Category Archives: Elettricità e Magnetismo

La sensibilità nervosa delle piante (1914)

di J. C. Bose.
Da La Scienza per Tutti, Anno XXI – N. 8 – 15 aprile 1914

“Posseggono le piante un sistema nervoso? Prima di rispondere a una simile domanda, è bene formarci un’idea esatta sulla funzione dei nervi, consistente nel trasmettere le eccitazioni da un punto all’altro, per mezzo di certe fibre conduttrici. In questo modo, l’organismo entra in rapporto con l’ambiente che lo circonda: ad esempio, lo stimolo che dall’esterno colpisce la retina, produce un impulso nervoso che giunge al cervello lungo il nervo ottico, e genera nel cervello stesso un altro impulso di reazione alla sensazione luminosa. Invece di terminare al cervello, il nervo può condurre ad un muscolo contrattile; in tal caso l’impulso si tradurrà in un movimento.

“Fig. 1. – Eccitamento dei loombi di una rana e delle foglie della Mimosa: a sinistra, prima dello stimolo; a destra, dopo lo stimolo.”

In fisiologia si dimostrano generalmente le caratteristiche degli impulsi nervosi, servendosi d’un organo isolato, contenente dei nervi e dei muscoli; sopratutto si esperimenta sul nervo sciatico della rana, disseccato assieme ai muscoli lombari, che possono riacquistare una specie di vita artificiale e sensibile durante parecchie ore. Infatti, se un punto qualsiasi del nervo è stimolato con una scossa meccanica od elettrica, l’eccitazione si propaga subito sino al muscolo, e si vede quest’ultimo rispondere, contraendosi. Ora, questo fatto non sembra molto dissimile da quello che si verifica in certe piante sensitive, come la cosidetta Mimosa; anche qui uno stimolo applicato al fusto si trasmette agli organi mobili, generando un cambiamento nella loro posizione. Il punto della Mimosa in cui la sensazione si rivela, è dove il gambo delle foglie si riattacca al fusto: la nostra fig. 1 dimostra appunto, nelle sue due parti a (stato di riposo) e b (stato di eccitamento), come il medesimo stimolo applicato ai punti N e N”, produca nella rana una contrazione negli arti posteriori, e nella Mimosa l’abbassamento delle foglie.
Tuttavia, non è facile andare oltre questa analogia di effetti esterni, che non ci dice nulla sulle sue cause intrinseche. Il tessuto conduttore della pianta è troppo immedesimato al suo fusto, perchè sia possibile isolarlo: solo dalla felce si potè disseccare qualche tessuto fibroso che ha proprietà conduttive. Inoltre, uno dei più stimati fisiologisti odierni, Pfeffer, ha creduto stabilire che nelle piante non si riscontra nulla di simile al sistema nervoso, almeno, nelle forme comuni agli animali. La sensibilità della Mimosa sarebbe dovuta ad un’azione puramente idro-meccanica, e non ad una vera e propria trasmissione a distanza.

“Figg. 2 e 3. – Trasmissione idro-meccanica : propulsione d’uno stantuffo scorrente in un tubo di gomma contenente acqua, ottenendo premendo sul tubo.”

Anzi, questa ipotesi è già servita a spiegare molti fenomeni, proprii alle piante sensitive. Si suppone che il loro tessuto agisca come un tubo di gomma pieno d’acqua, in modo che una pressione esercitata sul tronco si propaga, pel movimento stesso del liquido, agli organi mobili. La trasmissione dell’impulso nervoso è invece profondamente diversa, consistendo nel passaggio da una molecola all’altra del movimento prodotto dalla sensazione. I nervi sono infatti considerati come composti di cellule collegate e capaci di una grande mobilità: lo stimolo iniziale non è altro che una condizione di squilibrio generata nella cellula che lo riceve, e che tende a riacquistare l’equilibrio, riversando in certo modo il disturbo su quella vicina. La maggiore e minore mobilità e la sensibilità che ne deriva, spiegano i fenomeni della vita nervosa animale, e a loro volta ne dipendono: nello stato di piena vitalità ed in circostanze favorevoli, la mobilità delle cellule raggiunge un massimo, che non può superarsi se non con stimoli eccessivi o per via di sensibilità morbose; nei casi di depressione, di rilassamento, o peggio, di paralisi, la mobilità diminuisce, e può ridursi a zero, producendo la morte. Così una temperatura moderata accelera il propagarsi ed aumenta l’intensità delle impressioni; il freddo e la fatica ottengono l’effetto contrario; e gli anestetici sospendono addirittura ogni sensibilità — quando non sono veleni che la distruggono per sempre assieme al tessuto conduttore.
Si comprende ora l’enorme differenza che intercede fra tutto ciò e il semplice movimento dell’acqua in un tubo; movimento che può variare secondo le posizioni e la forma del recipiente — (le quali sarebbero anch’esse immutabili nelle piante) —; ma che è quasi insensibile agli sbalzi della temperatura ed alle circostanze esterne in generale; che si mantiene qualunque sia il liquido contenuto; e sopratutto che non ha coscienza nè potere di frenarsi o comunque reagire su se stesso, od ubbidire ad impulsi volitivi. Si può dunque riassumere in teorema che quando i cambiamenti fisiologici influenzano la trasmissione degli stimoli, essa ha un carattere nervoso; in caso contrario, ha un carattere puramente meccanico.

“Fig. 4. – Disposizione per esperimentare la durata del periodo latente e la velocità di trasmissione, applicando la corrente in B od A, più o meno vicine al bulbo P, o variando la conduttività con l’agente esterno G.”

Non tutti però i sostenitori della sensibilità nervosa delle piante accettarono le conclusioni sopra citate del Pfeffer; anzi, il criterio di distinzione or ora esposto fu adottato per nuovi esperimenti. Si dimostrò da una parte che il cloroformio è impotente ad impedire la propagazione dello stimolo nella Mimosa, arguendosi che non si tratta di nervi od altri sistemi equiparabili; dall’altra parte si oppose che l’inazione del cloroformio era dovuta alla sua mancata penetrazione nell’interno, invece di agire inutilmente sulla superficie. Si provò allora con dodici altri differenti metodi, fra cui i due principali parvero rivelare un’analogia fra gli animali e le piante, dando nuovi aspetti al controverso problema. Le ricerche furono appuntate, come sempre, sulla Mimosa, allo scopo di verificare: 1.° se i cambiamenti fisiologici alterano la rapidità nella trasmissione dell’impulso; 2.° se l’impulso può essere arrestato o indebolito coi mezzi usati a tal fine per gli animali. È ovvio che, dimostrato questo, la sensibilità nervosa di certe piante non presenterebbe più alcun dubbio.

“Fig. 5. Periodo latente in due esperienze successive a 100 vibrazioni per secondo.”

Le esperienze si risolvettero così in un’accurata misurazione della rapidità con cui gli stimoli si trasmettono e rivelano una sensazione, variando le condizioni fisiologiche e fisiche del soggetto e dell’ambiente. Un pezzo di tessuto vegetale, come si vede nella fig. 4, è incastrato, nel suo punto centrale C, in una scatola in cui si può variare la temperatura o introdurre un anestetico, Per ottenere uno stimolo istantaneo, si usa una scossa elettrica, condotta dai due fili situati al punto B, vicino all’attacco del ramoscello sul fusto, oppure da due altri fili situati in A, più lontano. Un minimo di tempo sarà sempre necessario perchè lo stimolo metta in moto gli organi interni, qualunque sia la loro natura, e perchè si propaghi all’organo mobile; un altro margine di tempo è necessario perchè l’organo possa percepirlo e rispondere. Questo ultimo intervallo fu chiamato «periodo latente»; e siccome poi l’intervallo totale differisce secondo che la scossa è applicata in A o in B, cioè più lontano o più vicino all’organo mobile (il bulbo), si arriva a determinare la velocità con cui si trasmette nella pianta. Basterà dopo applicare l’agente esterno C — fisico o fisiologico — per verificare le eventuali variazioni.

“Fig. 6. Periodo latente a 200 vibrazioni al secondo.”

Senonchè queste variazioni devono essere così minime, data la torpidezza della vita vegetale, che difficilmente l’uomo potrebbe constatarle, se non per mezzo di strumenti delicatissimi capaci sia di misurare, che di lasciare un’impronta grafica dei risultati. Il mezzo più semplice e che prima si presenta, è quello di attaccare con un filo una foglia di Mimosa ad una leva V (fig. 8) che porta ad angolo retto un’asticciuola W, con la punta curvata e rivolta verso una lastra mobile affumicata di vetro G, sulla quale si posa ad intervalli regolati da un movimento d’orologeria.

“Fig. 7. Influenza del calore sulla velocità.”

Quando la punta raggiunge sulla lastra la posizione a, indicata da una freccia nella nostra figura, si stabilisce, mediante qualche disposizione accessoria, un contatto elettrico momentaneo fra le due aste metalliche R e R’; in modo che la corrente prodotta dalla pila E, e circolante nel rocchetto interno P, ne genera un’altra di maggior tensione in quello esterno S, che lancia una scossa nel punto A del gambo della foglia. Dopo un certo periodo, si vede questo cadere: ma durante l’intervallo, la punta traccia una linea punteggiata ab. Quando poi la caduta del gambo abbassa la leva V, la direzione della linea si sposta, ed assume quella di bc; ma intanto, si è fissato il tempo occupato dalla propagazione dello stimolo nel gambo dal punto A all’attacco B, più il periodo latente necessario perchè l’organo mobile percepisca lo stimolo e vi risponda. Sottratto quest’ultimo, (dopo averlo trovato come nella fig. 4, applicando la scossa direttamente in B), e conoscendo quante volte la bacchetta W si posa sulla lastra per ogni secondo, è facile trovare la velocità della trasmissione.

“Fig. 8. – Schema del registratore elettrico con quadro mobile pel tracciamento automatico del diagramma.”

Naturalmente, data la piccola forza sviluppata dalla Mimosa nei suoi movimenti sensitivi, è indispensabile, per non incorrere in errori enormi o non ottenere alcun risultato, costruire l’apparecchio in modo da presentare una minima resistenza alle segnalazioni. Ma siccome ciò è difficile, essendo abbastanza complicato, si ricorre ad un altro sistema, fondato sul principio della risonanza delle onde sonore. È noto infatti che se due strumenti a corda sono perfettamente intonati insieme, ogni nota tratta dall’uno si ripercuote e riproduce nell’altro, grazie alle cosidette «vibrazioni di simpatia».

“Fig. 9. – Velocità di trasmissione a 10 punti per secondo, in condizioni normali.”

Si potrebbe ora intonare l’asticciuola elastica V (fig. 14) destinata a scrivere sul piano mobile G su cui posa normalmente, con la corda G, in guisa da generare un identico numero di vibrazioni per secondo. Se la corda vibra, la punta non rimarrà in continuo contatto con la lastra di vetro, ma traccerà una linea interrotta. Per intonarla, basta stabilire conveniente la lunghezza della bacchetta V, dall’estremo fisso a quello libero: allora, se la linguetta produce cento vibrazioni al secondo, l’intervallo fra l’uno e l’altro punto scritto sul quadro, sarà d’un centesimo di secondo. In questo modo, non solo si evitano i disturbi dell’attrito che può essere considerevole, ma il registratore indica il tempo direttamente: sempre supponendo che il quadro G si muova dall’alto in basso, ad una velocità fissata, come del resto anche nell’apparecchio precedente.
Nei diagrammi così ottenuti, e riprodotti nelle figure 5, 6, 7, 9, 10, 11 e 12, il momento dell’impulso è segnato da una sbarra verticale. Si verifica che il periodo latente è brevissimo: corrisponde nel primo diagramma (fig. 5) a 10,9 spazi d’un centesimo di secondo l’uno: è quindi di secondi 0,109.
Le due linee rappresentano due esperienze consecutive, le quali diedero due risultati meravigliosi per la loro identità. Con un soggetto più sensitivo, e intonando il registratore a 200 vibrazioni invece di 100, si ebbe nel secondo diagramma (fig. 6) un periodo latente rappresentato da punti 14, 5 distanti fra loro secondi 0,005, cioè un totale di secondi 0,0725. Come si vede, dividendo in decimi lo spazio fra un punto e l’altro, vi è qui il mezzo, oltre tutto il resto, di misurare i millesimi di secondo!

“Fig. 10. – Influenza del freddo sulla velocità.”

La velocità di trasmissione è registrata nel diagramma di cui alla fig. 9 ove i punti successivi sono separati da soltanto un decimo di secondo, per ridurre proporzionalmente la lunghezza della linea dovuta al periodo latente: infatti la linea superiore, ottenuta applicando direttamente lo stimolo all’organo sensibile, diverge subito al secondo punto. Le due linee inferiori rappresentano una distanza di 30 millimetri lungo il gambo della foglia, percorsa in secondi 1,5; la velocità è dunque di 20 millimetri per secondo. Essa è minore di quella manifestata dagli animali superiori a sistema nervoso perfezionato; ma è maggiore di quella degli animali inferiori, che hanno organi rudimentali di senso e di trasmissione. La Mimosa sarebbe dunque una media; quanto alla durata del periodo latente, essa può discendere in certi soggetti vegetali sensitivi ad appena sei volte quella di una rana in piena vitalità, valutata 0,01.

“Fig. 11.”

Gli esperimenti più interessanti furono però quelli che riguardavano la controversia fra la spiegazione nervosa e l’ipotesi meccanica della sensibilità. Ad esempio, la temperatura ha una indiscutibile influenza sui nervi, mentre non ne ha sul movimento dei liquidi — entro i limiti, naturalmente, del gelo e dell’ebollizione. Orbene, il diagramma di cui alla fig. 7 dà la prova decisiva di tale influenza sulla rapidità di trasmissione, anche per leggeri sbalzi quasi inavvertibili all’uomo: le tre linee corrispondono, dall’alto in basso, a 31, a 28 e 22 gradi, mantenendo eguale la distanza. La velocità è più che raddoppiata per un aumento di 9 gradi. La controprova si ottiene invertendo l’esperimento, e ritardando la velocità col freddo: nella fig. 10, la linea N. 1 fu tracciata in condizioni normali; quella N. 2, mediante un leggero raffreddamento; quella N. 3, applicando il ghiaccio sul gambo. La linea superiore (4) indica il periodo latente, soppressa la distanza mantenuta per le altre.

“Fig. 12. – Annientamento della sensibilità col cianuro di potassio.”

Anche l’elettricità si comporta come sui nervi in genere.
Se si fa passare una corrente continua in un tratto di nervo posto fra il punto ricevitore dello stimolo e il luogo ove la sensazione si manifesta, la sensibilità rimane interrotta completamente: togliendo la corrente, anche l’arresto scompare.
Nella Mimosa si riproduce esattamente il fenomeno nella fig. 11, i punti B B, indicano i momenti di interruzione prodotti dall’elettricità; gli altri tre, i momenti in cui l’interruzione elettrica fu soppressa.

“Fig. 13 – Schema del registratore a risonanza con accessorî.”

Infine, la sensibilità delle piante può essere annientata dai veleni, sempre come quella degli animali. Abbiamo già ricordato il difetto delle esperienze del Pfeffer: il cloroformio, applicato alla superficie esterna dei tessuti, svapora immediatamente, e non esercita nessuna azione all’interno. Usando un gambo sottile e quindi più sensibile, ed assogettandolo ad un potente veleno non volatile, in modo che la piccola parte assorbita fosse sufficiente per attaccare i tessuti interni, si ebbero risultati assolutamente decisivi. Con una soluzione di solfato di rame, la conduttività fu arrestata dopo venti minuti; con una di cianuro potassico, dopo 5 minuti. Ciò è visibile nell’ultimo diagramma (fig. 12): la linea N. 1 rappresenta la condizione normale, e quella N. 4 il periodo latente; la linea N. 2 indica che l’impulso non si è affatto trasmesso, ed il registratore continua a segnare sul quadro indefinitamente, senza spostare la direzione del tracciato; infine, la linea N. 3 rivela la persistenza dell’insensibilità anche con un impulso cinque volte maggiore.

“Fig. 14. – Parte superiore del registratore a risonanza.”

Sembra dunque provato che certe piante posseggono delle funzioni e delle capacità simili a quelle animali, oltre quelle generalmente ammesse, come la produzione di pigmenti e la respirazione mediante le foglie. Se ora a tali funzioni corrispondano organi suscettibili di essere paragonati, è difficile a dirsi: è facile, anzi, che il loro sistema nervoso, quando esiste, sia radicalmente diverso da quello di una rana; ed è certo che, in qualunque modo, le cellule di cui è composto hanno la caratteristica ben nota di tutti i vegetali.”

Bern Dibner e gli “Araldi della Scienza” – Parte 4 – Elettricità e Magnetismo

Quarta parte dedicata ai testi selezionati da Bern Dibner per il suo libro Heralds of Science, pubblicato nel 1955, scelti tra quelli a disposizione all’epoca alla Burndy Library di Norwalk, Connecticut.


(Per un’introduzione alla serie di articoli vi rimandiamo alla parte 1:
https://www.scienzaestoria.it/bern-dibner-e-gli-araldi-della-scienza-parte-1-astronomia/)


IL MOTO MAGNETICO

DE MAGNETE, SEU ROTA PERPETUI MOTUS
Peregrinus (Petrus Maricurtensis) (XIII secolo) [Pierre de Maricourt]
Augusta, 1558

La costruzione della bussola e il suo uso per la navigazione, il tentativo di moto perpetuo con l’uso di un magnete, storico e importantissimo lavoro di scienza sperimentale.
(Internet Archive/Smithsonian Libraries and Archives)


L’INCLINAZIONE MAGNETICA

THE NEW ATTRACTIVE CONTAINING A SHORT DISCOURSE OF THE MAGNES OR LOADSTONE: AND AMONGST OTHER HIS VIRTUES, OF A NEW DISCOVERED SECRET AND SUBTILL PROPERTIE, CONCERNING THE DECLINATION OF THE NEEDLE
Robert Norman (XVI secolo)
Londra, 1596

La scoperta e la prima descrizione dell’inclinazione magnetica frutto delle osservazioni di questo fabbricante di aghi per bussola.
(da vendita online di una copia dell’edizione del 1592)


MAGNETISMO ED ELETTRICITÀ

DE MAGNETE, MAGNETICISQUE CORPORIBUS, ET DE MAGNO MAGNETE TELLURE; PHYSIOLOGIA NOVA
William Gilbert (1544-1603)
Londra, 1600

Prendendo tutto quello che si sapeva fino ad allora sui magneti dagli autori conosciuti, Gilbert, trattando la forza attrattiva dei magneti, il loro orientamento verso i poli, variazione e declinazione, il loro uso per la navigazione, propose che la Terra stessa fosse un enorme magnete. Il secondo tomo è il primo testo interamente dedicato a studi su fenomeni elettrici mai pubblicato.
(Internet Archive/Smithsonian Libraries and Archives)


IL PRIMO GENERATORE ROTATIVO

EXPERIMENTA NOVA (UT VOCANTUR) MAGDEBURGICA DE VACUO SPATIO
Otto von Guericke (1602-1686)
Amsterdam, 1672

Moltissime le strade che si aprirono grazie a Guericke. Nell’ambito di uno studio della natura nello spazio cosmico, fu il primo in grado, con il suo rotore sferico, di produrre scariche elettriche. Da ricordare i suoi studi sul vuoto e sulla pressione atmosferica grazie alla creazione della pompa pneumatica.
(Internet Archive/Smithsonian Libraries and Archives)


ELETTRICITÀ NEL VUOTO

EXPERIMENTS AND NOTES ABOUT THE MECHANICAL ORIGINE OR PRODUCTION OF ELECTRICITY
Robert Boyle (1627-1691)
Londra, 1675

Primo testo sull’elettricità mai pubblicato, apparve insieme a uno sul magnetismo in un gruppo di 11 trattati scientifici. Troviamo la prova che l’attrazione è reciproca e che non viene inibita nel vuoto.
(Internet Archive/Smithsonian Libraries and Archives)


IL FULMINE È ELETTRICO

EXPERIMENTS AND OBSERVATIONS ON ELECTRICITY, MADE AT PHILADELPHIA IN AMERICA
Benjamin Franklin (1709-1790)
Londra, 1751

L’invenzione del parafulmine è solo uno dei risultati scaturiti da questi studi. La deduzione della natura della scarica elettrica avrà importanza cruciale nei secoli, ed è solo uno dei contributi eterni di questo uomo di scienza ma anche politico e letterato.
(Internet Archive/Smithsonian Libraries and Archives)


LA LEGGE DELL’ATTRAZIONE

MÉMOIRES SUR L’ÉLÉCTRICITÉ ET LE MAGNETISME
Charles Augustin de Coulomb (1736-1806)
Parigi, 1785-1789

In questo memorie, Coulomb, a cui dobbiamo le leggi dell’elettrostatica e della magnetostatica, descrisse la costruzione della sua bilancia di torsione per la misura della forza fra cariche elettrostatiche.
(Internet Archive/Smithsonian Libraries and Archives)


L’ELETTRICITÀ ANIMALE

DE VIRIBUS ELECTRICITATIS IN MOTU MUSCULARI
Luigi Galvani (1737-1798)
Bologna, 1791

Inizialmente apparso negli annali dell’Accademia delle Scienze di Bologna, il testo che riporta la scoperta della “elettricità animale”, e che nonostante le divergenze di opinioni condurrà gli esperimenti di Volta verso la sua invenzione epocale.
(Internet Archive/Smithsonian Libraries and Archives)


LA GENERAZIONE ELETTROCHIMICA

ON THE ELECTRICITY EXCITED BY THE MERE CONTACT OF CONDUCTING SUBSTANCES OF DIFFERENT KINDS
in Transactions of the Royal Sociaety
Alessandro Volta (1745-1827)
Londra, 1800

In questo documento, inviato a un suo amico come comunicazione per la Royal Society, in cui è descritta la produzione di corrente elettrica a flusso costante con la sua pila, troviamo l’inizio dell’era elettrica.
(Internet Archive/Smithsonian Libraries and Archives)


MAGNETISMO DALL’ELETTRICITÀ

EXPERIMENTA CIRCA EFFECTUM CONFLICTUS ELECTRICI IN ACUM MAGNETICAM
Journal für Chemie und Physik, Vol. 29
Hans Christian Oersted (1770-1851)
Norimberga, 1820

Notando che l’ago di una bussola si muoveva nelle vicinanze di una corrente elettrica, Oersted scoprì il campo magnetico da essa generato. Pubblicato inizialmente a Copenhagen in Latino fu subito riprodotto e tradotto.
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L’ELETTRO-DINAMICA

MÉMOIRES SUR L’ACTION MUTUELLE DE DEUX COURANTS ÉLÉCTRIQUES
André-Marie Ampère (1775-1836)
Parigi, 1820

Autore di studi fondamentali in diversi campi, con la scintilla della scoperta di Oersted che riprese immediatamente, compì esperimenti volti a valutare l’esatta corrispondenza tra magnetismo e correnti elettriche e dopo una settimana produsse il primo di una serie di documenti che porteranno alle leggi delle forze che agiscono tra conduttori.
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LA LEGGE DI OHM

DIE GALVANISCHE KETTE MATHEMATISCH BEARBEITET
Georg Simon Ohm (1789-1854)
Berlino, 1827

Per molto tempo ridicolizzati, i risultati di Ohm sono la base dei circuiti elettrici. Determinando la natura del flusso dell’elettricità in un conduttore come direttamente proporzionale alla forza elettromotrice e inversamente proporzionale alla resistenza del circuito ci regalò la sua famosa legge.
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L’INDUZIONE ELETTRO-MAGNETICA

EXPERIMENTAL RESEARCHES IN ELECTRICITY
Trans. Royal Society
Michael Faraday (1791-1867)
Londra, 1832-1852

Il risultato di 10 anni di tentativi di produrre elettricità dal magnetismo, enunciato inizialmente in una lettura alla Royal Society del 24 novembre 1831. In seguito fu scoperta la produzione di elettricità dall’induzione elettromagnetica. A questi studi dobbiamo il concetto di campo elettromagnetico e le leggi dell’elettrolisi.
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L’AUTO-INDUZIONE

ON THE INFLUENCE OF A SPIRAL CONDUCTOR IN INCREASING THE INTENSITY OF ELECTROCITY FROM A GALVANIC ARRANGEMENT OF A SINGLE PAIR
Joseph Henry (1797-1878)
Philadelphia, 1834

Molto meno riconosciuto forse perchè poco attivo nelle pubblicazioni, anche a Joseph Henry dobbiamo studi importantissimi in materia. Scoprì l’autoinduzione come una delle prime proprietà in un circuito elettromagnetico.
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IL MAGNETISMO TERRESTRE

RESULTATE AUS DEN BEOBACHTUNGEN DES MAGNETISCHEN VEREINS IM JAHRE 1836-7
Karl Friedrich Gauss (1777-1855) e Wilhelm Weber (1804-1891)
2 vol., Gottinga, 1836-1837

Gauss, uno dei più grandi matematici di ogni tempo, coadiuvato da Weber, istituì una società di importanza internazionale che per oltre un decennio pubblicò importanti studi decisivi per gli sviluppi successivi.
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IL TELEGRAFO ELETTRICO

TELEGRAPHS FOR THE UNITED STATES
Letter from the Secretary of the Treasury, H. R. Document No. 15
Samuel Finley Breese Morse (1791-1872)
U.S. Congress, Washington, 11 dicembre 1837

Basta il cognome per capire quanto sia importante l’opera di questo ritrattista che intrigato dalla possibilità di inviare a distanza informazioni con la recente scoperta dell’elettromagnetismo dedicò agli studi anni della sua vita, arrivando al messaggio inviato il 24 maggio 1844 da Washington a Baltimora con l’ausilio della sua invenzione.
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ELETTRO-MAGNETISMO E LUCE

A DYNAMICAL THEORY OF THE ELECTRO-MAGNETIC FIELD
Transactions of the Royal Society
James Clerk Maxwell (1831-1879)
Londra, 1865

Tra i maggiori scienziati di tutti i tempi, Maxwell, spinto dall’intenzione di tradurre in matematica le recenti scoperte sull’elettromagnetismo, sfruttò le sue eccezionali capacità di teorico per porre le basi della teoria cinetica dei gas e quella del campo elettromagnetico, oltre che per contribuire in modo sostanziale alla termodinamica e all’astrofisica, avanzando l’ipotesi della similitudine dei fenomeni elettromagnetici con la luce.
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IL TELEFONO

RESEARCHES IN TELEPHONY
Proceedings of the American Academy of Arts and Sciences
Vol. 12
Alexander Graham Bell (1847-1922)
Boston, 1876

William Osler, il padre della medicina moderna, disse: “Nella scienza il merito va all’uomo che convince il mondo, non all’uomo a cui è venuta l’idea per primo”. Dalla pubblicazione di Heralds of Science passeranno quasi cinquant’anni fino alla risoluzione n. 269 del Congresso americano dell’11 giugno 2002 che darà a Meucci i meriti dell’invenzione del telefono. Quindi più che normale che sia incluso questo testo di colui che, anche se in modo controverso, ha posto le basi dell’industria telefonica.
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MENLO PARK

ELECTRIC LAMP, U.S. Patent No. 223,898, issued Jan. 27, 1880
Thomas Alva Edison (1847-1931)

Le invenzioni uscite dal laboratorio di Edison di Menlo Park nel New Jersey sono tantissime. Incalcolabile l’eredità di queste opere dell’ingegno umano, tra le quali lampadina a incandescenza e fonografo.
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ONDE HERTZIANE

UEBER SEHR SCHNELLE ELECTRISCHE SCHWINGUNGEN
Annalen der Physik und Chemie
Volume 267, Issue 7
Heinrich Rudolf Hertz (1857-1894)
Lipsia, 1887

Comunicazioni radio, televisione, radar bastano come esempi di tecnologie che sfrutteranno le onde che per un po’ porteranno il suo nome. La dimostrazione che Maxwell aveva ragione nelle sue teorie e che le onde elettromagnetiche si propagano alla velocità della luce e possono essere riflesse, rifratte e polarizzate.
(da vendita online.)


TECNOLOGIA SENZA FILI

IMPROVEMENTS IN APPARATUS EMPLOYED IN WIRELESS TELEGRAPHY
Patent No. 29306, dated Dec. 10, 1897
Guglielmo Marconi (1874-1937)
Londra, 1899

Lavorando sugli studi di Hertz, Branly, Lodge e altri, Marconi arrivò al suo apparato che farà la storia delle comunicazioni e non solo.
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