Lavoisier (1883)

Da La Scienza per Tutti, Anno III, N. 33, 18 agosto 1883.

“LAVOISIER. — «UNA MICO VENNE AD OFFRIRGLI UN VELENO… EGLI RIFIUTÒ ENERGICAMENTE.»”

” ■ Lavoisier fu l’immortale autore di una rivoluzione scientifica che ebbe un’influenza decisiva, e fu in pari tempo vittima di quella rivoluzione politica che sconvolse il vecchio mondo e distrusse il diritto divino, come le dottrine di lui sconvolsero il mondo scientifico e distrussero i vieti principii del flogistico sì strenuamente difesi dagli scienziati d’allora. In Lavoisier vi sono quindi due uomini, lo scienziato ed il ricevitore generale, il rivoluzionario e la vittima della rivoluzione, la quale per un sentimento esagerato di giustizia sacrificava lo scienziato per colpire il ricevitore con tutti i suoi colleghi o se vogliamo con tutti i suoi complici. Ma entriamo in materia.
■ Antonio Lorenzo Lavoisier, figlio unico di un ricco negoziante, nacque a Parigi il 16 agosto 1743, e fu educato nel collegio delle Quattro Nazioni, ove rimase sino all’età di diciassette anni. Il giovane Lavoisier manifestò un’inclinazione speciale per le scienze esatte, si diede a studiare la chimica nel laboratorio del celebre Rouelle, fu uditore assiduo e compagno d’erborizzazione di Bernardo de Jussieu, vivendo esclusivamente nella scienza e per la scienza, estraneo a tuttociò che questa non fosse.
■ Aveva appena vent’anni quando l’Accademia delle scienze bandì un premio straordinario per la scoperta “del miglior mezzo di illuminare le vie di una città con economia, agevolezza di servizio e quantità di luce sufficiente.” Lavoisier decise di concorrere e si mise all’opera. Fece tingere in nero le pareti della sua stanza e, chiusosi dentro, rimase per più di sei settimane senza vedere il sole, coll’intento di rendere la vista sensibile soltanto alle gradazioni delle diverse luci artificiali. Non ottenne il premio, ma l’Accademia gli conferì una medaglia d’oro ed ordinò la stampa della di lui memoria.
■ Questo giovane di vent’anni, e ricco per sopramercato, che non esita a cacciarsi in uno studio sì arduo e di necessità lungo e faticoso, ci porge un esempio d’abnegazione e di perseveranza ben degno di trovare imitatori.
■ Mentre l’Accademia esaminava i lavori dei concorrenti, Lavoisier intraprendeva un viaggio di ricerche mineralogiche assieme al dotto naturalista Guettand, viaggio da cui derivò una Memoria sulla stratificazione delle montagne, seguita subito da un Analisi sui gessi dei dintorni di Parigi.
■ Nel 1168, Lavoisier, in età di soli venticinque anni, entrava nell’Accademia delle scienze in qualità di membro aggiunto e quasi subito faceva a suoi colleghi la sua prima comunicazione nella quale trattò di un esperimento dimostrante che l’acqua non si cambia parzialmente in terra per effetto della distillazione, come generalmente si credeva.
■ In quest’epoca si apre una nuova fase della vita di Lavoisier, e precisamente quella che doveva condurlo al patibolo.
■ Nel 1769, Lavoisier, che quattro anni prima aveva impalmato la figlia di un ricevitore generale, spintovi da protettori influenti, sollecitò l’onore di essere ammesso nella Società dei ricevitori generali. Una carica di questa specie era in allora una fonte quasi inesauribile di cospicui guadagni, ma bisognava prima versare una cauzione fissata ad un milione e mezzo di lire; in conseguenza, avendo qualche protezione, si poteva prendere un socio. Gli è quanto accadde a Lavoisier, cui il ministero associò per di lui sventura Baudon.
■ Alcuni biografi asseriscono che Lavoisier non mirava che ad assicurarsi uno stato indipendente, e sia pure, il fatto si è che pagò ben caro il suo errore. Il farsi ricevitor generale in un’epoca in cui le dilapidazioni degli addetti alle Ricevitorie ed i rigori contro i debitori insolvibili, destavano l’indignazione persino delle persone più miti e pacifiche, non era certamente una cosa delle più agevoli e piane; se da una parte i vantaggi erano enormi, dall’altra i rischi potevano esser seri e pericolosi.
■ Ciò nondimeno, Lavoisier si comportò sempre da funzionario coscienzioso, cercando sempre di fare il bene o per lo meno di attenuare il male. Egli fece esonerare gli Ebrei di Metz da un’imposta odiosa, rimasuglio delle fanatiche persecuzioni del medio evo. D’altra parte la sua condizione di ricevitore generale gli permise di atteggiarsi a Mecenate, laonde le sue sale divennero rapidamente il centro di riunione degli scienziati di quel tempo.
■ Alcuni anni dopo il suo ingresso alla Ricevitoria, Lavoisier fu nominato ispettore generale delle polveri e nitri, e direttore della manifattura di Essonnes, nella quale seppe introdurre importanti riforme industriali.
■ In pari tempo occupavasi di chimica agraria e trasformava così bene i sistemi di cultura del suo tenimento del Vendomois che, al dire di Lalande, in nove anni ne raddoppiava la produzione.
■ Nel 1772 Lavoisier presentava all’Accademia una sua memoria sulla combustibilità del diamante, descrivendo gli esperimenti eseguiti in proposito; nel 1774 un altra Sulla Calcinazione dello stagno.
■ Si fu nel corso di quell’anno che scoprì l’ossigeno quasi nel medesimo tempo di Priestley in Inghilterra e di Scheele in Isvezia. Moltiplicando gli esperimenti riconobbe che quel gaz entra nella composizione degli acidi e delle basi, gli diede perciò il nome di ossigeno, generatore degli acidi. In base a tale scoperta formulò poi una nomenclatura chimica razionale e facile che presentò all’Accademia, e fu da questa adottata nel 1787.
■ Nel 1776, Cavendish scoprì il gaz infiammabile. Lavoisier ripeté l’esperimento, studiò il nuovo gaz, riconobbe che bruciando dà acqua, e concluse che l’acqua era una combinazione di ossigeno e di gaz infiammabile, che perciò disse idrogeno.
■ Nel 1777 presentò all’Accademia due insigni memorie, la prima, sopra alcune sostanze che trovansi costantemente allo stato di fluido aeriforme al grado di calore e di pressione normale dell’ atmosfera; la seconda, intitolata: Del principio costitutivo del calore, al quale i chimici moderni diedero il nome di calorico.
■ Ci è impossibile di seguire il Lavoisier in tutti i suoi lavori, diremo soltanto che negli ultimi anni della sua esistenza si occupò di chimica fisiologica e formulò la teoria della respirazione che, lievemente modificata, è ammessa tuttora, e che prese parte ai lavori di determinazione delle basi di un nuovo sistema di pesi e misure.
■ Nel 1789, Lavoisier, nominato deputato supplente agli Stati generali, presentava all’Assemblea un resoconto delle operazioni della Cassa di sconto, alla quale era stato aggregato l’anno precedente. Nel 1791 eletto segretario della Tesoreria, propose un nuovo piano di riscossione delle imposte che fu accolto dall’Assemblea con sommo favore. Tuttavia, tre anni dopo, l’illustre scienziato, l’amministratore abile e certamente integerrimo, il cui patriottismo non era messo in dubbio da nessuno, lasciava il capo sotto la scure.
■ Dicesi che si avesse attirato l’odio del popolo per aver provocato la costruzione delle barriere e del muro doganale che stringeva Parigi; ma il popolo parigino non odiava Lavoisier soltanto, esso abborriva tutta la corporazione dei ricevitori.
■ I ricevitori generali, in base al rapporto di un antico commesso della Ricevitoria, il rappresentante Dupin, presentato alla Convenzione il 2 maggio 1794, furono tradotti dinanzi al tribunale rivoluzionario che andava per le spicce: il 6 venivano condannati a morte, ed il giorno 8, vent’otto di loro salirono sul palco, compreso Lavoisier. Il celebre chimico aveva trovato un asilo, un asilo probabilmente sicuro, in casa del portinajo dell’Istituto, brav’uomo che metteva a repentaglio la propria testa per salvare quella dell’illustre accademico, ma egli non volle accettare il sacrificio, e quando il pericolo gli parve veramente minaccioso, andò a costituirsi prigioniero al Palazzo della Ricevitoria, ove i suoi colleghi erano guardati a vista.
■ Incredibili furono gli sforzi tentati dagli amici e dagli ammiratori di Lavoisier per farlo graziare, tutto fu invano: la Rivoluzione non voleva fare distinzioni.
■ Quando ogni speranza fu perduta, un amico venne ad offrirgli un veleno per sottrarsi all’orrore di una simile morte. Egli ricusò energicamente, amando meglio aspettare la morte che andarle incontro.”