Da La Lettura, Anno IV, N. 2, febbraio 1904.
” ■ Sebbene molto spesso una generazione derida la moda di quelle che l’hanno preceduta, tuttavia, presto o tardi, codesta moda ritorna in vita, seguita con lo stesso entusiasmo che ha suscitato nei suoi primi tempi. Non è dunque per nulla strano che il neo — questo pezzetto di nero taffetà, o di velluto, conosciuto come una macchia di bellezza — torni ora a rivivere. Codesta moda è ridivenuta tanto diffusa che si è rimesso in voga il suo significato, perché c’è un linguaggio del neo, come c’è un linguaggio del ventaglio o del guanto. Donne amabili, profondamente esperte nell’arte di piacere, sono sempre occupate a inventar qualche modo per il quale tutto ciò che accresce la loro attrattiva possa avere un significato facilmente compreso dall’eletto del loro cuore.
■ Per le donne che non osano porre dei nei sul loro viso, per le donne che seguono bensì la moda quando essa è ormai generale, ma non osano marciare coraggiosamente all’avanguardia, le modiste e i merciai hanno trovato l’espediente di porre una macchia di ciniglia sulle velette, cosicché, a una certa distanza, l’effetto è lo stesso che se il neo fosse applicato sul viso. Tuttavia questo accomodamento assai probabilmente non potrà avere la tacita eloquenza dei nei veri e proprî. Che questa moda debba la sua adozione a una donna è assolutamente fuor di dubbio, sebbene però, come per molte altre mode, sia assai probabile che essa sia stata inspirata da un uomo; perché in tutti i tempi sono gli uomini che scoprono le foggie che adornano le donne. È impossibile sapere chi sia stata la prima che s’è appiccicato questo nero circoletto per attirar l’attenzione sulla bianchezza della sua carnagione, e per aggiunger lucentezza ai suoi occhi. Questo è certo che i nei furono da prima usati per coprire bollicine, pustolette che deturpavano la bellezza del viso. Ciò risulta anche dal Wit Restored che venne pubblicato nel 1658, dove il poeta descrive nei seguenti termini i nei portati da una signora galante:
«I suoi nei sono di ogni foggia, per pustole e per cicatrici; qui ci sono i segni di tutti gli erranti pianeti, e anche di qualche stella fissa».
■ Da queste parole si rileva anche che i nei avevano cessato di essere dei cerchietti uniformi, ma avevano assunto una grande varietà, a seconda del dolce volere di chi li portava. Il sole, la luna e le stelle, non furono le sole forme adottate. Rimmel nel suo libro sui profumi ricorda il fatto che al suo tempo una duchessa di New Castle portava un neo tagliato in forma di una carrozza a tiro a quattro, per causa delle bolle che aveva intorno alla bocca.
■ La fronte era però il posto preferito per portare i cocchi e i cavalli: questa foggia venne in grandissima voga, come quella del diavolo, con tanto di corna, di coda e di bidente. In Francia, ai tempi di Richelieu, i nei avevano preso la forma degli animali; le signore probabilmente ponevano delle immagini dei loro gattini e dei loro cagnolini sulle varie parti delle loro faccie.

■ A provare la universalità dell’uso dei nei, si legga nelle Lois de la galanterie, pubblicato nel 1644: «I galanti delle classi più alte portano ora delle mosche rotonde, oblunghe o una lunga striscia attraverso la tempia, che è chiamata «l’enseigne du mal de dents». Siccome però la capigliatura di qualcuno copre codesti nei, si è provato a porli sulle guance, l’effetto ne fu incantevole. Se i nostri critici ci rimprovereranno di imitare le donne, noi risponderemo: che cosa si può far di meglio che seguire l’esempio di quelle che si ammirano e si adorano»?
■ Una volta introdotta — è appena necessario di dirlo — la moda si divulgò dovunque. Anche i mercanti cominciarono assai presto a portar nei, e soprattutto i merciai, per i quali era tutta una questione d’affari; potevano far vedere ai loro clienti l’effetto in azione delle varie forme di nei che vendevano. Nelle Roxburghe Ballads si vede una incisione in legno rappresentante un merciaio del tempo nella sua bottega. Egli è tutto coperto di nei nel modo più ridicolo: una falce di luna sulla guancia destra, con una luna sotto di essa; una croce sulla guancia sinistra; una stella sulla fronte; nella mano destra tien una maschera, nella sinistra un ventaglio. Sulla vetrina dalla quale guarda c’è scritto in vecchi caratteri inglesi: «Qui ci sono le vostre nuove mode, signore».

■ A queste esagerazioni arrivarono subito anche le donne; esse ebbero presto la faccia tempestata di nei, tanto che uno scrittore inglese le diceva somiglianti a un bodino di uva. Niente di straordinario se le donne erano giunte a perdere così ogni senso della bellezza; è notorio che in tutti i tempi sono state le donne a portare le mode agli estremi del ridicolo. Ai nei esse aggiunsero un’enorme quantità di rossetto: e la manìa divenne così acuta. che, quando madama Enrichetta, la figlia di Luigi XV, morì, il suo corpo venne avvolto nel sudario con i capelli pettinati en négligé e la faccia coperta di rossetto. Probabilmente le avranno appiccicato anche dei nei.
■ In Inghilterra, durante il regno della Regina Anna, i nei servirono a uno scopo che ora sembrerà appena credibile: essi erano impiegati a significare la differenza delle opinioni politiche, come centinaia d’anni fa la rosa rossa e la rosa bianca. Lo Spectator riferendosi a questa abitudine scrive:
«Verso la metà dello scorso inverno io sono andato a sentire un’opera al teatro nell’Hay Market, dove ho potuto notare due partiti di nobili dame, disposti nei palchi di due opposti lati, in modo da sembrare come schierati in campo di battaglia, l’uno contro l’altro. M’accorsi presto che esse portavano il neo in maniera differente: un partito lo portava sulla parte sinistra della fronte, un altro sulla destra: le prime erano Whigs, le seconde Tories; esse si lanciavano delle occhiate terribili».
■ Nei palchi di mezzo cerano parecchie signore con i nei indifferentemente da una parte o dall’altra. Erano le neutrali.
■ In Francia anche il clero adottò talvolta i nei come la polvere nei capelli, e i ricci. Ma anche qualcuno tuonò contro questo costume. Massillon predicando davanti a un pubblico di belle peccatrici del gran mondo, parlò a lungo dei loro nei. «Voi, esclamò con impeto oratorio, adoperate i nei per far meglio risaltare la bellezza della vostra pelle: ebbene — chiese allora trionfalmente, e con questa domanda egli si aspettava di annientare le sue ascoltatrici — ebbene perché non ve li ponete allora da per tutto?»
■ La domanda produsse un effetto ben differente da quello che il predicatore si aspettava. «Perché non ce li poniamo da per tutto?» si sussurravano l’un l’altra le donne uscendo di chiesa. «Perché non vi abbiamo pensato prima?» E il giorno dopo esse erano coperte di nei dalla sommità del capo alla punta dei piedi; e questi nei vennero chiamati «Mouches alla Massillon».
■ Durante tutto questo tempo il silenzioso linguaggio dei nei s’è molto trasformato, ed è stato consacrato al più misterioso mistero: l’amore. I nei tondi erano specialmente usati a questo scopo. ed erano assai giustamente chiamati «Assassini» perché erano davvero feritori dei cuori.
■ Posto vicino alle labbra, la cui bellezza tentatrice attira gli sguardi maschili, il neo è alla coquette. La Coquette diventa la Baisseuse quando il neo è portato sul labbro superiore, vicino all’angolo della bocca, e fa pensare al saluto che Marlowe fa dire a Faust:
«Dolce Elena, rendimi immortale con un bacio»
■ Vicino e sopra l’occhio il neo proclama appassionata natura di chi lo porta; mentre proprio sotto l’occhio vuol dire che si tratta d’una signora dall’affettuosità pronunciata. Quando è posto in fianco al naso, avvisa che la donna che lo porta è vivace, impertinente e deriditrice; in guardia dunque. Sopra la fronte il neo è il simbolo della maestà; nel mezzo della guancia significa galanteria.
■ Un neo fatto a stella e posto sul mento, dice che chi lo porta è uno spirito frivolo, disposto al badinage. Se è fatto a cuore, e posto sulla guancia sinistra, significa che il cuore di madame non è più libero, che essa lo ha dato a qualcuno; se poi il neo vien trasportato dalla parte opposta della faccia, allora non c’è più dubbio, madama ha già preso marito.
Dal Cassell’s Magazine.”

