Da La Scienza per Tutti, Anno III, N. 14, 7 aprile 1883.
” ■ Ipazia, figlia di Teone, celebre filosofo e matematico di Alessandria, nacque verso la fine del quarto secolo dell’èra nostra, e fu educata dal padre. Dotata di rara intelligenza ed appassionata per lo studio gli consacrava i giorni intieri e gran parte delle notti; i suoi progressi nella filosofia, nella geometria, nell’astronomia e nelle matematiche furono tali che in breve salì in fama di essere la persona più dotta del suo tempo.
■ Per approfondirsi nella filosofia, Ipazia si portò ad Atene ove frequentò le lezioni dei più insigni maestri e specialmente quelle di Plutarco il giovine e della figlia di lui Asclepigenia. Ritornata in Alessandria preceduta dall’alta rinomanza acquistata, dettò pubbliche lezioni dalla cattedra già occupata dal celebre Fotino. Il suo nome divenne popolare dovunque e la sua scuola accolse un numeroso stuolo di persone venute espressamente dall’Asia e dalla Grecia per istruirsi. Un tanto onore, allora senza esempio, animò Ipazia a raddoppiare di zelo.
■ Socrate Scolastico ci conservò i particolari del di lei metodo di insegnamento, che incominciava colla matematica e poi continuava colle applicazioni di questa scienza e tutte le altre comprese nel nome generico di filosofia. L’eloquenza di Ipazia era dolce e persuasiva, e non parlava mai in pubblico senza esservisi preparata. Tra gli uomini celebri che ebbe a discepoli, devesi ricordare Sinesio, che fu poi vescovo di Tolemaide, il quale in una lettera la chiamò: “sua madre, sua sorella, sua benefattrice”. Ipazia univa alle doti della mente tutte le qualità esteriori e le virtù del suo sesso. Vestiva semplicemente, e quantunque bellissima, la sua condotta non fu offuscata nemmen dalla nube di un sospetto. Narrasi che uno dei suoi discepoli si accendesse per lei di folle amore e tutto mettesse in opera per essere corrisposto, ma sempre indarno, perché alle di lui sollecitazioni ella rispose sempre con argomenti filosofici, e ricusò costantemente di stringere legami che l’avrebbero distratta da’ suoi studj prediletti.
■ Tutti i reggitori dell’Egitto ambirono la di lei amicizia, sopratutto Oreste, governatore di Alessandria, che l’ammirava e spesso le chiedeva consigli.
■ Un merito si preclaro, tante doti preziose, destarono, come era da aspettarsi, l’invidia.
■ San Cirillo ed Oreste eransi inimicati, e siccome questi non voleva riconciliarsi col patriarca, il popolo credendo che la di lui condotta fosse ispirata da Ipazia, che era pagana come il governatore, concepì contro di lei un astio implacabile che andò sempre viemmaggiormente inasprendosi.
■ Alcuni sediziosi, guidati da un littore chiamato Pietro, appostarono Ipazia, l’arrestarono nel momento che si recava in iscuola, la forzarono a scendere dal carro e la trascinarono nella chiesa detta la Cesaria, ove, dopo averla spogliata, si diedero a lapidarla con cocci, con sassi e con frammenti di tegole. La rabbia di quegli sciagurati non si calmò colla morte della misera donna, ma, tagliatone a pezzi il cadavere, lo portarono per le vie d’Alessandria e lo arsero in un luogo denominato Cinaron.
■ Tale misfatto, scrive Socrate, avvenne nel quarto anno del patriarcato di Cirillo, sotto il decimo consolato di Onorio ed il sesto di Teodosio, nel mese di marzo, durante i digiuni, vale a dire nella quaresima dell’anno 415.
■ L’infelice donna aveva circa 35 anni.
■ Ipazia compose varie opere che non pervennero sino a noi, e perirono nell’incendio della biblioteca d’Alessandria. Eranvi un Commentario su Diofante, un Canone astronomico ed un Commentario sui conici di Apollonio di Perga; degli altri suoi lavori non si conoscono nemmanco i titoli.
■ Nelle opere complete di Sinesio trovansi sette lettere da lui scritte ad Ipazia, e fra queste una nella quale la prega di costruirgli un idroscopio che gli abbisogna per determinare la densità delle acque, di cui faceva uso per oggetto di salute. Egli descrive così l’istrumento, il quale evidentemente è una specie di pesa-liquori: “L’idroscopio è un tubo cilindrico sul quale sono segnate delle linee trasversali indicanti sino a qual punto il tubo si immerge nel liquido; e perché esso rimanga in posizione verticale, alla sua estremità inferiore si attacca un picciol peso conico che dicesi baryllion., Wernsdorf scrisse quattro notevoli dissertazioni sull’illustre figlia di Teone, che vennero stampate a Würtemberg nel 1747-1748.”
