La straordinaria protuberanza solare del 5 maggio 1915

Da La Scienza per Tutti, Anno XXII – N. 16 – 15 agosto 1915


“Dopo il minimo undecennale dell’attività solare che ha avuto luogo nel secondo semestre del 1913, la produzione delle macchie, delle facole ed anche delle protuberanze solari è stata in deciso aumento, tanto per frequenza che per dimensioni, e l’aumento divenne anche più notevole al principio del 1915, in cui si ebbero grandi e numerose macchie, facole e protuberanze.
È noto che le protuberanze, quelle gigantesche masse di gas e vapori (idrogeno, elio, calcio, ecc.), incandescenti, quelle fiamme che vengono eruttate dalla superficie del sole, si vedono ad occhio nudo soltanto durante le eclissi totali di sole, quando l’astro abbagliante è occultato dalla luna, la quale lascia libero soltanto il contorno del sole da cui spuntano le protuberanze; in ogni altro tempo per osservarle occorre lo spettroscopio; e la loro immagine con esso si può vedere nelle luci semplici e di varii colori dei gas e vapori che la costituiscono.
Collo spettroscopio la luce in cui ordinariamente si osservano le protuberanze è la rossa della riga C fraunoferiana dell’ idrogeno, che è la più luminosa.
Sempre però le protuberanze si vedono soltanto per la loro parte che si proietta fuori del disco solare, perchè entro sono rese invisibili della gran luce soverchiante della fotosfera.
Le protuberanze si possono anche fotografare durante le eclissi, ed in ogni tempo con lo spettreliografo, strumento analogo allo spettroscopio, ma più complicato. In questo strumento ordinariamente l’ immagine si ottiene colla luce violetta delle righe del calcio, H ovvero K, che hanno una forte azione fotografica.
Il 3 maggio ho osservata all’ orlo SW del sole una mediocre protuberanza alta un minuto d’arco (circa 1/16 del raggio del disco solare) alla latitudine eliografica (cioè riferita all’equatore solare) — 46° : era la cima della grande protuberanza che avvicinandosi al tramonto in causa della rotazione del sole, si vedeva sporgere di tanto oltre il contorno occidentale del sole; il giorno 4 la protuberanza assai lucida sporgeva per 7 /100 del raggio solare; il giorno 5 la grande protuberanza era arrivata presso a poco sul contorno visibile del sole e quindi si vedeva in tutta la sua imponente altezza (vedi figura) e con vivissimo splendore; però terminava in alto con brandelli poco luminosi, sospesi sopra la cima i quali alle 8h 50m (tempo medio E. C.) arrivavano all’altezza di 4′ 46″, circa 3/10 del raggio solare: ma questi scomparvero presto, ed a 8h 52m restava la parte più lucida che terminava all’altezza di 2/10 del raggio solare.

“Protuberanza solare osservata il 5 maggio 1915 dal prof. A. Riccò, direttore dell’osservatorio di Catania. (Altezza massima della fiammata: 210.000 chilometri.)”

Il giorno 6, la protuberanza dalla rotazione del sole portata in piccola parte dietro al disco, fu vista con forma singolare assai diversa da quella del giorno precedente e con l’altezza di quasi 9/100 del raggio solare; il giorno 7, quantunque una parte più notevole della protuberanza fosse dietro alla rotondità del sole, si vide più alta che al giorno precedente e assai lucida, ma in forma di lingua o fiamma semplice, alta più di 11/100 del raggio solare.
Dopo, fino al 13 maggio, il cielo non fu mai completamente sgombro, come è necessario per queste osservazioni, cosa eccezionale per il mese di maggio in Sicilia. Della grande protuberanza non si vedeva più traccia; del resto avrebbe dovuto esser alta più di 1/5 del raggio solare per potersi vedere da dietro il globo solare, ove era.
Dunque nel mattino del 5 maggio la protuberanza in discorso, che era di singolare bellezza, raggiunse con la sua parte più brillante l’altezza di 3′ 21″, cioè 2/10 del raggio solare, ossia 140.000 km. di altezza; circa come 11 diametri terrestri; ma i brandelli più alti e più deboli che scomparvero fra 8h 50m e 8h 52m raggiunsero l’altezza enorme di 4′ 46″, cioè 3/10 del raggio solare, cioè 210.000 km., circa come 16 1/2 diametri terrestri; vale a dire come una pila o fila di più che 16 globi terracquei messi l’uno sull’ altro.
Si ha una migliore idea della grandiosità di questo fenomeno solare confrontando la sua immagine con quella del globo terrestre, disegnato nella stessa scala nella figura. Quanti globi come il nostro potrebbero essere avvolti da una immensa fiammata come questa!
Le fotografie dell’orlo solare fatte dal prof. G. A. Favaro con lo spettreliegrafo prima e più dopo le 8h50rn, dietro mio avviso, dànno altezze notevolissime, ma tutte inferiori a quella massima misurata con lo spettroscopio poichè non si potè cogliere il momento di quel massimo, e dopo la protuberanza andò decrescendo.
Queste dimensioni così colossali possono parere fantastiche, incredibili; pure la loro determinazione è facile e sicurissima.
Il nostro spettroscopio (come tanti altri) permette di misurare con precisione il diametro del sole e l’altezza delle protuberanze. Ora dietro misure accuratissime degli astronomi, si sa esattamente quanto è il diametro del sole, ed in cifra tonda è 1.400.000 km., quindi con la semplice regola del tre si determina l’altezza delle protuberanze.

“Protuberanze solari osservate (Trouvelot) il 29 aprile 1872.”

La protuberanza vista nello spettroscopio sulla riga C appariva come una magnifica e colossale fiamma rossa, inchinata verso il polo sud del sole, formata di lunghe striscie o lingue fitte e lucidissime nella parte più luminosa, men fitte e men luminose nei lembi sospesi in alto e nella parte pendente al suo lato occidentale (sinistro della figura) a guisa di un immenso fiocco.
Le protuberanze di simile altezza sono veramente straordinarie e l’osservazione delle medesime è rara, anche perchè raggiungono rapidamente le maggiori altezze e rapidamente si abbassano, od anche si dileguano; però talora ne sono state osservate e misurate anche di più alte. Citerò un solo esempio: quello della protuberanza osservata e misurata dal Padre Fényi a Kalocsa (Ungheria) il 19 settembre 1893; anch’essa aveva la forma di una fiamma verticale e raggiunse l’altezza di 8′ 18″, cioè 360.500 chilometri!
Prof. A. RICCÒ.