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Storia dell’astronomia indiana

History of Indian astronomy: A Handbook
edited by K. Ramasubramanian, Aniket Sule and Mayank Vahia.
Mumbai: Science and Heritage Initiative and Tata Institute of Fundamental Research
c2016.

L’astronomia indiana non viene trattata spesso su pagine, gruppi o documentari dedicati alla storia dell’astronomia. Questo libro, di crica 650 pagine, interamente dedicato all’argomento è stato realizzato in occasione della IX Conferenza Internazionale sull’Astronomia Orientale (14-18 novembre 2016), tenutasi a Pune, India.

Traduco e cito la quarta di copertina:
“Questo volume è composto da una raccolta di 21 articoli a tema che assicurano uno sguardo sull’origine e lo sviluppo dell’astronomia in India dal periodo Vedico fino agli inizi del XX secolo. Questi articoli sono stati forniti da una galassia di riconosciuti studiosi.Origine e sviluppo dell’astronomia in India sono una storia affascinante di idee astronomiche sofisticate, dall’arte rupestre alle strutture megalitiche, dall’astronomia computazionale descritta nei Siddantha (i testi canonici o sacre scritture) a uno degli osservatori pre-telescopio più grandi del mondo. Molti di questi contributi furono dirompenti e spesso cruciali per lo sviluppo dell’astronomia in tutto il mondo. L’ampiezza assoluta dell’astronomia indiana con abbondanza di fonti materiali in aspetti multiformi – arte rupestre, favole tradizionali, megaliti, versi codificati nei Veda (gli antichi testi sacri, i più antichi dei quali risalgono a 4 mila anni fa), iscrizioni, architettura templare, strumenti per la navigazione, manoscritti e opere pubblicate, e così via – che attendono di essere esaminati nel dettaglio. Questo è ciò che abbiamo provato a trattare in questo volume, oltre ad esami all’avanguardia su diversi aspetti della teoria planetaria, del computo delle eclissi, delle tavole astronomiche, dello sviluppo dell’astronomia osservativa in India e di molti altri argomenti riguardanti la storia dell’astronomia indiana.Questo volume sarà immensamente utile a tutti coloro che si interessano di storia dell’astronomia in generale, e dell’astronomia indiana in particolare.”

I capitoli/titoli degli articoli sono i seguenti, racchiudono all’interno moltissimi altri argomenti e sono supportati da una corposa bibliografia, diverse figure, immagini e calcoli, e un glossario in appendice:

  • Le radici dell’astronomia indiana
  • Arte rupestre e astronomia in India
  • Astronomia megalitica in India
  • Astronomia delle tribù dell’India centrale
  • Astronomia nei testi vedici
  • Astronomia e il periodo vedico
  • Il calendario indiano dal periodo post-vedico al XIX secolo
  • L’astronomia matematica e osservativa nell’India tradizionale
  • Il modello planetario tradizionale indiano e la sua revisione da parte di Nilakantha Somayaji (astronomo e matematico, 1444-1544)
  • L’astronomia di Bhaskaracarya (letteralmente: Bhaskara, il maestro/insegnante, matematico e astronomo, 1114-1185)
  • I processi delle eclissi lunari e solari nell’astronomia indiana
  • Transiti e occultazioni nell’astronomia indiana
  • Una panoramica sul metodo dei vakya (il termine si riferisce a un insieme di periodi o frasi che vengono principalmente usate per veicolare valori numerici associati con diversi parametri astronomici in una qualche forma codificata) per il computo delle longitudini del sole e della luna
  • Le tavole numeriche relative al computo delle eclissi nel Parvadvayasadhana (un trattato di astronomia) di Mallari (astronomo del XVI secolo della scuola di astronomia di Golagrama)
  • Strumenti astronomici indiani: Un catalogo descrittivo di esemplari esistenti
  • Aspetti astronomici correlati ai templi
  • Gli osservatori Jantar Mantar dell’India (un’insieme di 19 strumenti astronomici fatti costruire dal re Sawai Jai Singh II, fondatore di Jaipur, nel Rajasthan. La struttura, ora patrimonio dell’UNESCO, fu completata nel 1734)
  • Tradizione delle scienze astronomiche nell’India medievale
  • Accoglienza della moderna astronomia occidentale nei secoli XVIII e XIX
  • Lo sviluppo dell’astronomia moderna in India, 1651-1960

Pianeti come musica

In questo diagramma, quasi una sorta di proto-piano cartesiano, tratto da un breve manoscritto realizzato in Inghilterra alla fine del dodicesimo secolo come libro di testo scientifico per monaci, pensato come compendio di conoscenza cosmologica (tratta da antichi scrittori cristiani come Bede il Venerabile, 673-735, Isidoro di Siviglia, morto nel 636 e il successivo Abbo di Fleury 945-1004 circa, i quali attinsero da fonti classiche come per esempio Plinio il Vecchio, per fondare le proprie conoscenze e adattarle ai canoni della cristianità), si possono leggere lungo la verticale sulla sinistra i nomi di Sole, Luna e dei cinque pianeti all’epoca conosciuti, mentre sulla parte superiore i nomi dei vari segni zodiacali.
Leggendo il grafico da sinistra a destra è possibile seguire il percorso di ogni corpo celeste attraverso lo zodiaco, e si può avere il senso dell’indipendenza di ogni singola orbita e del tempo che ogni pianeta impiega per effettuare un giro completo. Nel bordo inferiore da destra a sinistra troviamo dapprima la lista dei vari corpi con le loro distanze tra loro indicate come valori musicali (un tono, una semitono, o tre semitoni) e una spiegazione del rapporto numerico come proporzioni della distanza Terra-Luna (“Dalla Terra alla Luna ci sono 125 mila stadi, il doppio dalla Luna al Sole e tre volte dal Sole ai segni”).
qui disponibile il manoscritto completo:
https://www.wdl.org/en/item/13015/view/1/1/
qui disponibile il commentario al manoscritto:
https://thedigitalwalters.org/…/html/W73/description.html
Nota: uno “stadio” equivale a 600 piedi greci, una distanza equivalente circa tra i 158 e i 185 metri.