nelle sue qualità, che risiedono i proteici effetti sul nostro sistema.
■ Il Guelpo, sostiene pure le stesse teorie, ed afferma che è un errore il credere che si possa morire di fame. Secondo questo distinto medico francese, la morte per digiuno non avviene se non per effetto di veleni che si sviluppano nell’organismo durante il periodo in cui l’uomo rimane senza nutrizione, i quali possono venire eliminati mediante una forte purga. Prendendo ogni giorno un purgante, egli dice, si giunge a tollerare una lunga dieta senza sofferenze e senza deperimento ottenendo la completa guarigione di molte malattie, come il diabete, l’artritismo, la gotta, la polisargia, e non esclude che si possano con tal sistema, guarire anche alcune forme di neuroastenia.
■ Il Fletcher, il quale dice che si può mangiare di tutto purché si mastichi molto, consiglia a preferenza cibi vegetali, perché questi richiedono una più lunga masticazione dei cibi animali, e quindi, meglio assimilabili riescono all’organismo. Il modo d’assimilazione egli lo fa dipendere dal modo di masticare. Gli erbivori, a differenza dei carnivori, devono assoggettare il cibo ad una triturazione notevolissima prima di poterlo inghiottire; essi dunque masticano di solito quanto occorra per rendere la deglutizione possibile, com’è provato dal processo ruminativo il quale non ha altro scopo che quello di facilitare la mescolanza dei succhi gastrici col cibo indipendentemente dalla facoltà di deglutizione. Secondo poi il Van Someren, dopo che si è riusciti ad abituarsi a masticare a sufficienza il cibo non viene inghiottito che quando trovasi già convertito allo stato liquido, giacché la deglutizione di bocconi insufficientemente masticati verrebbe impedita dal riflesso faringeo.
■ L’uomo, a detta di molti scienziati, ha disimparato a masticare da quando ha cominciato a cuocere i vegetali, a manipolarli cotti e ricotti, inghiottendoli poi in bocconi troppo grossi, che inceppano terribilmente il regolare funzionamento dello stomaco.
■ Anche il pane fresco, ad esempio la cui temporanea scomparsa ha destato tante lagnanze è poco digeribile, non per la sua composizione chimica, ma per la sua facilità ad essere inghiottito senza una masticazione sufficiente, formando nello stomaco una massa compatta impermeabile ai succhi gastrici, mentre quello raffermo esigendo una più accurata triturazione nella bocca, diventa di conseguenza più accessibile ai succhi dello stomaco.
■ Le razze vegetariane tendono, lo sappiamo, a mangiare cibi crudi, e questa tendenza è un provvido istinto che la natura ha conservato a quegli esseri che meno si sono allontanati da lei: recenti studi hanno dimostrato che i vegetali perdono nella bollitura una grande parte della loro vitale sostanza. È risultato da esperimenti praticati in laboratori chimici, che nei cibi naturali esistono appunto queste vitali sostanze, le quali ove vengano a mancare, un regime per quanto ricco di grassi, di albuminoidi, d’idrocarbonati, di sali, cessa d’essere un regime completo, e diventa insufficiente per tenere in vita qualsiasi animale. Queste sostanze chiamate vitamine hanno un’azione sull’organismo, che non è d’indole plastica, ma d’indole regolatrice. Esse non entrano direttamente nella compagine dei tessuti del corpo, ma con la loro presenza stimolano i vari elementi anatomici a compiere le funzioni d’assimilazione del materiale nutritivo circolante nel sangue. Tutti i tessuti e specialmente i più importanti, sembra si alterino quando le vitamine scompaiono dal regime dietetico. Una delle prime ragioni, quindi, per cui le razze vegetariane risultano le più resistenti alla fatica fisica ed anche a quella mentale, va riferita al fatto che nei cibi crudi si trovano in grande quantità le provvide vitamine.
■ È fuor di dubbio che da alcuni anni, le idee degli scienziati sui caratteri dell’alimentazione vanno subendo modificazioni profonde; il regime ideale d’oggi non è più quello ch’era una volta, a base cioè di carne e d’uova. Questa dottrina sorta verso la metà del secolo scorso, è stata completamente debellata da un lavoro di critica radicale che l’ha battuta, per dir cosi, in breccia. Il Rubner, il Chittenden, il Bircher-Benner, hanno portato con i loro profondi studi ed esperimenti, idee assolutamente rivoluzionarie nel campo dell’igiene alimentare.
■ Il Bircher-Benner, ad esempio, dice che la cottura sottrae sempre agli alimenti una parte dell’energia in essi immagazzinata: «il forte calore decompone in parte l’alimento, e durante questa decomposizione accade una liberazione dell’energia in esso immagazzinata, energie (vitamine) che dovrebbero invece venire a trasformarsi nel nostro organismo in energie vitali». La cottura dei vegetali sarebbe dunque un errore, una pratica riprovevole ed errata, visto che noi distruggiamo con la bollitura, la stufatura, la friggitura, ecc., quanto è in essi di vivo, venendo praticamente a ingerire sostanze morte, le quali si trasformano nel nostro organismo in veleni.
■ Il dott. William Aird, di Londra, dice che per ristabilire l’equilibrio organico, noi dovremmo nutrirci di soli cibi naturali, presi in quella forma in cui ce li offre la provvida natura: «…limitate la vostra dieta a cibi che non richiedano cottura, frutta, verdure, noci, e vi ritornerà quel senso di benessere, tutto proprio dell’infanzia, scompariranno la debolezza, il senso di stanchezza che accompagna il lavoro, segni precursori questi, della vecchiaia».
■ Il dott. Aird, assicura che da quando ha adottato il regime fruttariano, ha potuto ridurre grandemente le ore dedicate al sonno senza risentirne fatica, e la sua capacità al lavoro è notevolmente aumentata: egli può dormire all’aperto anche nella stagione freddissima senza alcun disturbo e senza buscarsi raffreddori. Ed ha potuto ridurre al massimo dell’economia il suo bilancio domestico; egli che convive col padre ed una figlia, narra che al mantenimento della intera famiglia bastano i prodotti dell’orto della casa!”