Attività femminile italiana per la guerra. Le Dame Novaresi nella pietà della guerra (1917)

Da La Donna, Anno, XIII, N. 292, 15 aprile 1917.
Di G.T.

” ■ Per illustrare la benefica attività delle donne novaresi devo dare la precedenza alle Dame della Croce Rossa Italiana, non soltanto perché esse recano il simbolico segno che sintetizza le più alte manifestazioni della pietà sociale, ma perché, anche, hanno l’incontestabile merito d’essersi arruolate nell’umana milizia sin da tempi lontani e diversi, aderendo a quei principi d’organizzazione e di preparazione, che, per quanto si speri e si tenti, non possono essere improvvisati. L’ambiente ove alcune Dame della Croce Rossa si sono gentilmente adunate per ricevermi e darmi le chieste notizie, suggerisce una chiara idea dei rigidi criteri ai quali obbedisce l’operosità delle generose signore.
■ Esse hanno ottenuto di poter trasformare in laboratorio ed in magazzeno alcuni locali del Circolo dell’Unione, l’aristocratico ritrovo cittadino. Le belle sale che hanno abbagliato di riflessi festosi i portici del «Coccia», private d’ogni lusso e d’ogni ornamento, hanno l’aspetto semplice e spoglio che si conviene ad un luogo di lavoro.

“NOBIL DONNA GIUSEPPINA PRATO PREVIDE COLOMBANI, FONDATRICE DELLA SEZIONE NOVARESE DELLA CROCE ROSSA E VICE-PRESIDENTE DAL 1885.”

■ Nulla di pomposo né di superfluo né di formale rimase nel luogo dei convegni benefici: nulla nell’opera delle benefattrici che non fosse ansia, fervore di fare, di far molto e di far bene.
■ Così la Croce Rossa Novarese può con giusta soddisfazione considerare l’opera del proprio sottocomitato femminile.
■ A questo furono e sono guida influente ed attivissima la nobile donna Caterina Faraggiana Ferrandi, vicepresidente dal 1898 e la nobil donna Giuseppina Prato Previde Colombani, fondatrice della Sezione e vicepresidente dal 1885.
■ Non è possibile riassumere in breve spazio, ove tante benemerenze femminili hanno diritto d’esser rammentate e pur molte non troveranno luogo, quel che la Croce Rossa Novarese debba al suo presidente e alle due nobili signore.
■ Attorno ad esse, in gara di munificenza e di zelo, si accordò il gruppo del Consiglio, composto dalla Contessa Cristina Avogadro, dalle signore Giuseppina Carotti Diana, Cerruti Reciocchi, Rosa Dell’Erra Isola, Maria Negretti Faà, Olimpia Fara, Maria Gabrielli, Ernesta Gregotti, Aida Gusmani, Bianca Maestri Vosgien, Teresa Ferrante Ravasio, Ernesta Rognoni Mazza, dalle Marchese Anna e Isabella Tornielli di Borgolavezzaro Centurione Scotti, dalla Contessa Giulia Tornielli di Borgolavezzaro e dalle signore Irma Torelli Bollati ed Erminia Vosgien Guatteo. Ai più bei nomi dell’aristocrazia, del censo alle personalità migliori, come i Tornielli, Bollati, i Faraggiana, gli Avogadro, i Boggiani, i Muffone, Di Villafalletto ed altri, che han posto nel libro d’oro della Società Italiana, segui in Novara, come ovunque, la schiera numerosissima di tutte le donne italiane che più facilmente potevano offrire il danaro o proprio o la propria abilità, finché, crescendo e specificandosi la necessità dei soccorsi, rispose al loro appello la maggior parte della popolazione femminile dalla città e dai sobborghi, senza distinzione di classe, dimostrando anzi la spontanea adesione della gente più umile.
■ Alla testa di questa coorte di zelatrici della pietà, è uno stuolo di oltre trentasei infermiere. Con quale animo esse compiano la loro missione sia detto dall’esempio di molte. Basti rammentare il caso delle signorine Linda Moriondo e Giuseppina Cambieri che, rinnovando un esemplare episodio del tempo di pace, diedero lembi del proprio corpo per la guarigione di soldati gravemente feriti; e l’ardimento di cinque donne gentili (ci spiace di rammentare due soli nomi, signorine Bruna Velani e Giorgina Pangella) che prestarono servizio alla fronte. Le infermiere della Croce Rossa di Novara formano due gruppi uno dei quali, guidato dalla signora Aida Gusmani, si vale dell’opera delle sig.re e sig.ne Amalia Angelotti, Chiara e Maria Bondini, Giuseppina Brivio, Maria Carioni, Giuseppina Carotti Diana, Hatty e Raimonda De Fontana, Beatrice De Gasser, Elisa Fornaroli, Angioletta Giunchi, Tonny Gray Natalia Obicini, Olimpia Morselli e Gina Porro; il secondo, diretto dalla capo gruppo sig.ra Matilde Omarini, affida il pietoso incarico all’amorevolezza delle altre dame infermiere: Natalia Bognetti, Erminia Vosgien, Maria Boeri. Maria Faà, Teresa Ravasio Buzzetti, Felicina Montani, Giuseppina Scaggiosi, Rita Luoni, Anna Cavalli, Anna Maria Magistrini, Maria Teresa Orero, Cesira Zorzoli, Angiolina De Ferrari, Corinna e Felicita Reale, Tamagnio.

“NOBIL DONNA CATERINA FARAGGIANA-FERRANDI VICE-PRESIDENTE DAL 1898.”

■ Ma le dame novaresi pur avendo adempiuto, con così notevole contributo personale, alla più coraggiosa e delicata missione consentita alla donna in quest’ora sanguinosa, vollero direttamente cooperare all’organizzazione ed al rifornimento del servizio sanitario in zona di guerra, in tutti quei modi ch’erano leciti. Allestirono un reparto ospedale da cento letti arredandolo di mobilio, e di biancheria da loro confezionata, col concorso di tutta la cittadinanza; rifornirono pure di biancheria la 1a Sezione di sanità a Novara, e i treni-ospedale. Al deposito rifornimenti della Croce Rossa in S. Giorgio di Nogaro mandarono tremila camicie e mutande e quattrocentocinquanta vestaglie. Ed in fine, organizzato un piccolo comitato con alcune tra le signore già elogiate, un gruppo di dame si riunì quotidianamente nelle sale del Circolo e, mentre da ogni parte affluivano le offerte con ammirevole generosità, si occupò a a distribuir lana, confezionare indumenti, a ordinarli, ad avviarli verso quanti li attendevano con trepidazione non minore del trepido affetto che li offriva. Giunsero alla fronte, così, circa seimila indumenti di lana. Citiamo alcuni nomi: Guglielmina Gola, Cavallotti, Clea, Bollati, Bollati Torelli, Donna Laura Bodo, Baronessine Ardicini Ferrari, Contessina Ida di Villafalletto, Adele Nicolotti. Angelica e Josey Barberis. Maria Balsari, Rita Zanotti, Margherita Prato Previde, Nobili Giacinta e Teresa Muffone, Anna Maestri, Lidia Cerruti, Adele Bollati, Elena Gianotti, ed altre già nominate. I nomi. tornano alla memoria senza tregua e ingombrano lo spazio che vorrebbe esser riservato ai commenti. Ma vi è, forse, maggior eloquenza del fatto? O si possono dimenticare le dame visitatrici, che da tanti mesi riflettono nel volto dei sofferenti il sorriso della benevolenza.

“DAME DEL COMITATO DI PREPARAZIONE.”

■ Ed è ancora un lungo elenco: Clementina Segrè, Cesira Fontanella, Finzi, Varaldo, Methier, Contessa Giulia Tornielli, Marchesa Anna Tornielli, Marchesa Isabella Tornielli, Luigia Pozzi, Rosa dell’Erra Isola, Nobile Elisa Grillo, Rosa Nicolotti, Ernesta Rognoni, Teresa Mazza, Erminia Vecchi, Rosa Perlati, Ada Martinola, Delfino, Luigia Marchesi Ciovini, Giuseppina Masera, Olimpia Fara, Giuseppina Allais, Francesca Sereno, Giuseppina Battaglia, Marcellina Selletti, Adele Malusardi, Ester Montani, Giuseppina Montani Pesce, Paola Della Porta, Ida Raviola, Ombrosi, Maria Faà, Licinia Gray, Amelia Curti, Maria Morera, Antonietta Passerini, Ernesta Gre- gotti, Albertina Giardini, Carolina Orero, Belloni Cotta, Ester Stoppani, Chiodini Falcone, Antonietta, Elisa e Maria Costa, Ines Ciancia, Rigoglios i, Emilia e Teresita Lampugnani, Luigia Carnevale, Galtico Scendrate, Bice Reale, Maddalena Ragazzoni, Bice Rossini, Gina Rossi.
■ Il miglior elogio è la gratitudine.
■ Essa va dai soldati, dalle famiglie, a tutte le figure suscitate con questi aridi elenchi; per le mani che medicarono le piaghe e porsero il farmaco, per i pensieri e le parole che trasfusero la fede e la rassegnazione, opposte e sovrane virtù, per il paziente amore che tessé le soffici maglie, e le fece tenaci come corazze.


■ Se tanta fu l’attività della Croce Rossa, d’altra parte l’Ufficio Notizie, il Posto di Ristoro, la Protezione dei Profughi, il Nido dei bambini, istituti che fanno capo al Comitato di Preparazione, e manifestazioni abilmente preparate, come gli spettacoli al «Coccia», dalle scuole femminili, dimostrano con quanto slancio e quanta intelligenza si provvide ai servizi civili richiesti dalla guerra e alla contribuzione finanziaria.

“COMITATO DI DAME DELLA CROCE POSSA, DIRIGENTI IL LABORATORIO PRO-LANA. — 1. SIG.A BIANCA MAESTRI. — 2. SIG.NA ANNA MAESTRI. — 3. SIG.RA TERESA FERRANTE-RAVASIO. — 4. SIG NA ENRICHETTA CAVALLOTTI. — 5. SIG.A GIUSEPPINA PRATO PREVIDE COLOMBANI. — 6. SIG.A MARIA GABRIELLI — 7. SIGNORINA ELISA COSTA. — 8. SIG.A MARIA COSTA. — 9. SIG.A LUIGIA MARCHESI.”

■ Il Comitato stesso di Preparazione, presieduto dal Cav. F.R. Colli (vicepresidenti il dott. cav. Emilio Parona e l’avv. Alberico Curti, segretario l’ing. Alberto Tarella) non diede vita solamente ai vari sottocomitati, affidando loro speciali competenze; ma provvide, direttamente e con continuità, a suscitar nuove iniziative e ad apportar nuovi contributi alla preparazione alle beneficenze.
■ Istituì un corso popolare d’infermiere, fece sorgere, nel tempo di vacanza delle aule scolastiche, sale di scrittura per militari, raccolse con una sottoscrizione privata i mezzi per fornire di cassette d’arredi sacri quasi tutti i cappellani militari della diocesi inviati al fronte; con pietoso pensiero d’omaggio, offrì per i funebri dei militari morti negli ospedali, un drappo d’onore, assegnando ad ogni famiglia un nastro di ricordo. Fece ricoverare e fornì di ogni corredo orfani abbandonati di caduti al fronte. Diede, per l’opera del pacco dei soldati, confezionati od acquistati, settemila indumenti di lana, componendoli in duemila pacchi, inviando inoltre circa milletrecento pacchi individuali ai soldati novaresi al fronte, fornendo di passamontagne e di guanti i carabinieri della Divisione al confine, mandando un’abbondante raccolta di pelliccerie alla Pro-Esercito. Prestò l’opera di numerose signore alla Commissione provinciale per la lana del governo, presieduta dal Prefetto Comm. Muffone.
■ A tutte queste provvidenze e alla raccolta dei fondi dispose o concorse la Sezione Femminile, Presidente la sig. Enrica Gianzini Calderoni, Vicepresidente la sig. Alda Silva, Segretaria la sig. Natalia Rosa Cesare, Capogruppo per la Sezione «pacchi» la sig.ra Maria Scendrate Gattico, per la Sezione «biancheria» la sig.ra Albertina Giardini Omodei. Compongono le varie Sezioni, le signore e signorine Giovanna Pistoia, Maria Plandina De Blasi, Ester Stoppani Scotti, Giuseppina Falzoni, Eugenia Ragazzoni, Vittoria Morera, Teresita Magnaghi, Alessandra Regogliosi, Maddalena Silvestri Passerini, Clotilde Cavagliano Bado, Teresa Canetti, Amelia Curti-Pollone, Rossi Palermo Crosio, Emilia Delfino Cavagliani, Maria Luigia Crispoli, Ester Montani Ghidini, Anna Maria Curti.
■ L’Ufficio Notizie, presieduto dalle signore Maria Beltrami Franzone ed Emma Acerbi Bossi, oltre l’incarico proprio di richieder notizie dei militari per preghiera delle famiglie, ha cortesemente sbrigato anche «pratiche» non strettamente competenti, ricerche di profughi, preparazione di atti per pensione, invio di corrispondenza ai prigionieri: e si è assunto il faticoso carico della spedizione di pane ai prigionieri di guerra italiani.
■ Ottantamila sono le richieste di notizie evase per tramite dell’Ufficio di Novara, sino a parecchio tempo fa, ed ora la cifra è indubbiamente più alta; né può passare in sott’ordine il risultato ottenuto nell’invio del pane di guerra. Ne portano giornalmente cento sacchi ed innumeri volte pervennero sollecitazioni ed elogi, così da render certo che il pane speciale di Novara è tra i preferiti. L’assessore Cavazzoni, del Comune di Milano, visitò l’Ufficio Notizie per applicare, nei riguardi del pane ai prigionieri, le norme che hanno prodotto tali risultati. All’Ufficio di corrispondenza, che, pur costretto a mutar sede, prescelse sempre località centrali ed è ordinato, è adibito quasi esclusivamente personale femminile. Sbrigano la corrispondenza, la signora Maria Bossi Scappa e le sig.ne Augusta Corradi, Attilia Torelli, Maria ed Elena Prolo, e Ada Filipponi, figlia al Maggiore dei Carabinieri Reali Cav. Guido Filipponi; spogliano lo schedario, le signorine Clementina Corradi, Lydia Milanesi e Adriana Borella; alle informazioni sono addette le signorine Lina Annovazzi, Rosa Bramanti, Maria Biancardi, Gina Cagni, Erminia Stangalini, Rosetta ed Eugenia Piantanida, Maria Galvalino.
■ Ed anche l’Ufficio Notizie, con attribuzioni particolari, manda negli ospedali le proprie dame visitatrici, signore Maria Annovazzi Ugazio, Rita Andenna Martini, Claudio Corradi Fracassi, Ida Biancardi Franzone, Giuseppina Costa Danioni, Contessa Clotilde Coberti Gattinara, Maria Alpino, Bice Prolo Repetto, Mina Brignone. L’esito non potrebbe meglio corrispondere all’ardor di lavoro col quale fu organizzato dalle iniziatrici questo Ufficio, doppiamente provvido, ai desideri del cuore e agli stenti di una penosa esistenza.


■ Sanno i militari che dai depositi partono per la fronte, e i reduci delle «tradotte notturne» e i feriti, come largamente ed instancabilmente provveda loro il Posto di Ristoro, collocato nell’interno della Stazione delle Ferrovie di Stato, e presieduto dalla signora Rosa Isola Dell’Erra che ha la maggior parte dei pesi e dei meriti, coadiuvata dal Vicepresidente Prof. Cav. Rinaldo Lampugnani. Le questue, la vendita di cartoline e di francobolli, la costituzione di un comitato pei fondi, le contribuzioni degli incaricati stessi e principalmente della dama Presidente, provvidero le somme. E, naturalmente, la larghezza delle distribuzioni, seguì le vicende dei proventi: in molte occasioni alle bevande fredde e calde, s’aggiunsero i cibi, le sigarette, le cartoline.
■ Per turno, ad ogni ora, talvolta all’alba, talvolta nella notte, profusero ai nostri soldati cortesie e premure la Marchesa Isa Tornielli, Donna Paola Della-Porta, Donna Laura Bodo e le signore Teresita Lampugnani, Lina Calderoni, Ines Ciancia Chiodini, Elisa Grillo Carbonazzi, Emilia Ponzetti, Ilde Beretta, Malnate Falconi, Minuti; la Principessina Maria Centurione, la Contessina Anna Maria Tornielli, la Contessina Ida di Villafalletto, nob. Teresa Muffone, Alice Bollati Maria Plaisance, le sig.ne Elena Barbè, Fausta Bronzini. Velia Bonfà, le sorelle Borsotti, Bozzalla e Costa, le signorine Irene Ciocala, Ada Mughetti, Elsa Negri, Rina Peloggio Porinelli, Michelina Torre, Buffetto, De Blasi, De Benedetti, Galvano, Giordano, Attilia Torelli, Nicolotti, Omodei Salè.
■ Ed ognuna fece sempre quel che i mezzi consentivano e, nei limiti del possibile, cercò di sopperire direttamente, perché il Posto di Ristoro risponda sempre alle sempre crescenti esigenze.

“1. BONDINI CHIARA. — 2. CARIONE MARIA. — 3. PORINELLI MILLY. — 4. BONDINI MARIA. — 5. ANGELOTTI AMALIA. — 6. DA GASSER BICE. — 7. GRAJ TONY. — 8. GUSMANI AIDA. — 9. GIORDANO TERESA. — 10. BRIVIO GIUSEPPINA. — 11. PORINELLI MARIA.”

■ Vita più breve ebbe il nido dei bambini, che diede ricovero, durante parecchi mesi, ai piccini dei richiamati ed era diretto dalla sig.ra Gina Porro Albini e poi dalla sig.ra Maddalena Giovanetti, assistita dal dott. Rodolfo Costa. Si improvvisarono in vece di mammine e di istitutrici affettuose le signore e signorine: Masera, Calderoni Migliavacca, Della Porta, Lunghi Beretta, Coppa Annovazzi, Nuttino, Lena Annovazzi, Alliata, Corradi Vandoni Reale, Manfredi, Daretti, De Ferrari, Falzoni, Signorelli Ragazzoni, Villani, maestre Borella, Mozzati, ed altre delle quali ci sfugge il nome. A soccorrere altri sventurati, provvede il Comitato dei profughi che raccolse ed in molti casi sovvenne circa ventimila profughi, dispersi poi nella Provincia, e continuò nel grave incarico di sistemare la Colonia stabilita in città, meritando d’esser preso a modello da diverse commissioni visitatrici.
■ Quest’importante servizio è affidato alle cure della signorina Maria Carboni, e all’ingegnere Cesare Giubertoni ed ebbe l’ausilio delle signore del Comitato di Preparazione, dal quale, come dicemmo, dipende: esse curarono la raccolta d’ogni genere d’indumenti è confezionarono 100 lenzuola, 800 federe, 400 sacchi e 300 asciugamani, fornendo del necessario i locali concessi dal Municipio, in Borgo Sant’Andrea.
■ Chiudiamo questa semplice, lunga, ma per sé stessa eloquente rassegna della pietà femminile novarese, durando la guerra, rammentando alcune isolate ma efficaci iniziative, che rivelano il gran cuore e il vigile intento delle donne novaresi, con la poesia della spontaneità.
■ Le sorelle signorine Merati, ad esempio, occupandosi dell’iniziativa del giornale «Corriere di Novara» e coi fondi da questo raccolti, curarono l’invio di 500 scatole contenenti ciascuna 50 biscotti, al Comando della Divisione militare che li trasmise al fronte; ed inviarono altri numerosi pacchi della ghiotta specialità locale ai prigionieri di guerra italiani in Austria.
■ E, più significativo d’ogni altro, quasi episodio di sintesi, rievochiamo l’atto di donazione della nuova bandiera al 23° reggimento fanteria, occasione a due vibranti cerimonie, celebrate in Novara ed in zona di guerra.
■ Offerta da un comitato numerosissimo di donne novaresi firmatarie di una pergamena, la nuova bandiera destinata a sostituire la antica, «distrutta da cento ferite», fu consegnata l’8 di maggio al Colonnello Conte Ottavio Zoppi, a capo di una rappresentanza venuta dal fronte. Assistevano alla cerimonia le autorità militari e civili, e pronunciò un eletto discorso la professoressa Natalia Rosa Cesare.

“IL 23° REGGIMENTO FANTERIA, SCHIERATO IN ARMI NELLA ZONA DI GUERRA, SALUTA LA SUA VECCHIA BANDIERA FIERA DI DUE MEDAGLIE AL VALORE E DI UNA STORIA GLORIOSA, E DONO GENTILE DELLE DONNE NOVARESI, RICEVE CON FERMI PROPOSITI E CON SICURA FEDE LA BANDIERA NUOVA.”

■ Rappresentava il confratello della Brigata azzurra, il 24° Fanteria, il Tenente Colonnello cav. Oliviero Boggiani, comandante il Deposito.
■ E l’11 del mese stesso, in zona di guerra, il 23° fanteria, consacrava col giuramento il nuovo vessillo. La scena parve risorta dalle pagine d’antiche epopee. E il tricolore vibrante significò ai soldati d’Italia la devozione e la pietà delle donne novaresi. Ad esse sia riconoscimento ufficiale ed altissimo premio il ringraziamento del Comandante la Divisione militare, il tenente Generale Conte Saverio Nasalli Rocca: «Nulla scuote maggiormente gli scettici che la parola infiammata della donna: la sua missione oltre a quella della pietà soccorritrice per chi può, è di tenere accesa la fiaccola dell’amor patrio. È col più vivo piacere che ho constatato essere questo proposito ben saldo nel cuore delle donne novaresi».”