Tecnica del giornale moderno (1935)

Da Sapere, Anno I, Vol. I, N. 7, 15 aprile 1935.
Di E. Amicucci.

” ■ Un grande giornale moderno esige una organizzazione industriale vasta e complessa. Sembrano ormai lontanissimi i tempi, se pure ancora relativamente vicini, in cui il giornale veniva composto a mano e stampato sulle macchine piane, a poche centinaia di copie all’ora. A quei tempi, il giornale era fatto quasi interamente di articoli, di note, di commenti, di cronaca. Le corrispondenze arrivavano per posta: e qualche raro telegramma costituiva l’unico segno del progresso che avanzava. Per stampare un giornale siffatto, che era essenzialmente “scritto”, bastavano pochi compositori a mano, alcune cassette di caratteri mobili, un proto per l’impaginazione, un operaio o un’operaia mettifogli e un macchinista che, spesso, faceva anche da manovale, girando da sé, a mano, la ruota della macchina piana. Tipograficamente, non si era ancora molto lontani dall’epoca in cui “gemevano i torchi”…

“RADIOTELEGRAFIA.”

■ Oggi, per stampare un grande quotidiano occorre un’attrezzatura imponente di macchinari rapidi quanto costosi. La tipografia di un giornale occupa locali vastissimi e costa milioni di lire. Monotypes, linotypes, presse, stereotipie, rotative: le macchine più veloci e perfezionate hanno il compito di stampare in pochissime ore centinaia di migliaia di copie, che sono immediatamente diffuse ovunque con i mezzi di trasporto più rapidi e più moderni: treni-lampo, autocarri, littorine, aeroplani.

“FOTOINCISIONE.”

■ Ma la stampa è soltanto l’ultima conclusiva parte di un’organizzazione complicata e di grandi proporzioni, qual è quella necessaria alla fattura di un giornale moderno. Centinaia di persone: giornalisti, impiegati, operai costituiscono oggi la redazione, l’amministrazione, le maestranze di un’azienda giornalistica. Telefono, telegrafo, radiofonia, radiotelegrafia, fototelegrafia, zincotipia, rotocalco, costituiscono i mezzi tecnici indispensabili a completare gli impianti tipografici dell’azienda. Il giornale non è più soltanto “scritto”: è, per molta parte, illustrato. Le notizie non giungono più per posta, se non in minima parte. Tutte le conquiste della scienza e tutti i progressi della tecnica sono chiamati a collaborare alla compilazione del giornale; la rapidità, assillo continuo e febbrile, al quale è impossibile sottrarsi, presiede a tutte le operazioni di compilazione, di stampa, di spedizione: e il lavoro dura ininterrottamente per parecchie ore al giorno, dal primo all’ultimo giorno dell’anno. È appena uscito, alle prime luci dell’alba, il giornale: e già ricomincia l’opera per il numero successivo.

“VALIGIA BELIN TRASPORTABILE PER I REDATTORI.”

■ Di buon mattino, si inizia il controllo del notiziario, si fa il confronto con gli altri giornali, si annotano le lacune, si fanno i rilievi ai redattori e ai corrispondenti. Il segretario di redazione ha pronto il “calendario” degli avvenimenti previsti per la giornata. Si impartiscono gli ordini per i varii servizi, si scelgono gli articoli, si “impostano la terza pagina”, le pagine “speciali” e le rubriche fisse, si sbriga la corrispondenza, che ogni giorno s’ammucchia sui tavoli a centinaia e talvolta a migliaia di lettere e plichi. Poi, cominciano a giungere le notizie: per telegrafo, per cavo, per radio, per telefono. Gli stenografi sono all’opera, chiamati dai corrispondenti dall’estero e dall’interno. Il radiotelegrafista è in ascolto. L’avvenimento diventa notizia.

“LINOTYPE.”
“PRIMA PROVA DELLA MESSA IN PAGINA.”
“APPARECCHIO TELEFOTOGRAFICO FISSO. STAZIONE DELLA “GAZZETTA DEL POPOLO.”

■ La direzione smista i servizi, passa le cartelle al redattore-capo che le distribuisce ai redattori, secondo le varie mansioni, dopo aver segnato a ciascuno le direttive, al fine di dare ad ogni notizia l’importanza e il rilievo che merita. I redattori rivedono i dattiloscritti e i manoscritti, mettono i titoli, fanno i commenti, segnano i corpi tipografici nei quali le notizie devono essere composte, passano le cartelle in tipografia. Il proto distribuisce il lavoro ai compositori e ai titolisti. Le linotypes cominciano a funzionare col loro ticchettio sonoro. Le lettere di piombo fuso escono dalle matrici, le linee si accumulano, passano sul banco, dove vengono chiuse in torchietti metallici. Ogni torchietto contiene un “pacco” di composizione. Si tirano le bozze, e i correttori le rivedono; i pacchi passano all’impaginatore, al quale intanto giungono i titoli dai titolisti. Si preparano i telai e si comincia l’impaginazione. Qui tocca ai redattori-impaginatori disporre articoli, servizi, notizie, con i titoli a due, a tre, a cinque, a sette colonne, secondo la importanza dell’avvenimento e gli ordini della direzione. Si incastrano nel testo i clichés, che sono pervenuti dalla zincografia (fotografie e disegni). Si fanno i tagli necessari a comporre esattamente le colonne: si chiudono le pagine. Il “minuto”, unità di un lavoro così ansioso e febbrile, batte inesorabilmente a ricordare che bisogna far presto, perché gli orari delle partenze si avvicinano. (E forse a un certo momento tutto è quasi pronto, quando un grosso avvenimento”, improvviso, obbliga a rifar tutto da capo.)

“LA COLATA DI PIOMBO.”

■ Così composta, la pagina di piombo passa sotto la pressa insieme con un cartone di amianto (flan) su cui una pressione di parecchie centinaia di tonnellate, incide i caratteri. Il cartone va alla stereotipia, dove una fusione di piombo liquido a 200 gradi, ne ritrae le lastre di piombo semicircolari, pronte per la rotativa.

“LA PAGINA COMPOSTA PASSA ALLA “PRESSA” PER L’IMPRONTA DEL “FLAN”.”

■ Poco dopo, le grandi rotative girano a una velocità che consente di stampare parecchie centinaia di migliaia di copie all’ora. Le copie sono portate, su carrelli o sui nastri volanti, al reparto spedizioni, dove si fanno i pacchi, si applicano le fascette degli indirizzi, si avviano in ogni direzione, si caricano sugli autocarri e partono per le stazioni ferroviarie e i campi d’aviazione.

“PREPARAZIONE DEL “FLAN”.”

■ Rivenditori e strilloni si impossessano delle migliaia di copie destinate alla città; e in auto, in bicicletta, a piedi, di corsa, portano il giornale, ancora fresco d’inchiostro, al pubblico del centro e della periferia. Poco dopo, il lettore che si sveglia trova, sul suo giornale, le notizie di tutto il mondo, gli articoli che lo interessano, le rubriche che lo riguardano, quello che ogni giorno è abituato a cercare e a leggere.

“ROTATIVA DEL ROTOCALCO.”

■ Centinaia di persone, redattori, impiegati, operai, hanno lavorato, in varii turni, durante le ventiquattro ore, a preparare il quotidiano che ha la vita di un giorno e che domani dovrà ancora rinascere, sempre nuovo, sempre fresco e vibrante degli avvenimenti che sono sopraggiunti. Ogni giorno diverso e ogni giorno lo stesso, con una nuova faccia, ma una medesima anima, una nuova veste, ma una stessa sostanza, il giornale continua così la sua esistenza quotidiana: sovrano nel regno dell’effimero, ma anche signore nei dominii della storia, se ha saputo ogni giorno rivivere dalle sue ceneri, intimamente legato al momento e all’epoca dal filo visibile ma infrangibile di una idea e di una continuità spirituale.

[Fotografie inedite di Ridenti.]”