In questo secolo le scimmie hanno iniziato il loro progresso (1934)

Da La Lettura, Anno XXXIV, N. 6, 1 giugno 1934.
Di Pier Zampetti.

Una missionaria in missione tra le scimmie — Arriveranno a scoprire il fuoco? — I primi elementi di una nuova lingua.

” ■ Miss Tarleton fu missionaria prima tra i selvaggi, — missionaria di una delle 77 sette esistenti, — poi non più: si dedicò a studiare sui luoghi «i caratteri primordiali dello sviluppo psicologico delle scimmie antropomorfe».
■ Io la ho intervistata nel giardino zoologico, mentre lei stava tirando noccioline ai cercopitechi. Mi dice:
— Che grande consolazione prepara il nostro tempo a tutti gli amatori di bestie e particolarmente a coloro che sono teneri di cuore verso quelle creature tanto simili all’uomo! Oh le scimmie antropomorfe! L’avvenimento è importante anche nella storia dell’Umanità. Vi assicuro che quanto asserisco non è il frutto della mia fantasia, ma di lunghi studi e osservazioni. Io non ho mai ascoltato la fantasia; ecco perché non ho potuto mai innamorarmi. Si tratta del progresso delle scimmie; della loro evoluzione dal loro stato bestiale e primitivo. Questa è una bella prova che l’uomo non proviene dalle scimmie. Ma nemmeno vuol dire che le scimmie progrediranno al punto di diventare uomini, perché io credo che non riusciranno mai a concepire idee astratte, ma si limiteranno a divenire quel che erano gli uomini all’età della pietra.

— Miss Tarleton?
— Signore?
— E quanto tempo ci vorrà prima che esse passino dallo stato brutale a quello dell’uomo dell’età della pietra?
— Signore — mi risponde la missionaria con accento apostolico — ma già vi sono: sicuro, io credo che con il principio del nostro secolo hanno iniziato, anche loro, il loro progresso. Come e perché non si sa, non si sa perché abbiano iniziato il loro progresso nel novecento dopo la venuta di Cristo, invece di cominciare al tempo di Budda. Ma del resto quale paleontologo le potrà dire mai, quando e come e perché proprio in tale epoca e non in un’altra l’uomo ha progredito ed è passato da una età ad un’altra, da una civiltà all’altra? Perché nel cinquecento non sono stati capaci d’inventare i cocchi senza cavalli? Le ragioni esatte non ci sono, ma non per questo è men vero. Può essere che questo inizio di progresso tra le scimmie abbia origine da un cambiamento climatico, da qualche rivoluzione atmosferica: il fatto è che esse e le nuove generazioni entrano in una nuova era. Io mi sono dedicata con tanto entusiasmo a investigare la loro vita, al punto che oggi posso scrivere una storia delle scimmie, al punto di dover negare la mano al reverendo Knox, e al punto di poter comprendere il loro linguaggio più speditamente del francese che studiai nell’educandato. Sappia che manca in tutto il mondo una storia scritta da un uomo o da una donna che, come me, abbia vissuto quasi un’intiera vita tra le scimmie e sia entrata nelle loro confidenze. Come ci manca la storia dei popoli lacustri così disgraziatamente manca una storia delle scimmie. Le posso assicurare, signor mio, che anche il popolo scimmiesco ha avuto delle grandi guerre, e chi le dice che certi babbuini non siano stati capitani degni di un’epopea come tanti condottieri? Se gli uomini si servivano delle catapulte, appena alcuni secoli fa, per lanciare le palle di pietra, mentre oggi le scimmie si servono della loro ben esercitata coda per dondolarsi da un ramo e lanciare con violenza un cocco o una pietra contro i loro nemici, la differenza tra l’umano militare antico e la moderna scimmia belligerante è ben poco o punto notevole anzi la gloria è uguale. Ecco perché trovo giusto che si scriva una storia delle scimmie. Ho fatto già le ricerche. Le notizie più antiche si ritrovano tra i Cartaginesi del 500 a.C. Si sa che Annone, che ricopriva una specie di magistratura per la quale gli spettava l’onore dell’ombrello dappertutto, con 60 galere mosse verso la costa della Nuova Guinea. I Cartaginesi arrivarono al punto dove vivevano gli scimpanzé. Plinio poi dice che furono scoperti i Satiri. Poi vi è un grande silenzio tra gli antichi scrittori sulle graziose bestiole se ancor bestiole possiamo chiamarle dopo il progresso loro! Sembrerebbe quasi che allora le care bestiole fossero scomparse dalla faccia della Terra. Nel medioevo nessuno poi se ne occupa più. E che avranno fatto in quei secoli oscuri? Forse vivevano in uno stato di abbrutimento e d’immoralità…

“… TIPO DI MADRE CHE HA USATO L’INVENZIONE DELLO SCACCIAMOSCHE.”
“… QUESTI NON POTREBBE NON ESSERE L’INVENTORE DELL’OMBRELLO VEGETALE.”

— Miss Tarleton…
— Signore?
— Ma, io non so (se permette) come fa lei a stabilire che le scimmie hanno iniziato il progresso nel nostro secolo e quindi non vivano più in quel basso tenore di vita a cui erano abituate dai più remoti tempi della loro creazione?
— Ah, ah, ah! — mi risponde la grande missionaria. — Un documento preziosissimo l’ho scoperto io, dopo faticose contrattazioni, dopo aver speso metà della mia dote per possederlo; oggi lo posseggo io sola al mondo. È un documento rarissimo dell’epoca dei primi viaggi. È uno scritto di Manuel Silveira, sconosciuto ai più, il quale tuttavia era marinaio, nei Mari di Sua Maestà Cattolica; una buona pasta d’uomo ma bestemmiatore a mare chiaro. Egli scrisse la verità sulle scimmie di quell’epoca. Ora gliene traduco un brano dal portoghese che ho imparato a memoria: «Le scimmie sono animalacci sudici che terribilmente putono, avendo paura dell’acqua come i gatti, pur avendone bisogno come gli uomini; sono crudeli con i piccoli, che a volte divorano, scavano la terra come gli sciacalli, non hanno nulla di differente nella loro vita in comune dagli scarafaggi. È impossibile avvicinarle ché fuggono; e se prese vanno su tutte le furie e rimangono indifferenti ad ogni cura ed è come se uno avesse nelle mani un demonio della più strana forma anziché una bestia con fattezze umane».

“… PROGREDITO SÌ, MA ANCORA UN PO’ MALEDUCATO.”
“… TIPO PROGREDITO CON DISPOSIZIONE ALL’ARTE CINEMATOGRAFICA…”

Ma, oltre a queste, altre antiche testimonianze di serissimi navigatori, anche puritani, ho ritrovate: sono tutte di pessima sorte. Ma ecco l’aurora anche per loro le nostre scimmie dalla età che diremo della non-pietra passano all’età della pietra: cominciano a imparare a tirare i sassi in testa agli uomini o alle scimmie di tribù nemica. Poi passano dall’età del sudiciume all’età del bagno. E si pensi che questa età non è ancora giunta alla perfezione nemmeno tra gli uomini. Io ho visto in certe case che la vasca da bagno è usata per ripostiglio di fiaschi e di scarpe vecchie, e questo in paesi civili. Ma ritorniamo alle scimmie che m’interessano di più. Oggi chiunque ha l’avventura d’inoltrarsi in una colonia di scimmie troverà al mattino le mamme-scimmie intente a lavare i loro scimmiottini nei ruscelli, e non troverà una colonia di scimmie dove non vi sia un ruscello. E quel grande di Devauncel aveva già notato questa cura materna. Dall’indifferenza della vita egocentrica, benché in comune come tra gli scarafaggi, ecco che progrediscono verso la vita sociale, nella quale maturano, quegli esserini, dei sentimenti patetici quasi umani.

“… IL POPOLO SCIMMIESCO HA AVUTO DELLE GRANDI GUERRE. TIPO DI GRAN CONDOTTIERO.”
“… POI PASSANO DALL’ETÀ DEL SUDICIUME ALL’ETÀ DEL BAGNO. TIPO DELL’ETÀ DEL BAGNO.”

Ecco che il progresso galoppa a seconda delle loro possibilità. Dal ramo passano a costruirsi delle capannucce, costruite con le loro stesse mani, con ramoscelli e foglie a fatica raccolti e con criterio. Il più intelligente della comunità costruirà la sua sede in un miglior modo, allora tutti si faranno intorno a lui e cercheranno d’imitarlo, perché le scimmie posseggono la straordinaria virtù dell’imitazione che le porterà a grandi sviluppi. È infinita la serie delle invenzioni delle scimmie dei nostri giorni. L’ultima è l’invenzione dell’ombrello vegetale. Molti babbuini hanno appreso a ripararsi dal sole coprendosi con larghe foglie di piante acquatiche che colgono col gambo. Danno talmente l’idea dell’ombrello quelle foglie così usate dai babbuini, che vien la voglia di credere che siano stati loro, i babbuini, i primi a dar l’idea dell’ombrello agli uomini. E non hanno anche inventato lo scacciamosche? Alcune madri usano delle fronde per amorevolmente scacciare le mosche che tormentano i piccoli che dormono. Se quel Silveira rinascesse credo che avrebbe più sorpresa a vedere il progresso tra le scimmie che l’aeroplano. Ma ora un solo problema mi preoccupa di loro: riusciranno a scoprire il fuoco? Se ci riusciranno, e non lo temeranno e impareranno a usarlo non saranno più bestie, ma un popolo! Ora le do un cenno sul loro linguaggio che col tempo potrebbe, Dio permettendo, divenire una lingua. Si metta la lingua direttamente tra i denti e con il pollice e l’indice si stringa la gola e soffi: e gutturalmente pronunci kici kcci queste sono due parole del linguaggio scimmiesco, ma dei babbuini asiatici. In tutto hanno 243 suoni diversi. Basterebbe pronunciarli esattamente come loro che noi potremmo farci capire da qualsiasi scimmia asiatica. Ma la pronuncia è difficilissima quasi impossibile per la formazione evolutiva dei nostri organi. Kici kcci io le ho imparate a pronunciare molto bene. Le scimmie mi corrono intorno e cominciano a spulciarsi sulla testa. Ma se io pronuncio plak plak (con una pronuncia impossibile a insegnare graficamente, ché per essere imparata occorrerebbe vivere anni nella foresta con loro) non corrono e si spulciano tra loro sul dorso. Ho scoperto anche cosa significa «Jakoopp». È una parolaccia offensiva, specie per le scimmie femmine. Quando la odono, abbassano la coda arrabbiatissime e si ritirano.
■ Così ha parlato Miss Tarleton; ma avrà detto la verità ?… Oh! il dubbio…”